Napoleone è nudo. Intervista a Clara Brasca sul monumento alla Pinacoteca di Brera

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Vivo a Milano e mi capita di visitare la Pinacoteca di Brera, una delle gioie della mia città. In un giorno di neve in cui avevo con me la macchina fotografica mi sono soffermata a riprendere il monumento a Napoleone che è posto al centro del cortile di questa pinacoteca, nudo e apparentemente imperturbato in quel gelo. Non ero al corrente, allora, dei suoi patimenti.
Qualche mese fa, ripassando di lì, ho trovato il monumento ingabbiato in una casetta trasparente, per le cure dei restauratori. Ieri ho visto che il monumento non c’era più. È stato portato via per un intervento che evidentemente è impossibile fare sul posto.
Incuriosita dal monumento e dalle sue vicende, mi sono rivolta per avere notizie a Clara Brasca, una brava pittrice che ha lo studio a due passi dall’Accademia e Pinacoteca di Brera. Clara conosce profondamente la storia dell’arte e ama questo monumento. Ecco cosa mi ha detto nell’intervista.

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Storia di una statua

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Qual è la storia di questa statua?
È una storia lunga. Nel 1802 Napoleone, nel momento del suo massimo fulgore, si rivolge al Canova commissionandogli una statua in marmo che lo raffiguri. Canova accetta l’incarico e sceglie di raffigurare l’imperatore come Marte pacificatore: nudo, una clamide sulla spalla, espressione eroica sul volto, sulla mano un globo su cui si appoggia un Vittoria alata. Bello, quasi greco. Quando la statua in marmo è pronta viene portata in Francia via nave. I marinai hanno l’ordine di affondare la nave se venisse attaccata dagli inglesi, pur che la statua non finisca nelle loro mani. Quando Napoleone vede la statua non ne è contento. Non si piace nudo, si vorrebbe vestito. Ne proibisce l’esposizione e la statua viene messa da parte. Per ironia della sorte, dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo è proprio Lord Wellington ad acquisire questa statua in marmo, che mette nel giardino della sua residenza estiva. È come se avesse preso il corpo del nemico. Oggi è conservata a Londra, Apsley House, come parte della Collezione Wellington.

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E il monumento di Brera?
Nel 1806 il viceré d’Italia Eugenio di Beauharnais, che conosceva la statua originale, ne chiese al Canova una copia in bronzo, da collocare nel cortile di quello che era stato il convento degli Umiliati, allora trasformato in Pinacoteca. Non vennero apportate modifiche al gesso: il volto è ancora quello di Napoleone. Il monumento venne creato nel 1811 fondendo i cannoni di Castel Sant’Angelo a Roma ma collocato lì solo nel 1859. Evidentemente la lega di quel bronzo non era così buona e perciò la statua è diseguale, lo spessore non è omogeneo e patisce particolarmente il tempo. Ecco perché viene restaurata.

Restauro e gesso

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Cosa pensi che faranno i restauratori?
Dovranno reintegrare le parti perse, fare le saldature che servono, stabilizzarla nuovamente sul basamento. Tra l’altro, anche il basamento, che è decorato con serti di alloro e aquile, va restaurato. Poi c’è la questione della Vittoria alata sulla mano dell’imperatore. Quella della fusione originale è stata rubata da ignoti nel 1978. L’hanno sostituta con una copia ricavata da fotografie, perché evidentemente mancavano i fondi per andare a Londra, fare un calco della statua in marmo e poi fondere la Vittoria. Forse lo faranno ora.

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E il Napoleone in gesso esposto in una sala della Pinacoteca?
Quello è uno dei cinque gessi originali del monumento a Napoleone prodotti dal Canova. Appartiene alla Pinacoteca di Brera, che recentemente l’ha fatto restaurare e l’ha messo in esposizione.

Nudo eroico

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Ma perché proprio una statua di Napoleone per il cortile della pinacoteca?
È irrilevante che il volto sia quello di Napoleone. Tra l’altro, anche Canova era critico di Napoleone. L’importante è che si tratta di uno splendido nudo eroico maschile, che un po’ riprende Lisippo. Mi piace la risoluzione del volume del corpo, vorrei averlo fatto io.

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Come definiresti lo stile di questo monumento: neoclassico?
Io lo chiamerei: canoviano. Lo stile del periodo storico in cui Canova si colloca era il neoclassicismo, certo, ma lui ha creato una cifra, una grazia che è solo sua. Al confronto il suo contemporaneo Thorvaldsen è morto, da cimitero. Canova ha un pensiero che lo porta a una sintesi plastica unica. Eppure con tutto questo è stato presto dimenticato. Solo nel Novecento si è tornati a dargli importanza.

Speriamo che Napoleone torni presto, ripulito e risanato.

Carla Muschio
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