Mary Lamb / Lavorare con l’ago (un inedito)

EdmundBlairLeighton

Tra due anni ricorrerà il bicentenario di questo straordinario scritto proto-femminista sul lavoro femminile, che pubblichiamo qui per la prima volta in Italia, di Mary Lamb (1764-1847); per chi oggidì non ha voglia di fare i conti, il testo è del 1815. La scrittrice, sorella del piu’ famoso Charles, con cui scrisse Racconti da Shakespeare, parla dello sfruttamento del lavoro femminile con cognizione di causa. Infatti trascorse la giovinezza guadagnandosi faticosamente da vivere come sarta. Un giorno, esasperata per un problema di lavoro, pugnalò la madre al cuore con un coltello da cucina.
I titoli dei vari sottoparagrafi sono redazionali, cioè non di Mary Lamb; il dipinto è di Edmund Blair Leighton (1852-1922) e s’intitola Cucendo lo stendardo.
Baci e abbracci e buon Primo maggio

Carla Muschio

Alla Redazione

In giovinezza trascorsi undici anni guadagnandomi da vivere con lavori d’ago. Concedetemi di rivolgermi alle vostre lettrici, che potrebbero forse comprendere alcune delle gentili committenti di quei miei umili lavori, affrontando un argomento fortemente legato alla vita femminile: lo stato del cucito nella nostra nazione.
Quello di alleggerire il pesante carico che molte signore si accollano è uno degli obiettivi che mi prefiggo, ma confesso che la ragione principale per cui scrivo è quella di sollevare interesse per le laboriose sorelle alla cui schiera appartenevo un tempo.

Punto e croce

Ho letto dei libri che illustrano il fatto principale che informa l’impostazione di «The British Lady’s Magazine», e cioè che recentemente le donne hanno fatto rapidi progressi intellettuali. Forse in questo modo, indirettamente, ha fatto molti passi avanti anche quella classe di donne che desidero patrocinare. Il lavoro di cucito e la crescita intellettuale sono per natura in conflitto. Tuttavia temo che il male non sia ancora stato attaccato alla radice. Ci sono lavoratrici di ogni sorta in grave disagio per mancanza di impiego, come mai prima.
Nella cerchia delle mie attuali conoscenze mi pregio di annoverare molte persone che si possono veramente definire rispettabili; tra costoro la metà femminile, con il livello del suo ingegno, non sconfessa affatto l’opinione diffusa sul progresso intellettuale che voi avete posto a base del vostro lavoro; eppure io dichiaro di non conoscere nemmeno una famiglia il cui scarso benessere non sia imputabile ai cosiddetti lavori d’ago eseguiti a domicilio: tutti i lavori d’ago eseguiti da alcuni membri di una famiglia, per i quali non è prevista né assegnata alcuna remunerazione pecuniaria.
Ho detto solo pecuniaria? Vorrei chiedere a tutte le belle sostenitrici della sacralità del lavoro domestico volontario se, in tutta coscienza, una di loro abbia mai pensato di aver completato tutti i lavori d’ago che era suo dovere fare. Anche i lavori di fantasia, i più belli della compagnia! Che deliziosa disposizione di materiali! Fare una scelta felice del modello, che gioiosa ansia! Con quanta allegria lei dà inizio a una piacevole fatica! Ma allora quella signora deve essere una vera appassionata di quell’arte, molto industriosa nel perseguire lo scopo che si prefigge, e se è così è un peccato che la sua energia non si sia indirizzata verso un obiettivo migliore, lei che afferma di non provare fatica durante l’esecuzione di un pezzo di fantasia e di non dedicargli più tempo di quello che si era prefissata.

Un filo di soldi

È forse troppo azzardato tentare di convincere le vostre lettrici che sarebbe un’aggiunta di incalcolabile valore alla felicità generale e al benessere domestico di ambedue i sessi se i lavori d’ago venissero realizzati solo contro una remunerazione in denaro? Anzi, più ci si avvicinerà a mettere in atto questa auspicabile misura, più la donna si sarà avvicinata all’uguaglianza con l’uomo per quanto riguarda il semplice gradimento dell’esistenza. In quel campo, credo che sia opinione di ogni donna che la condizione dell’uomo sia di gran lunga superiore alla sua.
«Sono libere di fare ciò che vogliono», si dice. Non è forse vero che in genere queste parole significano che esse hanno il tempo di dedicarsi a tutti gli svaghi che a loro aggradano? Noi non osiamo rispondere che non abbiamo tempo di fare una cosa, perché se dovessero chiederci in che guisa disponiamo del nostro tempo, arrossiremmo nel dettagliare le minuzie che vanno a comporre la somma delle incombenze quotidiane di una donna. Anzi, molte donne che non si concedono un quarto d’ora di reale svago durante tutta una giornata, considerano il proprio marito come il più operoso degli uomini se solo si dedica con regolarità alla sua occupazione fino all’ora di cena, lagnandosi di continuo per la pigrizia di lei.
Vero impegno professionale e vero svago sono le due parti del tempo di un uomo: due fonti di felicità di cui noi godiamo in misura certamente minore. Per eseguire con buona pace dell’animo attività in cui siano intensamente coinvolte le facoltà del corpo oppure della mente, deve essere attribuita loro un’importanza a cui le mansioni femminili (il termine generico utilizzato per tutto ciò che facciamo) non possono aspirare.
Anche sbrigando tali faccende nel modo più lodevole, il massimo complimento che possiamo sperare di ricevere è quello di essere chiamate, come dolci metà, le aiutanti dell’uomo; e lui, come ricompensa per tutto quello che fa per noi, si aspetta, giustamente, che noi facciamo il possibile per appianare e addolcire la sua vita.

