¡Que viva i lettori!

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Avevo ottime intenzioni e volevo scrivere un post spensierato. Poi, però, le necessità quotidiane e i flagelli editoriali italiani mi hanno distratto. Dispersione sarà il mio epitaffio. E dire che sarebbe stato un bel post zen. La realtà, però, è questa. Oggi ho letto dei dati sui lettori in Italia. Il cielo esterrefatto era sgomento. Non è una novità, poco ma sicuro. E mentre leggevo i dati Nielsen mi sono distratto. Ancora. E ancora. E ancora. Pensavo a quello che dovevo scrivere su questa puntata di «Coselli». Un post sulle biblioteche più strane del mondo, suggeritomi dalla visione di un blog interessante, di una ragazza che si fa semplicemente chiamare Una lettrice e che ringraziamo ufficialmente. Da quel suo blog si passa alla sua pagina FB e lì ci sono innumerevoli strane biblioteche. E così guardavo questi luoghi stupefacenti: in Argentina un asino è diventato una biblioteca ambulante.

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Una cabina telefonica in Inghilterra.

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Una piccola biblioteca gratuita che spunta dal terreno con una mela aggrappata a un paletto, dove la gente apre il cuore di vetro della mela e prende i libri in prestito e poi, incredibilmente non se li frega (accade in Minnesota).

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Uno dei più belli, il bibliometro: nella metropolitana di Santiago del Cile queste capsule di desiderata solitudine dove è possibile prendere libri in prestito e restituirli in un bibliometro di una stazione successiva.

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Bellissimo anche il tronco d’albero che spunta dalla sabbia di una spiaggia di Miami.

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Guardo tutti questi spettacolari modi con i quali l’ingegno umano si adopera per farti leggere e penso agli autobus, alla metropolitana, alla capacità che hanno certi ingorghi nei giorni di pioggia, mentre magari sei strizzato nel traffico su un autobus che non riesce a schiodarsi dall’imbuto di lamiere e insomma sì, la capacità che hanno queste giornate di farti sentire disperso, cioè, voglio dire: riesci a sentire ogni particella di te che evapora. E penso a quanto, più di tutto, piazzare dei libri gratuitamente agli incroci di strade, di venti, nei grandi luoghi del transito umano e molecolare, sia un atto di carità, di civiltà e di libertà. La crisi dell’editoria c’entra eccome: è in crisi il mercato del libro, i grandissimi editori si stanno mangiando quel poco di torta residua, ancora non sappiamo come e quanto i libri digitali uccideranno la carta, ma altrove, in posizione dislocata e decentrata, laddove la vita s’ingorga e defluisce con la stessa agilità, le persone mettono in circolazione i libri, perché un libro non ha soltanto la sua scatola di carta a renderlo tale, ma un nucleo palpitante che passa di mano in mano, con la stessa rapidità con la quale si combinano gli atomi, ed è volatile e incredibilmente resistente. Dappertutto, nel mondo, ci sono spazi residuali, dove è ancora possibile leggere e farlo con piacere e senza stereotipi, perfino lontano dalle grinfie di quella finta democrazia che è la Rete; uno spazio che non è stato raggiunto da agenti inquinanti e che appartiene ancora ai lettori ed è ovunque ed è fisico e non ce l’hanno ancora tolto. E infine: non ce lo toglieranno mai.

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Due curiosità. Uno: fra le biblioteche segnalate c’è anche una nostra vecchia frequentazione, il Bibliomotocarro. Due: uno di questi luoghi di resistenza è in provincia di Lucca (dove si trova anche il paese che ha dato il titolo a questa rubrica, per ragioni troppo /fate voi/ da spiegare), a Vico Pancellorum.

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Filippo Polenchi
Visita il sito dell’autore e quello di Barta edizioni

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