Mutasse in nove ‘l sei / If 6 was 9

(Trad.di If 6 was 9 di Jimi Hendrix a cura di Mastro Giulio – cliccare sul titolo per il testo originale)

Ancora il fine dicitore Iacopin D’Endrigo, in orgogliosa rivendicazione di libertà, sia essa individuale che quella della “stirpe” del “popul fricco”, curiosa e variopinta congerie che, ai tempi del D’Endrigo, dette vita ad un composito movimento utopista per l’armonia dell’orbe.

MUTASSE IN NOVE ‘L SEI

Qualora Febo celasse i suo’ rai
inver sarebbero scarsi i mie’ lai;
se il monte giù nel pelago svanisce
faccia pur, non a me vita impedisce;
solo a mio seculo presterò bada
né d’imitar voi mi cal né m’aggrada.

Se ‘l sei mutasse in nove, o terra in cielo,
alma degombra avrei di foco e gelo;
se suo crin recidesse il popul fricco,
tacciovi la novella ove mi ficco.
Di mia sola vita solo mi cale
ch’a vostra giammai vorrìa fosse uguale.

Di mente retri, e tristi di lavoro,
m’additan con fantocce dite loro
e di mia stirpe auspicano ruina,
ma il fricco vessil la mia man sguaina.
Purché non su me, pur crollino i monti;
mercator, vesti* in scorno a mie confronti.

Sallo alcun mai quello di cui favello?
Una vita posseggo ed è sol mia:
vivrolla a guisa mia, ché nell’avello
andrò io il giorno che dovrò andar via.

*Sostantivo. La frase è da interpretarsi “Uomo che vive sol di traffici di vil pecunia, (tu) confronti le tue vesti alle mie (e ne hai) scorno, in quanto invidi le mie (vesti) e la libertà di cui son effigie”.

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Nacqui, conobbi la letteratura, conobbi il rock'nroll, li fusi.
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