Protervo / Boombastic

poze artificii 3

(Traduzione curata da Mastro Giulio di Boombastic di Shaggy – cliccare sul titolo per il testo originale)

E dopo la tenerezza femminea della settimana scorsa, cambiamo completamente registro con questo carme nel quale si ostenta una virilità prorompente ed enfatica, ai limiti dell’autosbrodolamento; dietro la quale però si cela un animo galante e generoso.

PROTERVO.

I’ sono messer drudo[1], sappi, et ella
Messer Protervo e Fanfaron m’appella;
ma pur eccelso e d’animo gentile,
dimanda “il gluteo sfiora, o uom virile”.

Serica[2] liscia, elargite qual doni
dolci conforti da coltre adornata;
lirico drud’io, netto di abiezioni,
carnal sembiante ho di forma curata.

Ditemi, non vedete ch’i son solo
tartuca che lenta dal guscio sorte?
Del mio sembiante vincolate ‘l volo
con le belle malìe, et usmo[3] forte

vostro olezzo soave levantino
di spezia; sol voi fate rintoccare
la mia campana. E diniego so portare,
sì che drizzate a Satan mio cammino.

M’ascolti il ciel che sa quant’io vorrìa
menarvi meco su un’isola in cui
zefir gentile soffia; e se vossìa
non vol[4], fia guida io a li passi tui

insin a loco in cui l’alma riposa.
Come discorro voi mi titillate
lo pede e ‘l naso, cosa sollazzosa
ma troppo; onde v’en priego, ora cessate.

Pel mio cacio voi siete ‘l dolce pane,
e se ‘i son lo riso voi ‘l condire;
donate l’amor vostro a le mie gane[5]
qual dover fosse darlo al mio disire.

Rammente l’esaltazion d’al..ma dite:
volete indulger ora a effusion dolci?
Or cheggio che ‘l villum sul cor mi molci[6],
protervo son, sul sommo del pulpìte[7].

Lo sommo disiabile, né maggio
né men che ciò, e dimandovi cartiglio
sul qual verghiate vostro domiciglio;
confesserete, se di me ate saggio,

ch’i’ son Messer Protervo, il segnor Boria,
cheggi ch’io tuo’ soavi glutei sfiori;
ma anche Messer Cortese, che le norme
d’amor cognosce e sfiorati le forme.

La vostra ammirazione me titilla
fin dapprincipio e vossìa bene save
in qual guisa delibar la favilla;
son laconico e ‘l favellar soave

usarvi non vo’, motti d’aer sconnetto,
quale sagitta o dardo adirò meta[8];
invitovi ad abluirvi[9] meco, lieta
fia di schium gaia l’acqua in cui v’aspetto.

L’auricol vostre qual solo romore
lo palpito audiranno del mio core;
un bacio ora donate e un dir grazioso
d’alcova al vostro protervo moroso.

Fanfarone i’ son, ch’ognor sé loda
con bucca grande, non v’è chi non m’oda;
ma voi dimandate ch’or io vi sfiore,
ch’appresi per voi intelletto d’amore.

******

[1] Amante. [2] Di seta. [3] Annuso. [4] Si intende “guidare”. [5] Voglie, desideri. [6] Carezzate. [7] Pulpito, piedistallo. [8] Andrò all’obiettivo. [9] Fare un bagno.

Informazioni su Mastro Giulio

Nacqui, conobbi la letteratura, conobbi il rock'nroll, li fusi.
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