Vacanti

In quanti modi una brava donna nel corso di una giornata impiega pensiero e azione per far sì che quel buon uomo di suo marito possa avere un senso di vera, effettiva vacanza durante il suo tempo libero, provando un totale sollievo dagli affanni del lavoro! A tale scopo, viene profuso un impegno di un certo rilievo per prepararsi alla mansione di interlocutrice nella conversazione: ciò significa che ella deve studiare e comprendere le discipline su cui lui predilige conversare. Questa parte dei nostri doveri, se svolta con rigore, risulterà essere di gran lunga la più difficile. Gli svantaggi di cui siamo vittime per via di un’educazione che differisce da quella dei maschi fanno sì che le ore che trascorriamo sedute senza far niente in compagnia degli uomini spesso non siano rilassanti per nulla, sebbene, quanto a piacere ed elevamento culturale, il tempo così trascorso si possa considerare relativamente dilettevole.
Far sì che la casa di un uomo sia un luogo tanto desiderabile da cancellare in lui il desiderio di trascorrere il tempo libero presso un focolare diverso costituisce la sostanza più profonda delle ambizioni domestiche di una donna. Vorrei sapere da quelle donne che sono meglio riuscite a prestare questo lodevole servizio, a favore di un padre, di un figlio, marito o fratello, se il vivo desiderio di assolvere bene a questo dovere non sia stato accompagnato da uno sforzo mentale così intenso da spingerle a pensare che le donne si possano a buon diritto considerare le creatrici più che le beneficiarie del calmo rilassamento degli uomini.
Se una famiglia è così ben regolata che il padrone di casa non si trova mai nella necessità di intervenire a dirigerla, perché percepisce che sono già ben curati il risparmio e il benessere, temo che la padrona di casa (specialmente se ci sono dei bambini in famiglia) svolga una porzione di lavori femminili tale da ben soddisfare il suo senso del dovere, anche se mettesse da parte il filo e l’astuccio degli aghi, dando allegramente un suo contributo ai magri guadagni della bustaia, della modista, della sarta, della semplice lavorante, della ricamatrice e delle numerose categorie di donne che si mantengono con lavori d’ago, l’unico genere di prima necessità che viene assegnato a quel sottogruppo del nostro sesso che provvede al proprio mantenimento.

Assetti

Molto si è detto e scritto sul fatto che gli uomini monopolizzano tutte le arti e i mestieri. Dopo molti anni di osservazioni e riflessioni sono costretta ad accettare l’idea che non sia facile trovare un altro assetto.
Se, alla nascita delle bambine, fosse possibile prevedere quali tra loro saranno destinate a trascorrere la vita senza maritarsi, troveremmo presto il modo di strappare certe occupazioni professionali ai loro attuali detentori trasferendole in proprietà esclusiva del nostro sesso. Tutto il lavoro meccanico di copiatura di testi legali, ad esempio, si potrebbe rapidamente trasferire con vantaggio alle più povere tra le donne le quali, dopo un piccolo addestramento, batterebbero presto i rivali dell’altro sesso in abilità e precisione. I genitori di bambine che si sanno destinate fin dalla nascita a mantenere se stesse per tutto il corso della loro vita con la stessa certezza dei figli maschi si sentirebbero in dovere di fortificare la mente e anche la costituzione fisica delle loro figlie in tali condizioni finanziarie, impartendo loro un’educazione che, senza cozzare contro gli usi preconcetti della società, permettesse loro di dedicarsi a un’occupazione oggi ritenuta superiore alle capacità del nostro sesso o troppo pesante per la nostra costituzione. Si renderebbero allora disponibili molte risorse per le donne nubili in cerca di un reddito indipendente e ogni genitore terrebbe gli occhi aperti per penetrare in qualche professione oggi monopolizzata dagli uomini, se le loro figlie fossero nella stessa situazione di bisogno in cui sono oggi i figli maschi. Chi, ad esempio, metterebbe da parte del denaro per avviare i suoi figli al commercio, assegnare delle indennità e contribuire a mantenerli durante il lungo periodo dell’apprendistato; o, cosa che spesso viene fatta da persone di mezzi modesti, chi profonderebbe sforzi sovrumani per fare di loro dei professionisti, se fosse altamente probabile che, all’età di vent’anni, essi verranno sottratti a tale professione o attività commerciale per essere poi mantenuti, per il resto della loro vita, dalla persona che sposeranno? Eppure è proprio questa la situazione in ci si trova un genitore il cui reddito sovrasta di poco il livello della modestia rispetto alle figlie femmine.
E anche quando un ragazzo si è sottoposto a un pesante corso di studi, che lo abitua per giunta a un’attenzione costante, con perfetta convinzione che il mestiere che apprende sarà la base di una brillante carriera futura, non si può forse affermare che il perseverante impegno richiesto per raggiungere questo desiderabile scopo susciti molti aspri conflitti nella mente del giovane, anche quello dal carattere più promettente? E allora, quali non devono essere i disagi da affrontare per una donna molto giovane a cui viene chiesto di apprendere un mestiere da cui non può aspettarsi di trarre alcun profitto se non al prezzo della perdita di quella posizione sociale al cui possesso ella può ragionevolmente aspirare, dato che è di gran lunga la sorte più comune, e cioè, la condizione di donna inglese felicemente sposata?

