ON LI: primarie, eutanasia e non rottamazione

Intro

Dal sito ON LI (lo trovate anche nella barra laterale, sotto Altrove), un articolo del gestore, un giornalista che in un paese decente avrebbe uno spazio fisso in un quotidiano nazionale, in prima pagina: perché anche quando non si è d’accordo con lui (e capita, oh se capita. In questo caso d’accordissimo, oh se d’accordissimo), le sue riflessioni sono sempre stimolanti. Nell’articolo, si pone una domanda che non si è tanto vista in giro, e cioè: e dopo le primarie? Se vince Bersani… e se vince Renzi… Finisce per sembrare come quella vecchia barzelletta: se doveste votare per Renzi o Bersani, domenica cosa vedreste al cinema?  A voi!
L’immagine non l’ha scelta lui, ed è un Rosso incidente d’auto di Andy Warhol.

L’articolo

Chiamatela eutanasia non rottamazione
(da ON LI)

C’è chi si scandalizza per il termine rottamazione, perchè troppo “irriverente”. Il termine non piace molto nemmeno a me, non per questioni di “rispetto”, ma perchè si rifa alle automobili, che in Italia sono da troppo tempo più importanti degli esseri umani. Credo che il termine più giusto sia eutanasia, perchè si tratta di decretare la morte politica di una intera classe dirigente che si è definita di sinistra ma che non ha mai vissuto. Pavida, incoerente, unita da un antiberlusconismo di facciata e preoccupata solo della gestione del potere e degli interessi personali. Le auto che si rottamano hanno comunque svolto il proprio dovere e questo proprio non si può dire per la sinistra italiana degli ultimi vent’anni rappresentata principalmente da Massimo D’Alema e Fausto Bertinotti. Molti elettori di sinistra, quindi, andranno a votare alle primarie principalmente per decretare la morte politica di una classe politica già moribonda, una motivazione sacrosanta ma che avrà effetti importanti e non del tutto controllabili.
Nel caso vincesse Bersani nulla cambierà: qualche nome nuovo dell’oratorio del Pd verrà collocato in ruoli di responsabilità, D’Alema tornerà a fare il ministro e si faranno un paio di riforme per rallentare la caduta nel precipizio, o al massimo per tornare a galleggiare, ma se vinci Renzi le derive rischiano di essere incontrollabili, come dimostra il fuori onda di ieri a Radio 105.
Perchè Renzi rappresenta solo se stesso e i suo amici, mentre sarà il Pd a dover decidere chi candidare alle elezioni politiche. Niente e nessuno ci garantisce che Renzi non verrà imbrigliato dal partito, perchè quelle di domenica non sono primarie per l’elezione a segretario ma si limitano a scegliere il candidato premier. Il sindaco di Firenze, in caso di vittoria, dovrà, quindi, decidere se scatenare la guerra dentro al Pd per le candidature al Parlamento, e di conseguenza contaminarsi profondamente con il “vecchiume”, o se dedicarsi solo alla campagna elettorale per le politiche, lasciando il partito in mano a D’Alema. Quest’ultimo gli ha già promesso guerra aperta in caso di sconfitta, d’altra parte ha un curriculum devastante (vedi qui) e la vittoria di Bersani alle primarie e magari alle politiche è la sua ultima possibilità di provare a invertire la tendenza e provare a non passare alla storia come un inetto totale.
In soldoni, l’Italia che vuole cambiare non può limitarsi a sostenere qualcuno e sperare che ci pensi lui a cambiare le cose, deve mettersi in gioco e fare la propria parte. Indipendentemente da chi vincerà le primarie.
Certo, l’eutanasia incomincerebbe a risolvere un po’ di problemi…

ON LI

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *