L’usignolo

usignolo

Lettore, leggi il testo sotto. Poi tocca a te. Sei invitato ad andare oltre il testo leggendolo come un’allegoria. Non c’e’ un’unica soluzione. Vanno bene tutte le chiavi, pur che aprano verso significati nuovi. Inviami la tua risposta entro lunedi’ prossimo. Le letture piu’ belle saranno pubblicate nella vetrina. Alla fine dell’anno 2013 si vincono altri tre libri (i primi tre son già stati spediti), assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.

Carla Muschio
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L’usignolo è un uccello dall’aspetto modesto, eppure è giustamente famoso per la melodia del suo canto. I piccoli imparano a cantare dai genitori e arrivano da adulti a conoscere tra i 120 e i 260 tipi diversi di strofe, che durano ciascuna dai 2 ai 4 secondi. Le variazioni canore si trasmettono tra gli usignoli come i pezzi musicali tra gli esseri umani, tanto che è possibile distinguere dialetti regionali nel loro canto. L’usignolo canta per tutta la vita, tranne che nelle due settimane da quando si schiudono le uova fino al momento in cui i piccoli imparano a volare. Ai genitori indaffarati a nutrirli non rimane tempo per la musica. La massima esibizione canora si ha quando il maschio, individuato il territorio dove vuole costruire il nido, canta per attrarre una femmina.
L’usignolo canta sia di giorno che di notte, ma non ininterrottamente come popolarmente si crede. Comunque, il canto dell’usignolo è così apprezzato che nell’antica Roma un usignolo in gabbia costava come uno schiavo. Tuttavia, una volta acquistato un usignolo in gabbia, non si ha la garanzia di sentirlo cantare. Infatti questo uccello canta solo quando è «felice». Se catturato, dedica tutte le forze a dibattersi disperatamente finché non viene liberato, senza cantare. Un’altra reazione dell’usignolo in gabbia è quella di lasciarsi morire senza protestare, rifiutando il cibo e socchiudendo gli occhi. Anche in questo caso, tanto vale liberarlo.
Qualche raro usignolo si rassegna a vivere in prigionia, ma per il primo anno non canta. Un usignolo in gabbia, catturato o già nato in cattività, canta nella stagione degli amori, ma poi non più. Quindi, per sentire il canto di usignolo protratto e melodioso di cui parlano tanti poeti, non c’è luogo migliore del bosco in una notte di primavera.

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