Monuments / Gnosis

monuments

Premessa 1: come informa Wikipedia, «Lo gnosticismo è un movimento filosofico-religioso, molto articolato, la cui massima diffusione si ebbe tra il II e il IV secolo dell’era cristiana. Il termine gnosticismo deriva dalla parola greca gnósis (γνῶσις), conoscenza».
Premessa 2: il djent è un intraducibile termine onomatopeico che indica il tipico suono della chitarra accordata verso il basso (downtuned, dicono gli anglofili/foni) suonata con la tecnica del palm-muting, una sorta di sordina da chitarra/basso ottenuta smorzando il suono della corda con il palmo della mano destra (la stessa che la pizzica) mentre viene fatta suonare. Alfieri di questo genere son stati in qualche modo, forse inconsapevolvemente, gli svedesi Meshuggah (vedi in questo sito qui e qui).

Il disco

Sulla stessa scia djent si collocano, anche se non a così alti livelli, i britannici Monuments, che per ora registrano all’attivo un solo disco, Gnosis appunto, pubblicato nel 2012 per l’etichetta Century Media, sempre attenta a cogliere al volo opportunità e tendenze metalliche.
Gnosis è un disco dalle sonorità riconducibili a quelle dei più noti TesseracT, melodiche e atmosferiche; ma si declina con un originale e non pretenzioso miscuglio di alcuni dei sottogeneri «metallici» più sperimentali: il progressive e il core, inclusa la sua derivazione math (sui vari sottogeneri del genere, mi si passi il gioco di parole, è in preparazione un articolo. Per ora cliccate sui vari collegamenti).
Riff taglienti e pesantissimi e groove molto intensi e ricercati -enfatizzati dalla batteria di Mike Malyan e dal basso di Adam Swan, caratterizzato da un uso quasi costante dello slap- sono i protagonisti assoluti di questo album massiccio, cui non mancano però interludi melodici, temporanea pace alla perdurante oppressione dei riff di chitarra. All’atmosfera così creata si integra perfettamente la voce di Matt Rose, capace di un cantato pulito nelle parti più melodiche come di un growl (il ringhio cupo e gutturale) e di uno scream (l’urlo raschiato e alto) tipici del death metal. Insomma, un album molto compatto, scorrevole e piacevole da ascoltare.

Tracce consigliate

Admit defeat: perfetta ed immediata traccia d’apertura, che introduce rapidamente l’ascoltatore nel percorso dell’album;

Degenerate: intro molto gravoso e veloce, una valida conferma al talento del gruppo;

97% Static: brano (di cui è stato girato anche un videoclip) ricco di fantastici grooves e riffs opprimenti. Degno di nota è lo stacco in «pulito» presente al minuto 2:54;

 

Denial: pezzo che vanta la collaborazione con Spencer Sotelo, vocalist dell’ormai nota banda americana Periphery (una tra le tante che hanno contribuito allo sviluppo del djent).

 VincentRhyme

Taggato . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *