Romanzo di una strage è un pessimo film

“Lo statistico è colui che viaggia con una bomba nella valigia. Perché due bombe nello stesso aereo è statisticamente impossibile”. L’aforisma precedente è noto in varie versioni e lingue ma, evidentemente, non vale per le banche italiane, e nemmeno per Marco Tullio Giordana e Paolo Cucchiarelli. Perchè “Romanzo di una strage” il film sulla strage di Piazza Fontana uscito lo scorso 30 marzo diretto da Giordana e ispirato al libro di Cucchiarelli, sostiene che, il 12 dicembre di 43 anni fa, nella sede milanese della Banca Nazionale dell’Agricoltura furono collocati ben due ordigni, da due attentatori diversi.

Balzanità

Che la tesi sia alquanto balzana lo dovrebbe suggerire il puro buon senso, ma nel caso, andatevi a leggere il testo pubblicato da Adriano Sofri che, con dovizia di particolari smonta la tesi che chiude e, fondamentalemente, distrugge il film di Marco Tullio Giordana. Fino a dieci minuti dalla fine, nonostante alcune questioni che potremmo definire minori, il film regge anche abbastanza bene, almeno nei confronti di chi quegli anni e quelle vicende le ha vissute o studiate.
Un giovane privo di una conoscenza precisa, invece, fa una fatica terribile a individuare personaggi e momenti fondamentali del film. Anche da questo punto di vista il film è una delusione. Ma il punto fondamentale è un altro, al di là della questione relativa alla sensibilità dei parenti delle vittime, da quelle della strage di Piazza Fontana a quelli di Pinelli e Calabresi, perchè chiudere il film in questo modo?

In dieci minuti

Gran parte di “Romanzo di una strage” contiene fatti reali e verificabili, ma negli ultimi dieci minuti tutto cambia. Salta fuori l’ipotesi delle due bombe all’interno della banca di Piazza Fontana, salta fuori la visita di Calabresi ad un deposito d’armi di Gladio, e soprattutto il suo presunto incontro con Federico Umberto d’Amato che starebbe tentando di arruolare il Commissario nell’Ufficio Affari Riservati del Viminale. E proprio in questo incontro  che viene “finalmente” esplicitata la teoria della doppia bomba e subito dopo Calabresi viene ucciso. Quasi a far pensare che il commissario venga ammazzato per quanto scoperto proprio su quel doppio attentato.
Delle indagini che stava compiendo Calabresi poco prima di essere ucciso non si sa molto, ma si sa che stava indagando sulla morte di Feltrinelli, sui Gap e sulle Brigate Rosse. Alcune fonti sostengono che stesse indagando su un traffico d’armi che, proveniente dai Paesi dell’Est sarebbe finito ai gruppi di estrema sinistra infiltrati e manipolati dai servizi, una teoria che si basa però su deboli indizi. Nessun atto giudiziario racconta di un’inchiesta su una doppia bomba a Piazza Fontana. Quindi, perchè chiudere il film in questo modo? Per non scontentare nessuno e quindi scontentare tutti? E perchè costruire un “romanzo” su una strage su cui esistono milioni di pagine di atti giudiziari? E’ la deriva del successo di Gomorra, il romanzo di Roberto Saviano?

Tarallucci

Detto questo, sarebbe meglio evitare i tarallucci e vino, almeno su questioni come Piazza Fontana e il “caso Pinelli”. Non si tiri fuori che il film va difeso perchè l’importante è che si dibatta ancora di questi argomenti, come ha fatto ieri Benedetta Tobagi su Repubblica. Molto modestamente, vorrei ricordare alla conduttrice di Caterpillar che il modo migliore per non avere paura della verità (la frase è di Licia Pinelli) è quello di andarsela a cercare. Perchè chi ama la verità si indigna quando qualcuno ne racconta una non verificabile e ai limiti della malafede. Sempre, anche quando non si è direttamente coinvolti.

ON LI
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