Quattro pertiche verso l’area moderata

renziteporeostilità

Secondo il teorema di José Méndez, la differenza fra l’identità politica che una persona crede di avere e quella che ha in realtà è pari ad uno spostamento di quattro pertiche verso l’area moderata. Prende il suo nome perché egli si rese improvvisamente conto di non appartenere alla classe operaia mentre giuocava a bridge con Gaspar de Guzmán y Pimentel Ribera y Velasco de Tovar, conte di Olivares e duca di Sanlúcar.
Con questa serena consapevolezza, recentemente mi ritrovo apaticamente scisso (ovvero comprendo le ragioni di tutti, e sostanzialmente non me ne faccio una cippa) fra la fazione renzianotiepida e quella renzianoostile (in epoca hipster l’entusiasmo non è di moda, non conosco nessun renzianosupporter).
I primi sostengono l’inevitabile hai-presente-le-alternative, addizionato di status renziano di persona (a loro dire) fuori da logiche di prima e seconda repubblica e da categorizzazioni classiche destra/sinistra padroni/operai eccetera.
Poniamo che la prima cosa sia vera: non so se sia un pregio, il politicante immanicato professionista da prima repubblica è una figura per me distante come il chitarrista metal fine anni ‘80. Sai che probabilmente fa abuso di droga, di brostitute, di lacca e di trentaduesimi, ma resta sostanzialmente una figura lontana.
L’ex scout decisionista convinto di sapere quello che è meglio per l’umanità, d’altro canto, è una persona che in qualche modo hai avuto di modo di conoscere e di voler prendere a testate.
Sulle vecchie categorizzazioni, vabbe’, ci possiamo scrivere dei libri, diciamo che i casi sono due: o Egli supera un modo di pensare non più adeguato, che è un ricorrente leit motif, o semplicemente supera la categoria «sinistra» nel senso che ci sta fuori e quelli che dicono che non ha senso parlare di classismo sono casualmente tutti appartenenti ad una roba che qualcuno chiamerebbe media borghesia benestante. Fate voi.
Il pensiero dell’altra categoria, quella renzianoostile, parte da premesse meno filosofiche e più realiste, e lo farei esprimere da qualcun altro:

Firenze, va detto, non è soltanto una vetrina per il renzismo (…); è anche una città-laboratorio dove, da tempo, si sperimentano tecniche di controllo, repressione e normalizzazione. La città delle telecamere capillari, della riduzione del centro storico a un deserto sociale e abitativo (l’ultimo baluardo, l’Oltrarno, è oramai sotto attacco), delle manovre di asservimento alle speculazioni capitalistiche, dell’esproprio dei beni pubblici (trasporti, acqua), delle squadrette «antidegrado» della Municipale. Si tratta di tecniche e caratteristiche che, con Supergiovane Renzi al potere nazionale (e inserito nel contesto europeo e internazionale) troveranno e già trovano applicazione perfetta (si veda il Jobs Act). In tale contesto, ogni realtà di reale opposizione, di attività e di proposta alternativa deve essere spazzata via, dalla più piccola alla più grande. Il Fondo Comunista è una realtà piccola che si è sempre mossa a livello di quartiere; ma non per questo fa meno paura, e il sequestro dei suoi documenti sta lì a dimostrarlo. Si vuole evidentemente vedere che cosa «bolle in pentola», e si mandano urgentemente le forze dell’ordine a impossessarsene (oltre che a sgomberare e sigillare).
In questo caso, chiamare alla solidarietà ha e deve avere un valore che va ben oltre il semplice atto. Il Fondo Comunista è una realtà come ce ne sono tante altre in ogni città, in ogni quartiere; e tutte queste realtà, sarà bene realizzarlo definitivamente, sono sotto attacco perché non devono più esistere. Devono essere neutralizzate. Non c’è nessun posto per loro nell’assetto sociale che si va configurando e, di conseguenza, tutte le loro azioni, rivolte agli strati più deboli e disagiati della popolazione, ai lavoratori, ai precari, ai senzacasa e a tutte quelle fasce di persone che il capitalismo ha necessità di eliminare in questa sua fase di esplosione e di declino inarrestabile. La brutale questione è questa: non si tratta tanto di un singolo sgombero (quotidiano: si veda, ad esempio, quello di una realtà come il Taksim di Bologna, avvenuto pochi giorni or sono), quanto di un processo di eliminazione e di distruzione. La solidarietà alla quale chiama il Fondo Comunista di Firenze è solidarietà di classe. E’ solidarietà non soltanto resistenziale, ma di azione incessante e giornaliera. E’ la solidarietà di chi intende non essere schiavo per sempre, ma artefice del proprio presente e del proprio domani.

(via Ἐκβλόγγηθι Σεαυτόν Asocial Network)

(che volendo risolve alla radice il problema del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, diciamo che quello attuale è mezzo sgomberato).

Autolesionistra
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