Neon Genesis Evangelion: la serie e i film

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Neon Genesis Evangelion è un anime ideato da Hideaki Anno (stavo per scrivere «hideato da Ideaki Anno»), che andò in onda la prima volta a cavallo tra il 1995 e il 1996, riscuotendo enorme successo nonostante il basso budget, rimasto storico ed importante in tutti i suoi 26 episodi. La sua celebrità ha portato automaticamente alla costituzione di una sorta di base di fan fedeli all’universo creato dall’autore, considerato da Miyazaki un suo «erede», oltre che l’unico regista possibile per il sequel di Nausicaa nella valle del vento, che il regista Ghibli ci dice di preparare da un sacco di tempo, ed il doppiatore del protagonista di Kaze Tachinu.
Neon Genesis Evangelion strettamente farebbe parte del genere mecha, la fetta di anime dedicati a quel tipo di fantascienza che impiega, come personaggi e crescendo risolutivo dell’azione, i giganteschi robot (detti appunto mecha, meccanici) resi storici da nomi come Mazinga o Daitarn 3 o anche lo stesso Evangelion o Tengen Toppa Gurren Lagann, tributati con sguardo commosso da Guillermo Del Toro nel suo recente e divertentissimo Pacific rim.
All’enorme stirpe dell’opera di Anno fanno parte numerosi lavori di animazione e fumetto: io analizzerò solo la serie ed i film ad essa successivi.
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Neon Genesis Evangelion

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Shinji Ikari è il protagonista di Evangelion ed uno dei personaggi di anime più celebri di sempre; non necessariamente per un buon motivo. È un eroe estremamente antieroico ed egoista, che si autodefinisce un «mostro» per via di  proprie azioni decisamente morbose; depresso, autodistruttivo, e quant’altro. Shinji, nato il 6 giugno 2001 (la serie è ambientata nel 2015), quand’era un bambino, dopo la morte della madre Yui, è stato abbandonato dal padre Gendou, un impassibile e durissimo uomo che lavora per l’esercito, precisamente come capo di un’associazione chiamata NERV.
Quando il figlio giunge all’età di 14 anni, viene convocato su ordine del padre nel centro di Neo-Tokyo 3 ad incontrare il capitano Misato Katsuragi, una donna tosta e sensuale con molte caratteristiche à la Bond Girl: qui, Shinji conosce gli Angeli, creature di varie forme, dimensioni e colori che attaccano l’umanità da quando nel 2000 due di loro (chiamati Adam e Lilith, espliciti riferimenti alle figure religiose del primo uomo e della sua prima moglie, che si ribellò a Dio) si scozzarono creando il Second impact, una catastrofe che ha portato a milioni di morti e all’estinzione di molti animali. Per sconfiggere gli Angeli, che vogliono causare il Terzo impatto, il Third impact, entrando in contatto con Lilith, un angelo che si trova sotto la sede del NERV (motivo per cui gli Angeli attaccano sempre Neo-Tokyo 3), l’esercito ha creato a partire dal DNA di Adam dei mostri chiamati Evangelion (abbreviato Eva) e li ha ricoperti con armature che li fanno sembrare robot giganti. Delle capsule oblunghe vengono inserite all’interno dei robot e all’interno delle capsule vengono inseriti un liquido arancione chiamato LCL ed un pilota che, collegandosi ai nervi dell’Eva e all’LCL, può comandare i movimenti degli Evangelion. In caso di emergenza, se la sincronizzazione si blocca, l’Evangelion può ragionare per conto suo ed essere estremamente brutale e pericoloso, anche per gli esseri umani. Per motivi genetici, la sincronizzazione pilota-Evangelion è verificabile solo con i piloti nati dopo il Secondo impatto: età massima 14 anni.
Shinji è il prototipo perfetto, e viene arruolato come pilota 01 del Nerv e «Terzo ragazzo» dopo il pilota 00 (Rei Ayanami, strana ragazza dai capelli blu in condizioni psicologiche di costante impassibilità ai limiti dell’autismo, che vive da sola in un appartamento sporco e per la quale il padre di Shinji sembra avere un rispetto ed un affetto ai limiti del morboso) e il pilota 02, Asuka Soryuu-Langley, sempre stata impegnata in allenamenti con il proprio Evangelion in Germania, fino ovviamente a quando giunge in Giappone a vivere con Shinji nell’appartamento della «capitana» Misato, diventata tutore legale di entrambi. Shinji trova in Rei una figura protettiva e materna ed in Asuka una specie di cotta bloccata dal fatto che lei sembra odiarlo e considerarlo stupido, oltre che incolparlo di ogni ingiustizia che le capita, ma trova anche in Misato un’immagine di «donna ideale», un’amica grande e matura, per certi versi, ma anche profondamente immatura nel comportamento, per altri.
Divenuto pilota e quindi anche responsabile del futuro del pianeta, Shinji rimane bloccato di fronte a tre ossessioni: 1. Il suo mestiere come Pilota Scelto come lo dovrebbe far sentire? Bene perché aiuta il mondo o male perché senza di esso nessuno gli vorrebbe bene? 2. Cosa vuole da lui suo padre? Gli vuole davvero bene? Perché sembra così attaccato a Rei? 3. Cos’è l’affetto e come dovrebbe comportarsi Shinji di fronte a tutti?
La serie stessa a questo punto si divide in tre piani: il piano fracassone della lotta contro gli Angeli, che regala alcuni tra i migliori combattimenti mecha che si ricordino; il piano surreale delle masturbazioni mentali di Shinji, onirico, folle e confuso; ed il piano intimista delle relazioni interpersonali, a volte commoventi e ben strutturate ed a volte estremamente semplicistiche.
(continua)

