Omsk, la storia

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1. Facciata di una fabbrica dedicata ai combattenti della Rivoluzione.

(La prima parte del reportage di Carla Muschio su Omsk la trovate qui).

Ecco una ministoria della città. All’inizio del Settecento la corona russa volle conquistare le terre siberiane. Venivano costruite fortezze attorno a cui creare degli insediamenti e una di queste, nel 1716, fu istituita a Omsk, alla confluenza del fiume Om’, da cui il nome, e dell’Irtyš. Di questa prima fortezza in legno non è rimasta traccia. Nel 1768 iniziò la costruzione della seconda fortezza, più solida. Anch’essa è quasi del tutto caduta, pur essendo costruita in mattoni, ma oggi viene ricostruita secondo il progetto originario. Non tutti gli archeologi approverebbero l’idea, ma in Russia è pratica comune elevare di nuovo un edificio storico caduto. A Omsk è stato fatto anche con alcune chiese.

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2. Casa in legno tradizionale e condominio.

Le fortezze siberiane erano anche luogo di deportazione per i prigionieri politici e uno di questi fu Dostoevskij, dal 1850 al 1854. Il suo Memorie da una casa di morti descrive la sua esperienza qui. La casa del comandante della fortezza, che ebbe il merito di trattare lo scrittore con rispetto, è oggi il Museo Dostoevskij.

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3. (sx) Una delle porte settecentesche della città. 4. (dx) Fontana in ghisa delle fabbriche siberiane.

Nel XIX secolo la città attorno alla fortezza conobbe un grande progresso. Vennero costruite scuole, chiese, ospedali. Al contempo Omsk continuava ad essere visitata dal colera e altre epidemie, che ne decimavano la popolazione. Per avere un’idea abbastanza fedele, seppure di fantasia, dell’atmosfera della città nell’Ottocento si può leggere Michele Strogoff di Giulio Verne. Michele era di Omsk.

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5. Monumento alla confluenza dei due fiumi.

Nel 1894 venne costruita la stazione ferroviaria. Omsk è un nodo importante di quella che è oggi la ferrovia Transiberiana, cosa che ha contribuito alla crescita della città.
I begli edifici del centro storico, alcuni progettati da architetti famosi, testimoniano della fioritura economica che Omsk conobbe dalla fine dell’Ottocento alla Rivoluzione del ’17. Oltre alle sedi di varie società, vennero costruiti teatri, file di negozi, università.

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6. Teatro dell’Opera.

Il 17 novembre 1917 la Rivoluzione Russa raggiunse Omsk e il potere passò ai soviet. Tra il 1918 e il ’19, come si è detto, Omsk venne ripresa dai Bianchi, ma poi si installò definitivamente il regime sovietico. Si aprirono nuove fabbriche, ma il boom industriale di Omsk avvenne durante la Seconda Guerra Mondiale, quando varie industrie belliche della Russia vennero evacuate qui. Il Museo della Gloria Bellica di Omsk descrive in modo toccante quegli anni terribili.
Finita la guerra, l’industria bellica rimase. Per questo, Omsk divenne una «città chiusa» e tale fu fino al 1984. «Città chiusa» significa che era vietata agli stranieri, a meno che non venissero invitati qui per qualche lavoro. Per i russi era una città come le altre. I locali trovano che qui non ci sia niente da vedere, ecco perché non è stato sviluppato il turismo, nemmeno quello interno.

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7. Il fiume visto dalla città, con un ponte nella nebbia.

Oggi la città non è ricca, c’è chi la lascia per cercare lavoro altrove. Tuttavia, c’è anche un relativo benessere, testimoniato dai negozi degli stilisti italiani, dai ristoranti eleganti, dal fatto che tutti parlano continuamente al cellulare, anche le vecchiette durante le preghiere in chiesa.

(continua il prossimo venerdì)

Carla Muschio
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