Omeopatia: una scienza con le balle (da Darsch)

Chi scrive è allergico ai crostacei e ai molluschi. Ora, secondo i principi dell’omeopatia (una dose minima del principio che fa male diluita in tantissima acqua “sucussa” e ingerita, magari impastigliata, fa sì che la cosa non faccia più male, secondo un principio “scientifico” che più che al vaccino fa pensare alla vaccata), sarebbe sufficiente farsi una bevutina di acqua di mare mosso per farsi passare tutto? Oh, lì di crostacei e molluschi ce ne sono. No? Non funziona con le allergie? Ah, la febbre sì? Allora bisognerebbe creare gruppi di sostegno: in caso di febbre, una ventina di persone si ritrova di fronte al mare mosso, un sorteggiato si tuffa e gli altri sgargarozzano un poco di curativo Mediterraneo (si fa a turno, eh. Niente ingiustizie).
Se queste vi paiono beate idiozie, provate a leggere l’articolo di Darsch che pubblichiamo per gentile concessione dal suo gustosissimo sito (una vera miniera, in cui si passa dalla recensione agli ultimi videogiochi ad articoli come quello riprodotto sotto, dall’ironia alla profondità all’ironia con profondità. Visitatelo, ne vale la pena). Per approfondire, potete leggere anche il suo Omeopatia: medicina o religione?
Prima di passare all’articolo, citiamo il commento di un lettore di Darsch (quello che ci ha segnalato l’articolo. Grazie, Pietro) il quale, parlando del dottore di suo figlio che gli ha consigliato medicine omeopatiche e che al suo rifiuto gli ha detto che comunque «male non fa», ha scritto: «Errato! Fa male al mio portafoglio, perché pago acqua fresca; fa male al mondo, perché alimenta la labilità del confine tra scienza e superstizione, e purtroppo il luogo di vendita dei santini omeopatici -la farmacia- aiuta a dargli un’aura di scientificità».
L’immagine non l’ha scelta Darsch (ma speriamo gli piaccia) così come i titoli dei paragrafi, che sono redazionali a parte quello che segue (titolo originale del suo articolo).

Darsch: Omeopatia e Avogadro

Tra le innumerevoli superstizioni e “credo” a cui l’uomo si aggrappa per far fronte alle difficoltà o semplicemente per spiegare fenomeni che (ancora) non conosce appieno, uno di quelli contro cui mi batto con più vigore è l’omeopatia. Non solo trovo infatti demenziale buttare i soldi per una cosa del genere, ma molto spesso questa pratica risulta altamente dannosa – e a volte, purtroppo, mortale – nei casi in cui la si utilizza in sostituzione alla medicina tradizionale.
I latini dicevano “repetita iuvant” e nei casi che coinvolgono atti di “fede” del genere è bene tornare spesso sull’argomento, a costo di sembrare ripetitivi.
Per smontare ogni teoria su cui si basa l’omeopatia basta un solo, semplice nome: Avogadro. Il signor Lorenzo Romano Amedeo Carlo Avogadro è stato infatti il chimico e fisico italiano che, con la famosa legge che porta il suo nome (legge di Avogadro), ha permesso di fissare il numero di particelle contenute in una mole: 6,022 x 10^23 (ossia circa 6 seguito da 23 zeri). La mole è un’unità che misura la quantità di sostanza e nel caso di un composto chimico (che è quello che ci interessa) corrisponde alla quantità di sostanza che ha una massa pari alla massa molecolare di ciascuna molecola.
Dunque, semplificando, se prendiamo la massa molecolare di un qualsiasi composto (chiamato anche “peso formula”) avremo la quantità in grammi che contiene l’esatto numero di molecole espresso dal numero di Avogadro.
Ad esempio, la caffeina (C8 H10 N4 O2) ha peso molecolare pari a 194,20, il che vuol dire che 194,20 grammi di questa sostanza contengono 6,022 x 10^23 molecole di C8 H10 N4 O2.