4S

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Facendo come ho fatto con le mie precedenti recensioni di serie anime (Panty & Stocking with Garterbelt, Higurashi no Naku koro ni e Puella Magi Madoka Magica), dividerò le varie qualità e difetti della serie in 4 S: Struttura, Storia, Stile e Sensazioni.
Lo Stile, estremamente statico e confuso a causa del budget, ha un buono ma semplice (e quadrato) pregio nella costruzione delle inquadrature. Per quanto riguarda il disegno, da un’inquadratura all’altra le proporzioni sembrano cambiare, e certe incorrettezze anatomiche come i menti deformi (soprattutto quelli di Kaworu e Misato), le fronti ampissime, i nasi a punta ed i fondoschiena a triangolo dopo un po’ si cominciano a non sopportare. Struttura, Storia e Sensazioni, invece, si possono analizzare insieme. Notevolissimi i cambi di ritmo e toni: i primi sei episodi, soprattutto, alternano momenti parecchio goliardici e rumorosi (i combattimenti o la vita «di casa» di Misato) a momenti di estrema lentezza, che cominciano in maniera abbastanza improvvisa dall’episodio 3, o di tensione mentale tra i personaggi, in particolare tra Shinji e Rei ma anche tra Shinji ed il padre ed in minor parte tra Shinji e Misato. Poi, con l’entrata in scena di Asuka, diventata bandiera del carattere tsundere (termine con cui personaggi stereotipati solitamente di sesso femminile vengono definiti quando il loro carattere è in apparenza arrogante e combattivo, ma più in profondità è sentimentale e generoso – anche se Asuka ne è parzialmente un’eccezione, che «conferma la regola»), la trama diventa inizialmente molto più fracassona e meno intimista, e solo in pochi momenti sembra essere veramente seria od interessante. Dopo un po’, pure il design degli Angeli ed il ritmo dei combattimenti comincia a calare.
Solo con il lento scoprire di tresche interne del NERV (il passato dei genitori di Shinji e di Misato, la relazione tra Gendo e Ritsuko – una scienziata che lavora nell’esercito –, la misteriosa operazione SEELE che sembra voler usare il NERV per mettere in atto il «progetto per il perfezionamento umano», lamentandosi di come Gendo sia un ostacolo per come loro vogliono mettere in atto tale progetto, e il piano anti-SEELE del ragazzo di Misato, Ryoji Kaji, che finisce in tragedia) si comincia a smuovere qualcosa, ma in generale gli ultimi 6-7 episodi sembrano un continuo crescendo di complicazioni inter-storia, riuscendo anche a donare un carattere ed un approfondimento ad Asuka, che è sembrata una cretina incapace fine a sé stessa fino a quando non viene attaccata psicologicamente da un Angelo che la porta alla depressione e ad uno stato simil-comatoso, ma soprattutto giungendo ad un’esplosione nell’episodio 24, l’episodio dedicato a Kaworu, (pen)ultimo Angelo che, assumendo una forma umana accogliente e simpatizzante, inganna tutti e porta alla crisi di nervi Shinji, che si era affezionato a lui in una maniera che sembrava addirittura andare oltre l’amicizia, e che è costretto a decapitarlo con le mani dell’Evangelion, con l’Inno alla Gioia in sottofondo.
Gli ultimi due episodi, poi, sono una masturbazione mentale continua, statica, surreale e verbosa, interessante soprattutto per il suo coraggio sperimentale: concludere una serie mecha diventata celebre per il mix tra i combattimenti ed i personaggi che li mettevano in atto con due episodi di monologhi mentali estremamente ripetitivi e scarabocchi in movimento ha portato tanto odio a Hideaki Anno, che ha deciso una conclusione di quel tipo sia per budget che per disperazione personale: i suoi dilemmi sono simili a quelli di Shinji, «io questa serie la sto facendo per me o perché se non la facessi nessuno mi riconoscerebbe qualche pregio?». Il coraggio è da ammirare, e anche la costituzione stessa degli episodi non è niente male, ma ci si aspetterebbe altro da una serie così intrattenente ed emozionante allo stesso tempo, piena di difetti imperdonabili ma anche di un’unicità storica, che ha fatto scuola.
Perciò è nato End of Evangelion.
(continua)