Bugie

Dato che non desidero offrire alla considerazione delle vostre lettrici null’altro se non ciò che considero, perlomeno stando alle mie osservazioni, verità confermate dall’esperienza, mi limiterò a dire che, volendo seguire lo sviluppo delle mie meditate opinioni, sarei incline a convincere tutte le donne da cui posso sperare di aver credito ad offrire tutto l’aiuto che sia loro possibile a quelle rappresentanti del loro sesso che ne abbisognino, lasciandole nelle occupazioni che attualmente svolgono, piuttosto che costringerle a impiegarsi in professioni che oggi sono interamente maschili. Facendo eccezione solo per i profitti che esse giustamente derivano dai lavori di cucito, non toglierei agli uomini nessuna delle attività professionali che essi attualmente occupano.
«Un soldo risparmiato è un soldo guadagnato» è una massima non veritiera, a meno che il soldo non venga risparmiato nel momento in cui avrebbe potuto essere guadagnato. Io, che so cosa vuol dire lavorare per guadagnare un soldo, ho fatto molte esperienze di lavoro svolto per risparmiare e, calcolando con la massima cura, ritengo che un soldo risparmiato in quel modo frutti un guadagno proporzionale soli di un quarto di quel soldo. Le donne che sto difendendo non sono quelle che, senza dover provvedere da sole alla propria sussistenza, si propongono di guadagnare denaro. I motivi che ho per ritenere che questo non sia consigliabile sono troppo numerosi da elencare, e sono motivi basati su fatti autentici, osservando da vicino la vita domestica nei suoi vari livelli di benessere. Ma se le donne di una famiglia che si dichiara mantenuta dall’altro sesso sentono il bisogno di aggiungere qualcosa al capitale comune, perché non sforzarsi di fare qualcosa che le porti a produrre denaro nella sua forma primaria?

La cruna

Sarebbe un’azione eccellente, che implica poco incomodo, quella di calcolare ogni sera quanto denaro è stato risparmiato eseguendo i lavori di cucito in famiglia, confrontando il risultato con la porzione giornaliera dell’introito annuo. E non sarebbe male tenere nota del tempo dedicato a questo, aggiungendo anche un calcolo approssimativo della parte che essi hanno occupato nei pensieri e nelle conversazioni. Questo sarebbe un sistema facile per farsi un’idea precisa, ottenendo l’esatto valore di questa varietà di industria domestica; forse grazie a ciò i lavori di cucito verrebbero visti sotto una luce diversa rispetto a come è stato consueto considerarli fino ad oggi.
Il lavoro d’ago eseguito per divertimento non è detto che sia del tutto privo di piacere. Tutti noi sappiamo giudicare abbastanza bene cosa ci diverta, ma non è così facile pronunciarsi su cosa contribuisca al divertimento degli altri. In tutti i casi, non bisogna confondere le considerazioni di risparmio e quelle di un semplice passatempo. Se non si opera al fine di risparmiare e dopo lunga abitudine il cucito è diventato una occupazione così piacevole che non vogliamo sentir parlare di abbandonarla, ci sono le buone vecchie tecniche con cui le nostre illustri antenate erano solite ingannare e perdere il tempo: il lavoro a maglia, la decorazione con fili annodati, il filet, il mezzopunto e simili fantasiose attività, quei lavori tanto lodati ma noiosi, così lenti a progredire che non è quasi mai stato reputato conveniente farli eseguire a pagamento. Eppure risulta che per un loro strano fascino essi incatenano i potenti in una schiavitù autoimposta da cui, per delicatezza o altezzosità, essi escludono i bisognosi. Questi possono essere reputati come giusti divertimenti femminili. Ma, se quei lavori solitamente chiamati utili le offrono una soddisfazione maggiore, sarebbe un lodevole scrupolo di coscienza e un’ottima dimostrazione della propria motivazione se quella signora, che non ha nessun bisogno economico, versasse il denaro così risparmiato a povere lavoratrici d’ago impiegate in quei campi professionali da cui ella ha attinto quelle ore di piacevole attività.

Sempronia

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