Assurdità non diluite

Fatta questa premessa, passiamo all’omeopatia.
Una delle 3 leggi su cui si basa è quella degli infinitesimali, e asserisce che più una sostanza è diluita più è efficace. Basterebbe un minimo di buon senso e una preparazione scientifica da terza media per farsi una bella risata e passare a cose più serie, ma vediamo qual è l’implicazione scientifica alla base di questa affermazione. Le diluizioni utilizzate in omeopatia sono centesimali, ossia per ogni diluizione si prende l’1% di preparato e lo si mescola al 99% di acqua, e sono indicate da un numero seguito dalla sigla “CH”. Una diluizione 1CH sarà quindi formata al 99% da acqua e all’1% dal principio attivo. Una 2CH consisterà nell’1% della soluzione ottenuta dalla precedente diluizione e nel 99% d’acqua. E così via. Tornando al nostro numero di Avogadro e all’esempio della caffeina, ipotizzando di diluire 194,20 grammi con un rapporto di 1CH (quindi 1,94 grammi in 100 ml. d’acqua), la soluzione risultate conterrà 6,022 x 10^21 molecole. Una diluizione 2CH ne conterrà 6,022 x 10^19, e così via. Il limite si raggiunge a 12CH, quando la soluzione conterrà appena 0,6 molecole di principio attivo. In altri termini circa 1 boccetta su due conterrà acqua pura. E badate bene: siamo solo a 12CH! Le diluizioni più “pregiate” in omeopatia raggiungono anche 20CH o 30CH.
L’evidente inconsistenza di una pratica del genere è talmente palese che anche gli stessi fautori di questa cosiddetta “medicina alternativa” ammettono tranquillamente che in effetti, nelle famigerate boccettine omeopatiche, di molecole di principio attivo non c’è n’è traccia. Ma non è importante, ci dicono, perché grazie al metodo con cui avviene la diluizione, l’acqua si comporta in modo diverso da come fa solitamente in natura!
Esistono infatti altre due leggi che regolano l’omeopatia: quella della similitudine e quella della sucussione. La prima si fonda sull’idea che una sostanza che causa un male può invece curarlo nella persona affetta da quello stesso male (infatti la caffeina, per dirne una, è il principio attivo dei rimedi contro l’insonnia), e credo che non serva neanche discutere sull’assurdità alla base di questo principio. La seconda è ancora più fantascientifica, ma merita di essere presa in considerazione proprio perché è la risposta diretta a quanto ho testé scritto sul numero di Avogadro. Visto che si sono resi conto anche loro che stavano spacciando acqua pura, senza neanche una molecola di principio attivo, hanno inventato la cosiddetta “sucussione”: ad ogni diluizione il preparato viene agitato ben bene e le molecole di sostanza diluente (generalmente una soluzione idroalcolica) subirebbero una sorta di imprinting mantenendo una “memoria” del principio attivo. Quindi, a diluizioni elevatissime come 20CH o 30CH, sebbene nella boccetta non ci sia una sola molecola di quello che c’è scritto sulla scatola, i suoi effetti originali verranno magicamente replicati, in barba a qualsiasi legge della chimica. In pratica si sono inventati una sorta di “trasferimento” degli effetti di una molecola in un’altra chimicamente diversa. E il bello è che basta scuotere una boccetta. Stupefacente, nevvero?

Non ci sono

Tornando con i piedi per terra, ovviamente non c’è – e mai ci sarà – neanche mezza prova scientifica che confermi tutta questa voluminosa massa di baggianate, mentre esistono vari studi (uno dei quali è questo) che dimostrano che gli effetti dell’omeopatia sono totalmente coincidenti con quelli dell’effetto placebo.
Se volete credere ai poteri sovrannaturali dell’omeopatia e bruciare i vostri soldi, fate pure – d’altronde già credete agli oroscopi, a onnipotenti esseri superiori, al Power Balance, e altre cose del genere – ma non fate l’errore di sostituire la medicina tradizionale con le pilloline di zucchero e le gocce di acqua pura. Non fatelo.

 

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