Referendum, Sardegna: il nucleare non circola

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I Circoli dell’ambiente e della cultura rurale, per chi non ne avesse mai sentito parlare, fondati in Sardegna, sono -come il nome non farebbe supporre- a favore del nucleare e della gestione privata dell’acqua.
Citiamo dal punto 1 del loro statuto: “È costituita l’associazione “I Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale – ONLUS”, movimento popolare culturale ed ambientalista ispirato ai principi liberali dello sviluppo sostenibile, della tutela dei diritti delle generazioni future e della cultura rurale”; e dall’attacco del Manifesto dei Circoli dell’ambiente: “Sviluppo e Tutela dell’Ambiente possono, devono coesistere. Eppure in Italia il percorso storico dell’Ambientalismo è caratterizzato dal negazionismo aprioristico, dalla manipolazione della paura, dal catastrofismo apocalittico, dalla lotta contro ogni forma di progresso, lo stesso progresso di cui godiamo ogni giorno, che ha allungato l’aspettativa di vita, che ci permette di viaggiare in auto od in aereo, che ci consente di comunicare con chiunque e da qualunque località del Mondo, che ci fa ac” argh ecc.
In Sardegna, i cittadini sono stati chiamati a rispondere a un referendum consultivo, affiancato alle elezioni amministrative. Il quesito era semplice: “Sei contrario all’installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti?”. Risultato? Con quasi tutte le forze politiche sarde, governo di centro-destra che amministra la regione compreso, contrarie alla costruzione di centrali nucleari sull’isola, il quorum necessario alla validità del referendum consultivo (un terzo degli elettori, secondo la legge regionale) era stato raggiunto già domenica sera.
E’ utile leggere in proposito quanto ha avuto da dire il presidente dei Circoli dell’ambiente, Alfonso Fimiani: “Il  risultato dell’affluenza alle urne al referendum consultivo sul nucleare che si è tenuto in Sardegna dimostra che il 12 e 13 giugno mai e poi mai verrebbe raggiunto il quorum e prevarrebbe l’astensione consapevole: meno del 40% dei votanti si è espresso sul nucleare e ciò nonostante la concomitanza con le amministrative. Certo, il quorum del 33% è stato raggiunto, ma quel referendum e quel quorum di fatto non hanno alcuna valenza: meno della metà dei sardi si è espressa oggi e meno di un terzo si esprimerebbe a giugno”. E rincara: “La maggioranza prenda atto di tutto ciò e ritiri quegli emendamenti che rallentano il ritorno dell’atomo in Italia, affinché gli Italiani si possano esprimere dando, con il loro non-voto, il colpo di grazia all’ambientalismo estremista e fondamentalista che oramai non rappresenta più nessuno”.
Notizia Ansa delle tre del pomeriggio di oggi:”Per il referendum consultivo regionale sul nucleare in Sardegna, che ha raggiunto gia’ ieri sera il quorum di un terzo degli elettori per la sua validita’, ha votato, alle ore 11 di oggi, il 49,61% degli aventi diritto”. E’ la realtà, bellezza, nonostante il negazionismo aposterioristico di Fimiani (è contrario a quello aprioristico, come da statuto).
Due considerazioni: perché chiamare Circoli dell’ambiente dei Circoli contrari all’ambiente? (a ciò che è comunemente inteso come ambiente, cioè)? Sarebbe come chiamare Partito delle libertà un partito contrario alla libertà (a ciò che è comunemente inteso come libertà, cioè). Ambiente come cribbio pare a loro e libertà di fare il cribbio che gli pare.  Ah, ecco.
Seconda considerazione: contro il nucleare in Sardegna si è espresso anche Cappellacci, cioè il Pdl ufficiale, quello al governo in Sardegna. In altre parole, c’è un governo di centro-destra centrale che vorrebbe le centrali, ma i cittadini, quelli governati regionalmente dagli stessi partiti di governo e quelli espressione dei partiti di governo, elettori ed eletti, nell’unica regione che per ora si è espressa in materia non le vogliono, e probabilmente andrebbe così anche nelle altre (basta rileggersi la cronaca di quei giorni per vederlo; e notare ad esempio la sparizione, all’epoca, dei siti previsti per le centrali dai programmi di governo: anche la maggioranza sa come stanno le cose).
Governo: nucleare sì (ma dopo, vista Fukushima ecc. ecc.); regioni: sì, ma non a casa nostra. Sarà meglio riattivare i programmi per un altro romano impero? Così potremo (potranno) dire sì al nucleare a casa nostra, lontano da casa nostra.
Dai dai dai dai, ché romperemo i reni a… (mettere nome di Stato da invadere), a furia di prenderlo nel baugigi.

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