Patricia MacDonald / Il buio nell’acqua

Come è capitato per Finistère, anche questo testo appare qui con qualche imbarazzo, sempre dal momento che 1/3 dell’editore del libro (Barta; gli altri 2/3 sono persone eccezionali, sue socie adorate) è il fondatore del presente sito, e via dicendo. E non si dica che facciamo pubblicità mascherata: leggete l’ottima recensione di Nicoletta Scalari, e cliccate qui per poterlo acquistare e lodare a ragion veduta.

Se gli ornamenti di una festa di battesimo, con i fiocchi mezzi sciolti e cascanti e i palloncini quasi completamente sgonfi e immobili contro la loro natura saltellante, mettono di per sé malinconia e fanno stringere il cuore, venire a sapere che in una casa così addobbata, poche ore dopo la festa, sono stati uccisi il piccolo festeggiato Drew e il suo giovane padre Guy, fa di sicuro gelare il sangue. Se poi a telefonare la  macabra notizia alla sua amica Morgan è Claire, la madre e moglie delle vittime, confessando confusamente di essere l’autrice di entrambi i delitti, l’orrore dilaga senza limiti.
Da qui prende l’avvio la vicenda raccontata nel Buio nell’acqua da Patricia MacDonald, edito da Barta 2014. Mentre il titolo inglese From cradle to grave (Dalla culla alla tomba) è più esplicitamente narrativo, quello italiano (cambiato in accordo con la volontà dell’autrice, come informa correttamente l’editore), ricorda certi libri di Patricia Highsmith, della quale MacDonald condivide, insieme alla passione per le storie noir disturbanti e a tinte forti, il nome pseudonimo e la segnalazione agli Edgar Allan Poe Awards, uno dei maggiori premi assegnati alla miglior opera narrativa nell’ambito dei generi giallo, thriller e horror.
La telefonata è la disperata richiesta di aiuto che Claire rivolge a Morgan, la sola persona che rappresenti per lei il sostegno di una famiglia che non esiste più.
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L’amicizia salverà il mondo

Il sentimento amicale è il perno su cui si regge la vicenda, e si articola sia per la coppia femminile Claire-Morgan, che per quella maschile costituita da Guy, il giovane padre morto, e dal suo amico di sempre Fitz. E’ un sentimento vissuto con grande serietà, lealtà e soprattutto senso di responsabilità da parte di Morgan la quale, davanti all’enormità dell’accaduto, rifiuta d’istinto di aderire all’autoaccusa di Claire e imbastisce un congegno difensivo a favore dell’amica che prenderà consistenza a mano a mano che lacerti di verità cominceranno ad emergere.L’amicizia salverà il mondo, sembra essere il motto che regge il racconto. Le due giovani donne Morgan e Claire hanno in comune un’infanzia affettivamente disagiata e sono legate da un patto di mutuo soccorso. Morgan appare la più solida. Impegnata in una carriera universitaria, è alle prese con un dottorato di ricerca per il quale studia la figura di una «femminista» inglese dell’800, da cui sembra prendere a prestito il piglio autonomo e una certa ingenuità «ottocentesca» (per esempio, nei suoi rapporti «amorosi» con un gentile poeta inglese).
Dopo un attentato in cui morirono entrambi i genitori, Morgan è cresciuta presso certi zii che non la amavano e che le hanno fatto pesare la sua condizione di orfana: l’influenza del mondo letterario anglosassone sembra affiorare qua e là in riminiscenze della Fanny di Mansfield Park e di altre solerti, efficienti, inesauste eroine di Jane Austen, delle quali Morgan possiede lo zelo di operare.
(continua)

Giallo e nero

Del giallo/noir classico, Il buio nell’acqua ha tutti gli ingredienti: l’esordio stordente con due delitti orribili per il tipo delle vittime e per il modo con cui sono morte, una serie di piste false e successivi smascheramenti, un personaggio che, senza veste ufficiale, si fa carico di condurre le indagini.
Scardinando progressivamente scenari a primo acchito inequivocabili e confessioni apparentemente inoppugnabili, Morgan intraprende una inchiesta personale e si appresta a dipanare la matassa di indizi, testimonianze, contraffazioni, reticenze, dichiarazioni estorte in maniera surrettizia che creano un reticolo insidioso per chi si appresta a smontarli, assumendo per sé il ruolo di spericolata e scaltrita detective.
Divertente e originale in questo romanzo in cui sono i personaggi femminili a guidare il gioco – le due vittime sono entrambi maschi, vorrà dire qualcosa? – è la figura di una avvocata matrimonialista: poiché per la sua specializzazione professionale, i suoi clienti sono spesso donne con bambini piccoli al seguito, l’avvocata ha allestito nella sala d’attesa dello studio una sorta di Kinderheim, con la segretaria che fa da nurse e un grosso cane da intrattenitore. Non solo: essendo incinta all’ultimo mese – non è dato sapere se un marito esista o no – in maniera disinvolta riceve le clienti immersa nella vasca da bagno della propria abitazione, o sprofondata nel letto, circondata da due figli piccoli e giocattoli, mentre una premurosa compagna le somministra tisane. E nonostante la sua posizione sia dichiaratamente in favore delle donne -in tutto il libro spira un’aria favorevole a vedere le cose dalla parte delle donne- anche lei cade vittima di pregiudizi, dando per assodati e acquisiti alcuni elementi dell’indagine che si riveleranno tutt’altro che pacifici. Quindi il suggerimento da cogliere sembra essere che la prova migliore di fedeltà non sta nella identità di genere, la cosiddetta solidarietà femminile, ma nell’amicizia, e che ciò vale sia per le donne che per gli uomini.
(continua)

