‘N dorso d’asino alle primarie

Disperazione

Non sappiamo dove battere il capo, un mio amico ed io: entrambi di sinistra, entrambi stufi di questa sinistra, non convinti pienamente da nessuna delle cinque dita di questo pugno chiuso di candidati [1]. E alle primarie che si fa? Mi scrive che al primo turno non andrà principalmente per motivi burocratici e perchè non se la sente di votare per uno dei cinque, con la speranza di poter votare contro qualcuno al secondo turno. E intanto però mi manda il collegamento a un articolo del Post, Schiaccia quel tasto (un endorsement) [2].
Nell’articolo, dopo un’apertura in cui si vuol stabilire la neutralità del punto di vista [3] per dar forza di obiettività al motivo per cui quelli del «Post» consigliano di votare Renzi, quelli del «Post» consigliano di votare Renzi.
A parte l’insopportabilità di un’intera testata che parla in maniera collettiva (che roba è, un formicaio?), provo a fare una ricerca sulla parola «sanità» o «salute» nell’articolo per verificare un mio pregiudizio su Renzi. Risultati? Zero, e postgiudizio: Renzi in materia di salute potrebbe, come temo, esser liberista, tratto che mi renderebbe impossibile votarlo; e un applauso al «Post» per aver sorvolato su una questione, si desume, per loro di poco momento (ma la mia impressione è che quelli del «Post» siano, come si dice a Pisa, pottini. Pottini e pipette, via, per non far arrabbiare le pari opportunità).

[1] Metaforona! Tipo il cacio sull’ovomaltina.
[2] Per chi, pigro, non sa cosa sia l’ennesimo termine preso con gusto dall’inglese perché fa tanto internazionale, ecco un collegamento.
[3] «I cinque candidati alle primarie del centrosinistra per la scelta del premier sono cinque ottimi candidati» e bla e bla. Già l’abbrivio per me sarebbe sufficiente per rubricare l’articolo alla voce «Ma ti levi di ‘ulo!».

Sposto

A questo punto, saluto il «Post» in maniera internazionalmente cretina a sufficienza, spero, così: MR [4] Bersani, I suppose not (Renzi/Bersani, non credo proprio) [5], eppur traendo da costì un’altra considerazione: il voto per Renzi è anche un voto generazionale, che convince a una certa altezza anagrafica e spaventa a un’altra, causa la sua «rottamazione» di programma [6]. Quindi.
A queste primarie, lo scontro vero è quasi certamente tra Bersani e Renzi. Il più virato al rosso, Vendola, non credo raccolga abbastanza voti (personalmente le sue posizioni teoriche son quelle che mi rappresentano di più, le sue ultime posizioni pratiche zero: signorsì al Pd che dice signorsì a Monti che dice signorsì alla borsa. Requiescat), la quota bianca Tabacci a votazioni di centrosoprattuttosinistra non lo considero nemmanco, la quota rosa Puppato mi garba come persona ma non ha la stoffa del capo.
Dunque, Bersani o Renzi.

[4] MR = Matteo Renzi, iconcina accanto al suo www.
[5] Mento (non nel senso di «bazza»). Notare il sovrappiù di idiozia con cui ho titolato l’articolo: ‘n dorso / endorsement + asino perché simbolo dei democratici Usa  / perché gli asini sono asini / gli asini volicchiano se lo dice l’Unità / a dorso d’asino andrebbe recuperato un legame reale col concreto, altro che andare in bici o col filobusse.
[6] Qui un articolo carino sull’anagramma Matteo Renzi/rottamazione, qui un video dove Renzi dice che non è una questione anagrafica. Invece è proprio una questione anagrafica. Il problema in Italia non è l’età – non solo, almeno. Anche, eh. E’ che nel Regno Unito Tony Blair, una volta perdente, si è fatto da parte dopo aver vinto quel che ha vinto, da noi D’Alema è sempre lì che conciona.

Renzi

Ho forti pregiudizi verso Renzi per il suo venir dalla Margherita; e perché sul treno (son pendolante) spesso sento gente di destra pronta a votarlo, e una ragione ci sarà. Leggo le sue 10 mosse per cambiare l’Italia in un volantino: e se il tagliare i costi della politica al primo posto è pura demagogia (anche se: in effetti…, non è il primo problema) e al nono posto leggo cose che da anni sogno di sentir proclamare al Pd come fondamentali (Diritti all’altezza dei tempi.  Chi nasce in Italia è italiano, civil partnership per le coppie dello stesso sesso, registro delle coppie di fatto, fecondazione assistita in linea con l’Europa. Il Pd si fa superare a sinistra da uno che viene dalla Margherita. Bravo Renzi e vergogna all’incolore Pd [7]) e in altri punti propone cose condivisibili, talvolta banali (quindi alla lettera insignificanti) e talaltra coraggiose, su due cose non mi convince. Punto 5, Investire sulla scuola, sugli insegnanti e sulla ricerca. Sanità basata su standard di costi e di efficacia. Al punto 10 dice quanto vuole investire in cultura (1% del Pil, almeno), mentre non dice quanto vuole investire nella ricerca. In un paese con scarse materie prime come l’Italia, investire sulla ricerca è fondamentale, come minimo: dovrebbe essere il massimo investimento di governo. E inoltre, sanità basata su standard di costi e di efficacia, cioè sanità diversa per ricchi e per poveri. Inaccettabile. Non lo voto.

