Quant’è mesta Vinegia / Que c’est triste Venise

mestavinegia

(Traduzione curata da Mastro Giulio di Que c’est triste Venise di Charles Aznavour – cliccare sul titolo per il testo originale, o d’insu la picciol lingua ch’aralda: Parole foreste)

Se il core soffre, anche una delle urbi italiane più rifulgenti di bellezza e storia può risultare incredibilmente mesta, al punto che proprio i suoi vanti diventano, per converso, motivo di sofferenza, soprattutto se nel ricordo legati invece a momenti felici. Perfino la bella città di Venezia.

Parole

QUANT’È MESTA VINEGIA

Oh, quanto mesta è Vinegia[1]
se defunti son l’amori…
che melanconia Vinegia
se d’amor orma’ se’ fuori!

A la cerca vai de’ motti
ma il tempo li mena[2] via;
ploreresti[3] i dì e le notti
ma anche il pianto fuggì via.

Mesta è pur se lo nocchiere[4]
mostra sol silenzi vòti:
il cor serran barche nere[5]
culla d’amorosi moti.

Musei, chiese overti[6]  invano,
beltà vòte[7] a occhi delusi.
E in lagun mestizia accusi
se invan cerchi amica mano.

Di Selèn al chiar agogni,
ridendo, d’oblia’ il taciuto[8]:
addio allor, corteo pennuto,
Ponte de’ Sospir[9] e sogni.

_____

[1] La Serenissima, appunto. [2] Porta. [3] Piangeresti. “I dì e le notti” compl. di tempo, non oggetto. [4] In questo caso è colui che guida le “barche nere” nominate due versi sotto, ossia quelle piccole imbarcazioni (denominate “gondole”) che portano i visitatori della città in giro per i suoi caratteristici canali. [5] Le gondole, appunto. [6] Aperti. [7] Vuote. Vuol dire che le delusioni del cuore si estendono fino agli occhi, impedendo loro perfino di apprezzare le illustri e note bellezze della città. [8] “Dimenticare le cose non dette”. [9] Noto monumento della città – ma anche i volatili che ne affollano le piazze, il “corteo pennuto” di poc’anzi, sono altrettanto caratteristici.

 

Musica

Parole foreste

QUE C’EST TRISTE VENISE

Que c’est triste Venise
Au temps des amours mortes,
Que c’est triste Venise
Quand on ne s’aime plus.

On cherche encore des mots
Mais l’ennui les emporte,
On voudrait bien pleurer
Mais on ne le peut plus,

Que c’est triste Venise
Lorsque les barcarolles
Ne viennent souligner que des silences creux

Et que le coeur se serre
En voyant les gondoles,
Abriter le bonheur de couples amoureux.

Que c’est triste Venise
Au temps des amours mortes,
Que c’est triste Venise
Quand on ne s’aime plus

Les musées, les églises,
Ouvrent en vain leur portes,
Inutiles beautées devant nos yeux déçus,

Que c’est triste Venise
Le soir sur la Lagune
Quand on cherche une main
Que l’on ne vous tend pas.

Et que l’ironise
Devant le clair de lune
Pour tenter d’oublier
Ce qu’on ne se dit pas.

Adieu, tous les pigeons
Qui nous ont fait escorte,
Adieu pont des soupirs,
Adieu rêves perdus.

C’est trop triste Venise
Au temps des amours mortes,
C’est trop triste Venise
Quand on ne s’aime plus.

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Informazioni su Mastro Giulio

Nacqui, conobbi la letteratura, conobbi il rock'n'roll, li fusi.
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