Death & Rebirth/End of Evangelion

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Death & Rebirth (1997) è stato un progetto stupido ma necessario. Raccontare, in Death, con pochissimo minutaggio a disposizione, tutta la trama della serie, riutilizzando il girato della stessa ed un montaggio/ritmo veloce ed irritante da filmato promo, aggiungendo solo la simpatica ma stupida sequenza delle prove del quartetto d’archi (composto da Asuka, Rei, Shinji e Kaworu), ed in Rebirth la prima parte di End of Evangelion (spesso abbreviato in EoE) e mostrare l’interità di ciò in una sala cinematografica è stata la condizione posta ad Hideaki Anno per poter portare anche EoE al cinema. E cos’è EoE? È un film di un’ora e mezza scarsa, uscito nelle sale giapponesi nel 1998 e poi vietato ai minori di 14 o 18 anni nella maggior parte del resto del mondo, che compone la «sezione» di gran lunga migliore di tutto Evangelion, che sfida il fandom della serie, diviso a metà dalla conclusione (chi ha mandato lettere di ringraziamento ad Anno e chi lettere di morte). E la conclusione «alternativa», che mostra ciò che succede fuori dalla testa di Shinji, raggiunge qualcosa che poteva sembrare impossibile: rende gli avvenimenti «reali» più surreali di quelli psicologici, grazie ad uno sperimentalismo estremo mosso da quello che sembra essere quasi odio, l’odio sviluppato dal creatore (Anno) verso le proprie creature.
Con un budget superiore a quello dei singoli episodi della serie (e si nota sia nella fluidità delle scene d’azione che nella compattezza del disegno, più pulito, e delle inquadrature), Anno ha iniziato EoE con una scena estremamente provocante che ha disgustato i fan di mezzo mondo portandoli ad uscire dalla sala: Shinji che entra in una stanza d’ospedale per visitare Asuka in coma e, muovendo con violenza il suo corpo fino a scorgerne il seno, si masturba davanti a lei.
Seguono i due episodi «sostitutivi». Nel primo, regna l’azione; a modo suo, ed insieme ad essa, le scene lo qualificano come un buono splatter, che non mancava anche nella serie ma che qui è dedicato non solo ad Angeli ed Evangelion ma anche, se non soprattutto, egli esseri umani, uccisi in massa. SEELE si smuove contro la ribellione di Gendo Ikari e manda i suoi uomini ad uccidere lui e gli uomini del NERV, piloti compresi. Muore un sacco di gente, tra comparse e personaggi più importanti, e Shinji non riesce a decidersi a combattere con l’Evangelion, mentre Asuka rischia la vita combattendo con gli Evangelion «naturali» di SEELE, che volano e si cibano dell’Unità di Asuka come avvoltoi. Gendo nel frattempo comincia a mettere in atto la sua folle versione del progetto di SEELE unendo Rei a Lilith, causando un Third impact in cui lui stesso può finalmente riunirsi a Yui (la madre di Shinji) che ha tanto amato. Il Terzo impatto inizia alla fine del primo episodio e si conclude nel secondo: la sua soluzione è l’unione di tutti gli esseri umani in un mare di LCL.
