Serbo rancore: A serbian film

Popone a pedali

Qual è il “un film serbo” del titolo? È il film stesso che lo spettatore guarda, diretto da Srdjan Spasojevic, o è parte della trama? Milos, una specie di Rocco Siffredi serbo e che ha smesso da tempo di fare il suo vecchio mestiere, si è sistemato con la moglie e il figlioletto seienne, ma la famiglia attraversa una piccola crisi economica. Milos allora decide di seguire il consiglio di un suo amico e torna a recitare in un porno, diretto da un regista malsano di nome Vumkir. Il gioco del porno di cui Milos sarà protagonista consiste nel fatto che questi non deve sapere quello che deve fare, deve solo copulare fino allo sfinimento appena gli viene detto; sarà protagonista assoluto e avrà un sacco di soldi. Non sa però che quello che dovrà fare consisterà in stupri, omicidi, pedofilia e incesto; il tutto indotto dalla droga. Date le risapute caratteristiche del film, perché vederlo?
È un brutto film senza un’idea concreta di cinema creata solo per soddisfare la depravazione da voyeur di qualcuno, e la dimensione politica di sottofondo è solo un pretesto per soddisfare la mente di spettatori divisi in tre categorie: chi lo vede perché ha sentito che è violento e apprezza le cose violente, magari facendosi trascinare da esse; chi lo vede senza motivo e ne rimane disgustato; chi lo vede senza motivo oppure per semplice curiosità, reduce di decine di pellicole violente, e rimane solamente perplesso. Chi scrive fa parte di quest’ultima categoria, e di una ‘sottocategoria’, ovvero quella di qualcuno che da almeno un annetto rovista nell’underground alla ricerca di un erede moderno, brutale e indie di “Arancia Meccanica” (ed è così: da tempo cerco tra i film poco conosciuti un po’ di critica sociale violenta, ma non sempre – quasi mai – i risultati sono decenti, concreti). Con un proposito fermissimo, o almeno una presentissima speranza: mantenere ferma la barra dell’obiettività, riconoscendo pregi e difetti anche nelle porcherie. Per esempio: se pure “A Serbian Film” è un’opera da cui bisogna in effetti aspettarsi ‘il peggio’, uno che qualche libro l’ha letto e qualche film splatter l’ha visto, e quindi lo vede aspettandosi appunto ‘il peggio’, quell’uno non ne rimane così disgustato.

Violenza

Le scene più brutali dicono molto e mostrano molto, ma non abbastanza. La violenza è più viscerale e implicita. Una qualsiasi scena violenta in un film destinato al grande circuito può avere maggiore impatto, dipende da come è mostrata (esempio: la scena dello stupro in “Velluto Blu”; la scena della liberazione in “127 ore”; la scena dell’unghia in “Il Cigno Nero”). Considerato l’horror più crudo, brutale e ripugnante degli ultimi anni, dovrebbe utilizzare la pornografia violenta come metafora del governo serbo. Pur avendo idee buone (stupro ‘fisico’ del bambino come metafora dello stupro ‘mentale’ delle nuove generazioni), il film affoga nell’estetismo della violenza fine a sè stesso. Pur essendo tecnicamente buono (regia, fotografia e attori in particolare) e avendo sequenze d’azione e di violenza al livello delle produzioni hollywoodiane (sangue e nudi integrali a palate), non soddisfa nessuno degli intenti che un film dovrebbe saziare.Un pregio divertente si può trovare nel fatto, innanzitutto, che gli attori protagonisti sono i più noti del panorama di quella nazione. Il protagonista, anzi, è più o meno il corrispondente serbo di Riccardo Scamarcio, che è sicuramente difficile da immaginare mentre stupra e decapita chi gli capita sotto tiro.
Un altro pregio è il trailer, trovabile anche su Youtube, che ha come colonna sonora un brano di elettronica sporco e cattivo che, con quelle immagini, sta benissimo, a differenza dei dialoghi e del contesto storico-politico (ammetto che in alcuni punti del film ho levato l’audio e ho messo quel brano in sottofondo, e c’è da credermi: il film aumentava di qualità). Il film è una discesa negli inferi, un respiro soffocato che ha i suoi apici nelle quattro scene più violente: e se non segue alcuna descrizione, un po’ è per non levare una sorpesa, un po’ perché la descrizione potrebbe essere più disturbante delle stesse immagini, un po’ per non risultare ridicolo nello scrivere sempre le stesse, sgradevoli parole. È un film che non deve essere visto. Lo dice chi l’ha visto. E quindi…La scelta più vergognosa di Spasojevic è quella di scadere nello sfruttamento del meccanismo il più delle volte. Per criticare la schifosa violenza, bisogna mostrarla, simulandola? Lo Stanley Kubrick del già citato “Arancia Meccanica” e lo Oliver Stone di “Natural Born Killers” annuirebbero senza indugio, e idem Spasojevic, ma una cosa è mostrare violenza simulata, una cosa è come mostrarla.

Disturbante?

“A Serbian Film” è uno dei film più disturbanti? (?) Paragoniamolo agli altri film che si possono mettere in cima a questa lista. “Salò o le 120 giornate di Sodoma” di Pasolini è visceralmente più potente e crudo, anche se sul punto di vista sia dell’impatto che della dimensione sessuale (non l’avete visto? vedere per credere!) ha meno forza, ed è, ovviamente, qualitativamente superiore. Il mediometraggio “Aftermath” di Nacho Cerdà è incredibilmente crudo, forse anche più di “A Serbian Film”, però riproduce ‘solo’ un atto sessualmente e violentemente malato la cui creazione nella mente del regista non sforza troppo la fantasia (anche se il modo in cui la storia è concettualizzata è originale).
Le ambizioni d’autore vanno a segno ma purtroppo la sensazione che hanno avuto i più è stata soprattutto condizionata dal vomito. Infine il francese ed estremo “Martyrs” è un horror valido che può sconvolgere, ed il non-film “August Underground” è probabilmente l’idea più malsana filmabile ma è difficile dare una recensione in quanto è difficile da considerare un film (idem vale per la serie di “Guinea Pig”), e come tale sconsiglio di informarsi a riguardo.

Miraggio e mattone

Per concludere: “A Serbian Film” si può riassumere come la maniera che ha Spasojevic per cercare di vincere la gara al regista con il cervello più malato. Ha spiazzato Eli Roth (“Hostel”) e i vari registi di “Saw”, per fare un esempio banale, ma forse non i registi underground veramente pesanti come Fred Vogel e Buttgereit. Però per far finta di avere ambizioni alte ha messo in ballo i miraggi del passato ex-jugoslavo. Effetti truci, violenza gratuita, stupri di neonati, organi sessuali, sangue, sperma, droga, prostituzione, porno. E’ un film valido almeno in un senso: vuole dare due cose, una che non si può non vedere ed una che va capita e che è messa in ombra dall’altra, e la prima di queste due cose è quella che si nota di più e che è meglio riuscita.
Inevitabile per i fan dello splatter-underground, da sciacquonare per tutti gli altri, pesantissimo, sgradevole. Un vero mattone, ma, sebbene sia uscito nel 2010, è già, purtroppo, di culto.

7isLS

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