Perchè adoriamo gli ignoranti?

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Barbara Spinelli, con la consueta lucidità, ha analizzato su Repubblica dello scorso mercoledì (27/4/2011) i malesseri delle democrazie odierne e in principal modo il populismo. Secondo l’editorialista il populismo sarebbe innanzitutto figlio della “chiusura delle frontiere mentali prima ancora che geografiche” e “della volontà di non sapere, non vedere la grande trasformazione in cui stiamo entrando.(…) Dell’affastellarsi di ignoranze: ignoranza della Costituzione, ignoranza dei benefici che nascono dall’unirsi in sindacato, ignoranza della scienza del mondo moderno, ignoranza della propria ignoranza”. In effetti, appare assurdo che in un mondo sempre più complesso abbiano successo i partiti che propongono soluzioni sempre più “facili”. Soluzioni tanto semplici quanto inattuabili. Ma chi sono gli elettori dei vari movimenti populisti europei. Chi vota Lega o Silvio Berlusconi? Chi sono coloro che pensano che i problemi di una società moderna possano essere risolti dall’uomo della provvidenza o ricacciando gli immigrati nei loro paesi d’origine? Sono i precari che non sono tutelati da un sindacato o i piccoli imprenditori? Sono coloro che hanno paura di perdere i diritti acquisiti o quelli che vivono senza tutele? L’ignoranza spinge verso il populismo o sono più importanti le condizioni sociali ed economiche? Anche in questo caso le risposte sono complesse.
Ma, restando nell’ambito scelto da Barbara Spinelli, l’ignoranza spiega tutto o non spiega abbastanza? Perchè questi populismi si vanno diffondendo in un momento di grave crisi economica, e l’elettore affascinato dalle promesse populiste appare non solo volontariamente ignorante, ma soprattutto profondamente frustrato e infelice. “Un’infelicità che viene mobilitata per fini politici”, come quella che descriveva Herbert Marcuse più di 40 anni fa ne “L’uomo a una dimensione”: “Esiste una diffusa infelicità; e la coscienza felice è piuttosto precaria, crosta sottile che copre paura, frustrazione e disgusto. Tale infelicità si presta facilmente ad essere mobilitata per fini politici; senza spazio per uno sviluppo consapevole, essa può divenire una riserva d’energia istintuale disponibile per la rinascita di un modo di vivere e di morire di tipo fascista”.
Una infelicità che, sempre secondo Marcuse, nasce dai “controlli sociali che esigono che si sviluppi il bisogno ossessivo di produrre e consumare lo spreco; il bisogno di lavorare sino all’istupidimento, quando ciò non è più una necessità reale; il bisogno di modi di rilassarsi che alleviano e prolungano tale istupidimento; il bisogno di mantenere liberta ingannevoli come la libera concorrenza a prezzi amministrati, una stampa libera che si censura da sola, la scelta libera tra marche e aggeggi vari”.
Quindi, se è vero, come ha scritto Barbara Spinelli, che “per paura elettorale i governanti celano la verità, e ora pagano il prezzo”, non è anche vero che i giornali, anche quelli per cui scrive Barbara Spinelli, contribuiscono a questa forma di istupidimento? Il primo responsabile dei vari populismi non è soprattutto la mancanza di critica, anche radicale ai “reali” principi cardine delle società democratiche odierne? Perchè continuare a tacere a lettori ed elettori tutto quello che non si vogliono sentire dire? Perchè riempire pagine e pagine su quei programmi televisivi che diffondono a piene mani quell’istupidimento. Perchè non provare a raccontare la vita di tutti i giorni delle persone normali in tutta la sua miseria? Una vita da “schiavi sublimati”, da strumenti di un sistema in cui le decisioni più importanti vengono prese in stanze in cui non abbiamo accesso. Un sistema che fa sì che le persone si riconoscano solo nelle merci che comprano e che, quindi, quando non hanno più soldi per quelle merci, si ritrovano infelici e piene di rancore. Un rancore che, non solo per ignoranza, scaricano sui più deboli.
Dove nasce quell’ignoranza di cui parla Barbara Spinelli? Sostenere che la libertà più ambita è quella di non usare il cervello è una provocazione o una triste realtà?
Prima di rispondere verificare come viene utilizzato il cosiddetto “tempo libero” dai nostri concittadini.

(Nell’immagine, la copertina di una raccolta del Dilbert di Scott Adams, dal titolo Da quando l’ignoranza è diventata un punto di vista?)

ON LI
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