L’ore / Time

clessidra

(Trad. a cura di Mastro Giulio di Time dei Pink Floyd – cliccare sul titolo per il testo originale)

Dopo il carme della settimana scorsa, opera di una cantrice celebrata dall’insigne Ruggero Acque, eccone uno ad opera dello stesso. E l’argomento è sempre l’impietoso scorrere degli attimi, ove infatti Crono qui è inteso non come il padre che divora i suoi figli ma come appunto la divinità che governa le nostre ore.

L’ORE.

S’en fuggon in tanti tocchi gl’istanti
d’un dì tedioso, e l’ore sciupi e perdi;
errando nel borgo de’ tuo’ anni verdi,
attendi d’aver “la” pe’ li tuoi canti.

Stracco di languido oziar assolato, o
serrato in tua magion la pluvia miri;
fanciullo sei, vita hai in soprammercato:
quest’oggi ancidi Crono e lo raggiri.

Ma un dì ti fia disserro[1] ch’in un amen
a intiera decade tuo dosso desti[2]:
novella mai ti giunse del certamen[3]
né di suo principiar giammai sapesti.

E insegui Febo ma ormai s’inoccade[4],
tenzona a retro surgerti novello[5]:
elli è ‘l medesmo, canesce[6] ‘l tuo vello,
mentre ansimando t’approssimi all’Ade.

Onne anno ognor più picciolo si face;
paion ascondersi l’ore, e tuo’ intenti
s’en vanno al nulla, oppur pagina iace
negletta, a mezzo vergata di stenti.

E indugi in quiete deserta di speme
a guisa albionica, ma vo finire:
Crono s’en fugge et il canto si sceme
pur se sarebbevi maggio[7] da dire.

[1] Ti sarà chiaro.  [2] Hai voltato le spalle. [3] Gara.  [4] Tramonta.  [5] Corre per sorgere di nuovo alle tue spalle.  [6] S’ imbianca.  [7] Di più.

 

Informazioni su Mastro Giulio

Nacqui, conobbi la letteratura, conobbi il rock'nroll, li fusi.
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