A causa dell’attacco da parte degli Evangelion dell’Unità 01 di Shinji e a causa dell’enorme Rei/Lilith che con essa stabilisce un contatto, la scelta per il destino dell’umanità giunge nelle mani di Shinji. Ma lui è troppo confuso per andare avanti, il suo ego imperfetto lo porta a rivivere tragicamente eventi della propria vita, come il bacio con Asuka che si trasforma nello strangolamento di quest’ultima, e la meravigliosa ed apocalittica sequenza di Komm, Süsser Tod. Ed ecco che un film mecha si trasforma in un anime sperimentale confusissimo e consapevole di essere meno profondo di quello che sembra, ma visivamente magnifico, come apologo dell’apocalisse in due atti (e mezzo, considerato l’epilogo disperato), cupissimo nelle atmosfere e raffinatissimo nelle inquadrature e nell’utilizzo delle musiche, un mecha con tanti numerosi apici emozionali e visivi da far quasi svanire i difetti presenti.
Spesso si dice che ogni categoria di opere narrative (e gli anime e i manga in maniera ancor più chiara) si può dividere in opere narrative umaniste (come Gurren Lagann, caratterizzate dalla condanna delle azioni e dei difetti dell’umanità ma anche dal desiderio di portarne i pregi al meglio, per non smettere di combattere per i diritti di tutti), e anti-umaniste (come Devilman, che pongono l’accento su un’auspicabile estinzione della nostra pessima specie), ma devo dire soggettivamente che Neon Genesis Evangelion e soprattutto End of Evangelion non si sa dove collocarli.
L’odio profondo per il genere umano che sembra provare Shinji è qualcosa in cui lo spettatore/critico deve immedesimarsi? O qualcosa che lo spettatore/critico deve biasimare e, appunto, criticare? E tali sensazioni di Shinji sono anche sensazioni, chiaramente, di Hideaki Anno.
Ogni simbolismo religioso che non ha mai veramente avuto senso rimane quello che è di fonte alla maestosità epicheggiante di certe immagini, che hanno l’apice nell’inaspettato e perfetto intermezzo «live action», dal montaggio sperimentale ed introspettivo molto più per il creatore Anno che per il personaggio Shinji, che riprende con obiettivi deformanti la città in cui abita e le sale cinematografiche vuote e piene per Death & Rebirth, parlando quindi del pieno e del vuoto della sala come pieno e vuoto della propria anima, della propria confidenza in sé stesso e nelle proprie capacità come animatore, regista, autore, sotto le note di Jesus bleibet meine Freude di Bach.
È un film autopsicanalitico con un finale claustrofobico e visionario che trasforma la presenza di pace nel mondo in un vuoto esistenziale apocalittico composto da una successioni di immagini mortifere che sembrano quadri, in cui al centro di tutto c’è lo schifo e l’imponente bellezza della gigantesca testa a metà del cadavere di Rei, che regna predominante sul mare rosso in cui Shinji vive, solo con un’Asuka sofferente e misantropica e con i pochi ricordi delle persone che gli hanno dimostrato un poco di affetto. Un’opera difettosissima, ma come può lasciare impassibili? Un film che parte con il presupposto e l’ambizione di essere l’esatto contrario del «fan service»  (servizio ai fan, gioia mercenaria fornita dall’autore di un prodotto ai suoi appassionati per ottenere apprezzamento & incassi, puntando sulla conoscenza dei gusti dello spettatore medio e ambendo ad un pubblico ampio) che la serie spesso offriva.
(continua)