[7] Che pensa che non prendere posizione convinca i moderati a votarlo, e non si capisce perché avrebbero dovuto votare una brutta copia del centrodestra quando a disposizione c’era l’originale. Ora il Pd, a rimorchio di Renzi, pare essersi ripreso: vedi oltre. E, altri lai, ancora: su cose come la fecondazione assistita il cattolico Renzi ha più coraggio dell’ex trinariciuto Bersani.

Bersani

Passiamo a Bersani. Provo a dimenticare il comportamento castale (un nome per tutti, Penati) e l’assoluta mancanza di lungimiranza [8]. Leggo le 10 idee di Bersani e trovo, nelle spiegazioni delle sue proposte-cinguettio, finalmente cose come questa: Un bambino, figlio d’immigrati, nato e cresciuto in Italia, è un cittadino italiano. Una coppia omosessuale ha diritto a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico e tante altre cui mi sento vicino, molto più che a Renzi. Però però: Monti pare un maggiordomo, ha detto qualcuno (forse Oliviero Toscani) in un’intervista, e in effetti serve il potere più forte, quello dell’economia. Il Pd è tutto un signorsì a Monti «perché lo chiede l’Europa», e ha persino pensato di arruolare Monti come candidato a primo ministro [9], e quindi il coraggio dell’etica come garantisce che non si sfarini nella pratica della gestione, dell’obbedienza ai signori della crisi, del mantenimento delle rendite di posizione, della mancanza di progetto per il mondo? Non lo garantisce, appunto. La classe dirigente del Pd deve cambiare, tutta. Ricapitolo a memoria: Penati; il sostegno aprioristico a Monti; il conflitto d’interessi non risolto in cinque anni di governo Prodi; la Bicamerale; Mastella; l’indecenza dell’avversario come programma; i tentennamenti su diritti civili e immigrati. E ccetera. Non lo voto. Tre lustri e oltre di ricatti morali «altrimenti vince l’altro», ora basta.

[8] Maremma majala: la sinistra ha vinto quando ha sconfitto il Pd! Con Vendola, Pisapia, De Magistris. Questo dovrebbe far capire ai capoccia del Pd che l’elettorato del Pd è molto più a sinistra di loro – ma lo sanno. E allora, perché fanno così, cosa ci guadagnano? Ci guadagnano, ci guadagnano – sempre che non si voglia guidare il paese, eh.
[9] Monti è una persona rispettabile e grazie -sollievissimo!- a lui siamo tornati a parlare di politica anziché, a proposito di governo, di cazzi e tope. Ma è di destra. Come fa a venire in mente un’idea simile? D’Alema?

Disperazionissima

Quanto ai privilegi ingiusti della Chiesa e a cosa fare con la criminalità specie se organizzata e ricca (erano nell’elenco sopra), a un primo sguardo [10] nulla. Ewiva.
Su tutto, svetta l’assenza di un progetto di un mondo migliore, a sinistra. Ci sono i programmi (generalmente tiepidi) ma non i progetti. L’Italia è da sempre praticamente priva di una destra degna, e oggi finalmente siamo quasi in pari. Oggi si lavora, gettando via benessere e diritti, per pagare i guadagni non di chi investe in borsa ma di chi ci specula. Nessuno, di coloro che sono al potere, fa nulla contro. In Italia e altrove. Si parla tanto di globalizzazione: sarà il caso di iniziare a pensarla anche come progetto?
Considerazione finale. Se vincesse Bersani, niente assicura che l’Italia voti a sinistra alle prossime elezioni (cfr. la «gioiosa macchina da guerra» di Occhetto, che ha fatto la fine della Invincibile armata), anche se il Pdl, cioè Berlusconi, è a tocchetti. Come diceva Myamoto Musashi, gettare il fodero della spada prima di un duello significa aver già perso l’incontro [11]: gli elettori vanno conquistati, fino all’ultimo. Anche in questo, da Renzi c’è molto, purtroppo, da imparare.
L’immagine in apertura è presa da qui.


[10] Tutte queste riflessioni sono basate su una visione «a un primo sguardo». Così vota la maggior parte della gente.
[11] Paragone del menga. Non del manga. Ha ha.
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