Parla con te

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Tempo fa, le persone che parlavano da sole ad alta voce venivano segnati a dito dai passanti: strani. Oggi, grazie alla diffusione dei cellulari e del loro accessorio auricolare, non destano più stupore né scherno, e barattano l’inganno di un dialogo con la pace dalla beffa. Strani sì, ma mica scemi. E voi, parlate mai da soli? No? Malissimo!
Uno studio pubblicato su Acta psychologica ribalta il modo di considerar gli strani di prima e coloro che non fan per tre nel dialogare: secondo un gruppo di scienziati dell’Università di Toronto, diretto da Alexa Tullett, discorrere  tra sé e sé non sarebbe sintomo di stranezza o di tontezza e, al contrario, chi parla da solo dimostrerebbe di avere maggior controllo sulle proprie emozioni, e riuscirebbe a essere meno impulsivo e ad assolvere meglio ai compiti che gli vengono assegnati. Una serie di prove ha dimostrato che le persone cui viene impedito di specchiarsi dialogando, ha affermato uno dei partecipanti allo studio, sono meno dotate di autocontrollo e prendono decisioni senza troppo riflettere, più vetri che specchi. La direttrice del gruppo ha concluso dicendosi soddisfatta di quanto si è riusciti ad apprendere sull’utilità della propria voce interiore esteriorizzata. Chissà se la cosa vale anche per una salve di bestemmie quando ci si pesta il ditone per attaccare un chiodo. O per i dialoghi tra sé e sé durante cene all’orchite, all’inseguimento di una conversazione interessante. O per l’Etna quando si chiamava Mongibello (una lezione di civiltà dall’etimologia: la parola viene dall’unione del latino mons e dell’arabo jebel, ed entrambi significano  “monte”). O per il tassista DeNiro girato da Scorsese. Boh! Stai dicendo a me? Che dio t’assista.

 

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