Rivoltare massi

In un linguaggio fluido e agile, il racconto farà emergere dal passato, insieme alla verità, incubi di cui i più ignoravano l’esistenza. Scoperchiare segreti è come rivoltare massi, portare alla luce zone rimaste sempre in ombra, nascoste, perché inconfessabili. E che fanno precipitare il romanzo in una cupa tragedia che ha modelli nei classici greci e latini, ripresi nel teatro barocco e riscritti in tempi moderni. E’ una storia che pesca nella letteratura alta e nei miti fondativi della nostra civiltà occidentale e che trova nel genere femminile sia le espressioni più alte di abnegazione e amicizia, sia le figure dell’abiezione e della vergogna. Un amore che gode dell’universale riprovazione perché giudicato colpevole e indegno, viene taciuto omertosamente dalla piccola e angusta comunità di West Briar, dove si svolge la vicenda, dando vita a un racconto dell’orrore. False accuse e assassinii spacciati per incidenti sono il prezzo pagato dai due personaggi pur di proseguire il folle rapporto che li lega. Agiti dal destino, sono pronti a sacrificare e giustificare tutto pur di difendere la loro furente passione.
L’autrice riserva un’attenzione particolare alla descrizione degli ambienti alto-borghesi. Per esempio, quello in cui vive il magnate informatico Sandy. La facciata della sua casa è imponente, l’interno «immacolato, scialbo e anonimo»: in una parola, deludente. E’ il contrario di lui, che e’ un solitario, di modi spicci, avvezzo a trattare le persone come propri dipendenti,  ma generoso di sé. L’edificio, gigantesco, è il risultato di ampliamenti e ristrutturazioni di «una vecchia residenza signorile», effettuati all’insegna della funzionalità piuttosto che dell’eleganza: i ricchi borghesi americani, che scontano nella recente opulenza la mancanza di un antico lignaggio, tentano di conformarsi al modello aristocratico europeo nella ricerca di una certa vetustà nelle architetture delle loro magioni. All’interno, numerosi divani in finto camoscio non sono segno di insufficienza economica, ma mancanza di buon gusto. Di dimensioni imponenti, il caminetto del soggiorno è spento in modo conclamato: nel sistema contenutistico-espressivo di Edith Wharton, i caminetti spenti di residenze neanche troppo lontane da queste, sono metafore di aridità di sentimenti, di indifferenza. I vialetti d’accesso a tali dimore sono tutti uguali: un po’ per spirito di emulazione, che funziona come ennesima conferma ai proprietari di appartenere allo stesso club esclusivo, e un po’ per non essere immediatamente riconosciuti dagli estranei.
(continua)

A casa?

L’amicizia, intesa come la naturale disposizione a sfidare il nemico, a combattere contro tutti, a farsi paladino-protettore in difesa di un ideale che l’amica rappresenta, è il sentimento che anima Morgan. Nel Buio nell’acqua, l’amicizia svolge un ruolo molto importante e riguarda personaggi sia maschili che  femminili, senza sfumature omoerotiche. In letteratura, fin dall’antichità, la coppia è stata considerata la forma ideale di amicizia. Le diadi femminili risultano meno celebrate di quelle maschili, nonostante la condivisione fra donne venga data per scontata. Come l’amore, col quale spartisce la radice, l’amicizia lega gli individui attraverso sentimenti di cordialità e benevolenza,  lealtà e fiducia.
Morgan si farà letteralmente in quattro per sostenere e salvare l’amica, mossa solo dalla sua sensibilità, da un sincero affetto sororale e da un’autentica passione per il raggiungimento della verità. Aiutata dalle competenze di uno psicologo studioso di minori rimasti vittime di abusi, forte di una dose non trascurabile di temerarietà, assicurerà alla giustizia la persona davvero colpevole.
Arrestato il colpevole, salvate le possibili vittime di un ultimo disegno delittuoso, pianti i morti, smascherata la polizia che estorce e distorce, riconosciute come mostri persone che si presentavano ottimi soggetti, dalla East Coast degli Stati Uniti ci viene un messaggio (confortante?): Patricia MacDonald ci fa sentire a casa.

Nicoletta Scalari

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