Meshuggah / Destroy erase improve

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Dopo Contradictions collapse, gli svedesi Meshuggah uscirono nel 1995 con l’album (per la stessa etichetta, la tedesca Nuclear Blast Records) Destroy erase improve, lavoro che sembra quasi voler riassumere, nel suo titolo, le intenzioni dei «pazzi» di Umeå.

Distruggi cancella migliora

Distruggi cancella migliora sembra quasi riferirsi alla svolta stilistica assunta, che li fa approdare a risultati nettamente diversi rispetto al disco di esordio dopo un’operazione di distruzione e cancellazione delle sonorità del primo disco e di ricostruzione/miglioramento, verso esiti altamente tecnici e martellanti.
Son passati quasi vent’anni da quel lontano ’95: eppure questo disco, la sua straordinaria avanguardia musicale è tale che nessuna banda è riuscita ancora a raggiungerli stilisticamente. La difficoltà dell’impresa sta nel far riuscire un matrimonio difficile: quello tra la violenza inaudita del gruppo e la costante precisione chirurgica e la tecnica invidiabile con cui suona, sorta di anteprima sul divenire della banda, inventrice di un genere a sé stante, difficilmente definibile (azzardando: Technical post-thrash metal).
Basterebbero i riff presenti in Destroy erase improve, con il loro imponente muro di violenza/suono e la spinta che imprime all’ascoltatore in direzione del panico/immersione in un mondo innovativo e futuristico per far rubricare i Meshuggah tra i fenomeni musicali/culturali di grande importanza, se non altro per la loro originalità seminale e l’anticipo sui tempi.

Brani consigliati

Future breed machine: il panico succitato si plasma in questo brano introduttivo -a giudizio di chi scrive- devastante, con tematiche futuristiche, distopiche, in cui la macchina verrà a prevalere sull’uomo.

Vanished: brano immediato e grezzo, dal notevole interludio melodico.
Axrid placidity: cioè la quiete prima (e dopo) la tempesta, una cesura di pausa molto tranquilla ed emozionante, che quasi distoglie l’attenzione dell’ascoltatore dalla violenza dei brani precedenti.
Sublevels: conclusione leggermente meno violenta e quasi insolita data l’imponenza degli altri brani immediatamente precedenti, Sublevels mette la parola «fine» ad un album capace di stupire ed innovare fino all’ultima canzone.

VincentRhyme

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