Messer Galvano e il Cavaliere Verde

Aubrey Beardsley - Le Morte d'Arthur_67

Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra, un’immagine opera di Aubrey Beardsley).

Carla Muschio
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La storia

Il giorno di Capodanno comparve alla corte di re Artù uno strano personaggio. Era un uomo possente, con l’armatura verde, e montava un cavallo verde. In mano aveva un’ascia.
Egli sfidò i cavalieri lì presenti a decapitarlo con la sua stessa ascia, a patto però che chi avesse eseguito la decapitazione si ripresentasse a lui dopo un anno, nella Cappella Verde, per essere decapitato a sua volta.
Dato che nessuno raccoglieva la sfida, Artù stava quasi per assumerla lui stesso quand’ecco che si fece avanti suo nipote Galvano. Galvano brandì l’ascia e troncò di netto la testa del visitatore. Questi raccolse tranquillamente la sua ascia e la sua testa e se ne andò.
All’approssimarsi del Capodanno successivo, Messer Galvano si avviò alla ricerca della Cappella Verde dove lo attendeva la decapitazione. Il giorno di Natale capitò in uno splendido castello. Gli venne detto che la Cappella Verde era poco lontana e gli avrebbero dato loro le indicazioni per raggiungerla. Per intanto, poteva trattenersi al castello e godere della squisita ospitalità offertagli. Galvano rimase.
Ogni giorno il castellano andava a caccia dicendo a Galvano: «Ogni mia preda della giornata sarà tua. In cambio, tu mi offrirai al mio ritorno ciò che avrai conquistato mentre io sono a caccia».
Il primo giorno si presentò nel letto di Galvano la bellissima dama signora del castello con insistenti profferte amorose. Il cavaliere, seppure affascinato dalla donna, resistette per non venir meno alle leggi dell’ospitalità. Accettò solo un casto bacio, che la sera restituì al castellano.
Il secondo giorno la scena si ripetè, e furono due baci. Il terzo giorno Galvano durò ancora più fatica a resistere all’amore della dama, ma riuscì a dominarsi. Ella gli diede tre casti baci, poi prese a insistere per donargli un anello. Galvano rifiutò. «Allora», disse lei, «accetta almeno la cintura verde che porto in vita. Infine, è solo un pezzo di stoffa».
Galvano la prese. Quando l’ebbe in mano, la donna aggiunse: «Sappi che è una cintura magica. Chi la porta è al riparo da ogni male».
La sera Galvano restituì al castellano i tre baci, ma non fece cenno della cintura.
La notte di Capodanno Galvano, istruito dal castellano, si recò alla Cappella Verde, dove lo aspettava puntuale il Cavaliere Verde. Grande fu la sua sorpresa nello scoprire che il Cavaliere Verde non era altri che il castellano di cui era stato ospite.
Per stare ai patti, Galvano poggiò la testa sul ceppo. Il Cavaliere brandì l’ascia, ma poi trattenne il colpo perché Galvano aveva sussultato.
Anche la seconda volta il Cavaliere Verde fermò il braccio. La terza il colpo discese, però non diretto sul collo. Galvano rimase solo lievemente scalfito.
Galvano alzò la testa dal ceppo, stupito di essere vivo. Il Cavaliere Verde spiegò che era stato lui a mandare la moglie nel letto di Galvano, per tentarlo. Siccome per due volte aveva resistito, lui per due volte gli aveva risparmiato la testa. La terza volta però aveva peccato, accettando la cintura verde e non facendone motto al castellano. Ecco perché era stato scalfito dall’ascia.
Galvano si scusò, fece per restituire la cintura ma il Cavaliere Verde graziosamente lo perdonò. Dopo d’allora Galvano portò sempre la Cintura Verde come un potente talismano.

La variante

Il padrone di un’industria fiorente convocò i dirigenti della sua azienda: «Sono stanco, – disse – e ho deciso di prendermi una pausa. Viaggerò per un anno e affiderò tutto il mio potere a uno di voi. Ma a questo patto: se alla fine dell’anno la rendita dell’azienda risulterà diminuita, chi avrà preso le redini me la dovrà pagare».
I presenti si guardarono tra loro, stupiti e preoccupati. Il figlio del padrone stava per alzarsi e offrirsi, a malincuore, di assumere il compito, quando alzò la mano il direttore acquisti, dottor Rossi, per accettare la sfida.
Non fu facile gestire l’azienda per un anno intero. Dopo tre mesi il capo dell’amministrazione andò da Rossi dicendo: «Ci sarebbe il modo di stornare dei fondi neri…»
Ma il novello capo non accettò.
L’amministratore tornò alla carica dopo altri tre mesi, ma il dottor Rossi fu irremovibile. Voleva gestire tutto alla luce del sole, nella legalità.
Trascorsero altri tre mesi e il capo dell’amministrazione andò dal dottor Rossi con questa notizia: «È arrivato un regalo inaspettato. Il sindaco ci esenta dalla forte tassa ecologica che dovevamo pagare. Naturalmente, in cambio dovremo sostenerlo, ora che inizia la sua campagna per ottenere il prossimo mandato…».
Il dottor Rossi non era convinto, ma lasciò andare le cose per il loro verso.
Trascorso esattamente un anno, il padrone ritornò e convocò tutti i suoi dirigenti nella Sala Verde della direzione. Il dottor Rossi, alla presenza di tutti, doveva dare il rendiconto del suo operato.

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