Sion Sono doppiafaccia: leggere un film

Intro

Doppiafaccia davvero. L’interessantissimo autore giapponese Sion Sono, infatti, in due tra i suoi film più recenti, Love Exposure e Cold Fish, pur utilizzando lo stesso stile registico (asettico, silenzioso, ripetitivo, lento ma colorato, emozionante) e affrontando gli stessi temi (la vita, l’amore, il rapporto con i genitori, la morte, il sesso, la religione – soprattutto quella cristiana), ha realizzato due opere di altissima qualità ma estremamente discordanti in toni, tesi e effetto generale.

Esposti all’amore
Nel surrealismo autoironico del lunghissimo Love Exposure, uscito nel 2008, Sion Sono racconta la storia bizzarra e divertentissima di Yu, un diciassettenne il cui padre è un prete cristiano e la cui madre è morta quand’era giovanissimo. Dopo che l’amante del padre lo ha lasciato, questi è diventato incredibilmente cupo nelle prediche e nella vita e ha cominciato a richiedere al figlio intensa attenzione verso la religione e verso i propri peccati, che deve confessare ogni giorno. Per non sentirsi in colpa vista l’impossibilità di ricordarsi ogni singolo peccato quotidianamente, Yu se ne procura di memorabili: con i suoi amici comincia a darsi al saccheggio, quindi alla fotografia delle mutandine delle sue coetanee tramite assurdi movimenti che ricordano le arti marziali. È proprio tramite quest’ultima attività che viene notato da Koike, direttrice dell’associazione pseudo-massonica della Chiesa Zero, che decide di sfruttare l’innamoramento di Yu verso la figlia adottiva dell’ex-amante del padre (a sua volta innamorata – inconsapevolmente – di Yu in un suo assurdo travestimento femminile da criminale, miss Scorpio) per portare la sua famiglia nella Chiesa Zero e poi, assieme ad essa, un buon numero di cristiani. I risvolti, da demenziali com’erano all’inizio, diventano drammatici e melodrammatici, compresi momenti di commozione e inattese complicazioni nella commedia.
Già basterebbe la trama a far gridare al puro genio, ma è nel suo alternare dramma e commedia che il genio dimostra la sua perfettiblità al rialzo: ancor meglio. Tanto che v’è chi lo definisce il miglior film uscito dal 2000 in poi (per ora), e non sbaglia troppo: tramite un registro di doppi eccessi – verso il ridicolo nella maggior parte delle scene d’azione o di violenza, verso lo strappalacrime nelle scene più sentimentali – Sion Sono riesce, in contemporanea, a citare il cinema nipponico di lunga data e ad aggiornarlo avvicinandolo alla (sua) realtà. Utilizzando sempre gli stessi bellissimi sottofondi musicali (il Bolero di Ravel, la Settima di Beethoven e tre brani pop giapponesi), Sion Sono crea un lunghissimo quadro, agli estremi del riso e del pianto, che meglio di qualsiasi film descrive la più pura delle emozioni: l’amore. E per farlo ricorre ad un’apologia della perversione, ad una storia complicata di eccessi di ogni sorta, ad una critica asperrima verso ogni sorta di religione e ad una metafora che ricorda Platone e la caverna.

Pesci freddi

In Cold Fish, l’esatto opposto. Nobuyuki è un padre di famiglia che ama la seconda moglie (molto giovane), che ha una figlia problematica da un primo matrimonio finito con la morte della prima moglie e che tiene un negozio di pesci. Quando la figlia, Mitsuko, viene beccata a saccheggiare un grande negozio, Nobuyuki insieme alla sua famiglia incontra il signor Murata, proprietario di un enorme negozio di pesci. Murata trova simpatico Nobuyuki e famiglia, e decide di assumere Mitsuko come commessa e di cominciare a fare affari col padre. Ma il povero Nobuyuki non può immaginare che per “affari” Murata e sua moglie intendano la complicità in una serie di omicidi brutali verso i loro rivali d’affari.
Qui Sion Sono estremizza un concetto ben noto alla drammaturgia: l’amicizia tra il “mostro” e l’uomo normale, e la conseguente trasformazione dell’uomo normale in mostro (tanto per citare un paio di esempi:  Mystic River di Eastwood e Fight Club di Fincher). Nella declinazione di Sion Sono del tema, il mostro/doppio è un Satana sorridente e reale, finto filosofo in una realtà plastificata, che sbuccia la mente dell’uomo normale per portare allo scoperto il nocciolo della sua visione della realtà:  Nobuyuki  odia il mondo. L’uomo normale non lo ammette a sé stesso, ma odia la moglie adultera; odia la figlia scapestrata; odia sé stesso, vuole che tutti attorno a lui decadano come foglie autunnali. Vuole essere il pesce più grande che mangia i pesci più piccoli. Vuole essere il figlio di suo padre che accetta gli insegnamenti più violenti. E suo padre è l’amico pericoloso, suo padre è Murata, suo padre smette di esistere quando il figlio ubbidiente e il figlio scapestrato diventano la stessa persona: la tragedia succede ed il Cosmo rimane tale e quale. Cinismo a palate per un film sull’odio che fa piazza pulito di ogni traccia di ottimismo ed eccesso della beltà al centro della scena in Love Exposure.
Insomma, Sion Sono è regista tra i più interessanti del panorama moderno, se non il miglior regista ad aver cominciato la propria carriera negli ultimi vent’anni insieme a pochi altri eletti (qualche nome: Tarantino, PT Anderson e Miike Takashi). Riuscire a modellare uno stile fatto di elementi discordanti facendoli ballare in modo perfetto, preciso, conciso: reale nell’irrealismo, irreale nel realismo; e farlo bene, benissimo, non è cosa da poco. E a concludere il quadretto, entrambi i capolavori sono basati su storie vere.

7isLS

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