1.11/2.22

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Scrivere questo mi fa male: perché? Che bisogno c’era? A Hideaki Anno chiedo con il cuore in mano qual è lo scopo del rebuild di Neon Genesis Evangelion, perché non ne ho idea. Cos’è un rebuild innanzitutto? E’, come dice la parola inglese, una ricostruzione ed è un termine che si colloca a metà tra il «rimescolamento» del remix e il «riavvio» del reboot: alcuni eventi vengono ripresi fotogramma per fotogramma, altri ricreati a partire dagli eventi originali, altri completamente reinventati o «girati» apposta: così nel caso di questa tetralogia che si concluderà, probabilmente, tra il 2015 ed il 2016 con Evangelion 4.44: Final. Per ora sono usciti i primi tre capitoli, che ci offrono poco oltre ad una rivisitazione in HD di eventi simili a quelli della serie, pur con le dovute modifiche, soprattutto nel 3.33. Certo, vedere certe scene con una qualità migliore è un grande piacere, ma ce n’era così tanto bisogno? Questo, a differenza di EoE, è un puro servizietto agli appassionati.
Si gorgoglia nel mare dell’inutilità soprattutto nell’1.11 (l’immagine di apertura del pezzo viene da lì) che rivisita fotogramma per fotogramma i primi 6 episodi della serie, con poche modifiche soprattutto nel ritmo e nella censura (le due brevi scene di nudo di Rei evitavano inquadrature dei capezzoli), ma anche in poche altre cose come il volume della musica. Per trama cambia pochissimo: il design di Lilith (che ha una maschera diversa), il fatto che Misato sappia subito della sua esistenza e la mostri a Shinji e, in conclusione, la presenza nell’ultimissima scena di Kaworu sulla Luna accanto ad un’enorme Lilith, fantasma di ciò che l’Angelo farà nei due capitoli successivi della tetralogia. Ma il più grande pro è la lunghezza e l’epicità dello scontro con l’Angelo Ramiel, solido fluttuante/trivellante che attaccato dagli Eva urla di disperazione, con scene d’azione potentissime. Nonostante ciò, non si scorge assolutamente il senso dell’operazione: anche l’intimismo della serie, eccetto nelle scene con Rei, sembra essere completamente mancante.
Il 2.22 è un po’ il contrario: se l’1.11 era esageratamente fedele, il 2.22 è esageratamente reinventato, basandosi in realtà su scene della serie che rimangono fisse e simili, anche se ricreate sotto molteplici punti di vista, con Asuka più insopportabile che nella serie, una riproposizione della trovata delle lattine che ricoprono le nudità (vista con Shinji sia nella serie che nell’1.11 e con Asuka in questo 2.22), con una Rei più emozionale ed umana che infonde generosità, pur per una scena brevissima ma estremamente intima, anche in Gendo Ikari, ed una conclusione commovente che graficamente ricorda alcuni tra i momenti più enfatici di EoE, del quale l’estetica è simile soprattutto a causa dell’uso del colore rosso e della soluzione visiva della nudità, anche se per movimento caotico ricorda da un certo punto pure Tengen Toppa Gurren Lagann, e avvicina molto Shinji a Rei, molto più che nella serie, per la gioia dei fan.
Gioia dei fan che chiaramente è l’obiettivo di base anche per molte altre scene: Asuka che cucina per Shinji o che indossa una tuta più attillata per un test o ancora gli dà un calcio in faccia appena uscita dalla doccia, Kaji che minaccia di baciare Shinji, e altri siparietti brevissimi e profondamente, essenzialmente inutili. Ma il massimo del fan service è nell’aggiunta del personaggio di Mari Illustrious Makinami, ragazza occhialuta di origini nippo-inglesi, presente anche nel 3.33, che non ha ancora nessun apparente motivo per esistere, se non quello di avere un Evangelion con più gambe meccaniche e di apparire in più fanarte per gli otaku con il feticismo degli occhiali (esiste!). È un personaggio piacevole e divertente, ma… se ne sentiva il bisogno? Assolutamente no.
Il finale, però, è completamente alternativo e potente e costituisce la parte migliore di questo 2.22; raggiunge l’apice con il (quasi) inaspettato arrivo di Kaworu dal cielo che trafigge l’Eva-01 di Shinji con un sorriso sornione e seducente, portandoci quindi al 3.33, il capitolo generalmente più odiato del rebuild ma anche il mio preferito — anche in quanto dedicato a Kaworu.
(continua)

