L’omicidio di Yara: un pozzo senza fondo

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Le morti di Sarah Scazzi e Yara Gambirasio hanno mostrato il lato peggiore del sistema mediatico italiano. La morbosità con cui, soprattutto le televisioni, hanno seguito i due casi dovrebbe fare orrore a chiunque possegga un minimo di dignità, invece, come capita sempre più spesso, troviamo piacevole “naufragare in questo mare” per altro ridotto ad un canale di scolo. I pomeriggi dei palinsesti televisivi sono pieni di personaggi che, pur non avendo notizie precise e certe sugli omicidi, buttano teorie a casaccio,  prontamente riprese dai siti internet e poi da giornali. Per un po’ si è sperato che prima o poi tutto questo stancasse. Speranza vana. Evidentemente la vita del telespettatore pomeridiano è talmente vuota che può essere riempita anche da chiacchiere inutili su grandi disgrazie e le redazioni dei giornali non devono stare tanto meglio. Manca solo la pubblicazione di apposito album di figurine. Si sperava almeno che le vicende giudiziarie non venissero intaccate, ma anche in questo caso, la speranza si è mostrata vana. Che sia stata la pressione dei media o il tentativo di tenerli alla larga, resta il fatto che tutto è, scusate il francesismo, “andato in vacca”. Tra “onorevoli inventa master” che utilizzano il caso di Yara per polemiche politiche, avvocati in cerca di notorietà e “ipotesi” sataniche che riempiono le pagine dei giornali senza nessun indizio reale a cui aggrapparsi. Il titolo di questa mattina di Repubblica.it merita, però, una menzione particolare perchè mostra la regressione a cui siamo arrivati. Eccolo qui: “Yara: caccia ai parenti dell’assassino”.
Non si sa chi sia l’assassino ma si cercano i parenti. Come a scuola, “se non viene fuori chi è stato punisco il compagno di banco”.
yara2E il problema non è solo del titolista. L’articolo di Repubblica (Milano), infatti, spiega che le tracce di dna trovate su corpo e oggetti di Yara non corrispondono a nessuno dei profili a disposizione degli inquirenti, per cui ora si starebbe verificando una similitudine, per valutare una parentela. Purtroppo, però, nessuno può essere certo che il possessore di quel Dna sia l’assassino, visto che il corpo è rimasto per mesi all’aperto e, quindi, dal punto di vista legale la prova sarebbe più che deboluccia. Eppure, a quanto pare, tutte le ricerche si concentrano sui dati scientifici. Perchè? Perchè i magistrati temono brutte figure e, per non finire nel tritatutto mediatico, non osano altre piste meno sicure? Oppure i magistrati stanno seguendo altre piste ma la stampa si inventa una notizia al giorno per rifocillare il pubblico decerebrato? O come è più probabile, un insieme delle due cose?

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