3.33

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Devo dire una cosa però: mi lamento tanto del fan service, ma essendo io fan di Evangelion, me lo becco tutto. Cerco di essere il più possibile obiettivo, ma non posso dire di non aver sorriso in certe sequenze dell’1.11 e soprattutto del 2.22, come non posso dire di non aver urlato «ciò è estremamente gay» (nel senso allegro in cui si usa questa frase in rete: non fraintendete) ad ogni singola scena del 3.33. Non che sia un male, ovviamente, ma il livello pseudo-omosessuale della relazione tra Shinji e Kaworu era più sottolineato nella serie – soprattutto a causa della scena del bagno e dell’imposizione che viene fatta a Shinji, costretto ad ucciderlo tra le lacrime- ma per meno tempo, e risultava narrativamente coerente. Nel film quest’elemento è chiaramente sottinteso, subliminale, però la sua semplice ricorrenza lo rende in realtà più evidente rispetto alla serie, e narrativamente meno funzionale. Però il 3.33 non è solo omosessualità; e non è solo metafisica, che è l’altra accusa che gli è stata mossa: voler dire troppo con troppa poca trama, troppo poco tempo a disposizione (dei tre film è il più corto), troppo poco talento visivo.
Accuse giuste, ma in parte. Le cose che succedono sono poche, e non vengono spiegate troppo da un punto di vista narrativo. Vero. Il tempo poteva benissimo essere di più, ma così, concentrato nella violenza in tre scene e dilatato per il resto della durata del film, ha un che di «alternativo» rispetto alla confusione cacofonica dei film precedenti. Un certo godimento estetico, spesso mancante nei film precedenti, eccetto per la sequenza di Ramiel dell’1.11 e per due o tre momenti di durata variabile nel 2.22, vive qui grazie a un talento visivo praticamente costante, nonostante l’incoerenza narrativa e/o psicologico-basilare del comportamento dei personaggi, e che non sembra calare mai, se non per qualche piccola ingenuità nell’uso della computer grafica.
E poi, diciamocelo: finalmente la trama cambia completamente, anche con dei risvolti originali non solo per la trama ma anche per i personaggi! Kaworu è finalmente rappresentato in maniera più limpida e calcolata ed interessante rispetto a com’era ritratto nella serie, e le scene dei duetti di pianoforte son motivo di letizia. Il finale poi fa prospettare grandi cose e caos confuso à la EoE per il 4.44, anche se l’anteprima suggerisce l’esatto opposto — e ho paura di cosa Hideaki Anno può riservare a chi, tra le persone che guardano o hanno visto (o letto) Evangelion, si considera fan delle sue opere.
Anche perché raramente si è visto un prodotto (di qualsiasi tipo!) basato così tanto sul sottotesto da dividere in molteplici strati i fan, tra quelli che ne apprezzano un lato e quelli che ne apprezzano un altro.  Chi scrive si diverte a vedere robottoni che si menano, però preferisce commuoversi con i laceranti riferimenti pseudo-erotici delle scene con Rei/Lilith che solleva il mare di LCL nella sequenza di Komm, Süsser Todd di End of Evangelion; ma per una vstissima fetta di persone è l’esatto contrario.
In conclusione, viene da chiedersi il senso di questa operazione di ricostruzione, a parte i soldi. Perché eliminare completamente il 25% di aura cupa della serie (75% per EoE) per far spazio alla commedia, al fan service e alle scene di combattimenti, riprendendo intimismo e metafisica solo nel terzo capitolo della tetralogia? Aumentando, anzi, a livelli ridicoli i simbolismi religiosi, sempre più fini a sé stessi, senza più solo nomi di concetti cabalistici ogni tanto, ma addirittura rendendo ogni esplosione graficamente simile a giganteschi crocifissi violetti nell’aria?
Queste esagerazioni non portano a nulla, apparentemente. E bisognerà aspettare un paio di annetti per sapere se quell’«apparentemente» è un «effettivamente».

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