L’Italia sono anch’io (tre voci su)

italiasonoanchio

Un trialogo fra tumbleri (botta, risposta, replica alla risposta) chiaramente dalla parte dell’antirazzismo per ogni voce, alla ricerca delle cause, e quindi dei rimedi, di una piaga che sta diventando peggiore ogni giorno di più. Anche perché l’odio per chiunque non sia italiano di sangue e suolo, o peggio: lo sia ma di etnia diversa, è alimentato da un Salvini che ha buon gioco nell’additare al malcontento un finto nemico vicino e raggiungibile, e debole (gli immigrati), ed espiatorio, invece di battersi per un percorso difficile e genuino da costruire (cambiare le regole del mercato, delle contrattattazioni eccetera) in chiave anticrisi. La solita ricetta della Lega Nord: dàgli all’odio contro i terroni, prima, e intanto ci facciamo le nostre poltrone, e tutti alla greppia di Roma e delle regioni; dàgli all’odio contro gli immigrati, oggi, e intanto ci facciamo le nostre poltrone, e sempre tutti alla greppia di Roma e delle regioni non solo del Nord (sperano, contando sulla mancanza di memoria di metà degli italiani).
E perché Salvini ha buon gioco? Bastano le «complicità» delle tare legislative o dei buonismi da cuore peloso? No. Diversamente, e peggio: sono secoli che gli italiani hanno una mentalità da servi. Mica tutti, eh. Salvini è lungi dall’avere la maggioranza. Tuttavia, quasi un secolo fa, la marcia su Roma fu fatta da quattro gatti, a confronto con le forze in grado di fermare i fascisti. Eppure non li fermarono.
Stiamo ancora pagando.
La mia convinzione è che dalla somma/sottrazione di queste tre voci, dal risultato, si possa estrare un breviario laico sulla questione, al netto di semplificazioni dovute alla fretta dell’esposizione (come è nella natura dei forum sociali, pur per chi -come nel caso- si esprime benissimo) e ad accaloramenti vari.

MICIO MANNARO

Lunedì scorso, mentre a Piazza pulita su la7 Buonanno insultava lei e la sua gente, Dijana tratteneva le lacrime a stento. E nessuno, NESSUNO dei presenti (il conduttore Formenti, ma anche Fassina e Zucconi) le ha chiesto scusa o manifestato la propria comprensione.
Continuiamo così, poi non meravigliamoci se a Taranto viene picchiato un educatore dell’infanzia solo perché gay o a Vicenza una signora fa piangere un bambino in un supermercato perché gli urla in fronte che i «negri» andrebbero ammazzati tutti.
L’Italia ormai è ai livelli di razzismo della Repubblica di Weimar in Germania nel dopoguerra della prima guerra mondiale, o degli Stati del Sud negli Stati Uniti dove prosperava il Ku Klux Klan.
Finché nelle televisioni si invitano i Buonanno, ma anche i Salvini o le Santanché, sarà difficile cambiare la mentalità agli italiani. E’ stato trovato un capro espiatorio nell’extracomunitario, nello zingaro. Troppo comodo. Sono stati al potere per vent’anni, ci hanno portato in queste condizioni, e ora per pararsi il qlo usano le tv e i fomentatori d’odio per scaricare altrove le proprie colpe. Troppo comodo.
Credo che sarà molto difficile uscire da questa situazione, per cambiare i pregiudizi nell’immaginario culturale e sociale, ci vorranno anni.
Forse decenni. Se mai ci riusciremo.

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CURIOSITAS MUNDI

Un momento, calma, la Repubblica di Weimar in Germania nel dopoguerra della prima guerra mondiale è stato un fenomeno lungo e complesso, molto composito e con livelli di conflitti sia sociali che politici spesso armati che sono ancora al vaglio degli storici per delineare la/le direttrice/i che portò/arono al potere tutto il cavanserraglio di zio Adolf e che non nascono da una componente prettamente razzista, bensì ideologica e di appartenenza.
Per quanto riguarda gli Stati americani del Sud è un’altro paio di maniche che non c’azzecca una ceppa né con l’Italia, né tantomeno con la Repubblica di Weimar, tutt’al più si possono trovare delle similitudini con alcune province del Nord che ostentano suv e sottintendono di essere armate e giustiziere, quando altro non sono che comunità rurali diventate ricche negli anni 1980 e adesso terrorizzate nel vedere la prospettiva di dover tornare alla pellagra e alla polenta come misura della miseria che da secoli le ha marchiate.
Ma se dalla miseria economica si sono al tempo riscattate grazie all’indotto e ai laboratori in garage diventati poi capannoni con attigua villetta su collinetta artificiale, da quella morale, culturale e civile non si sono mai realmente distaccate, e ora che le lunghe grinfie della crisi li ghermiscono altro non sanno fare che dare la colpa a coloro che impesronificano la loro atavica miseria, i poveracci, gli immigrati, i rom, gli ultimi.
Certo non porta molto onore a costoro un simile atteggiamento e che comporta loro l’esser definiti -da chi è consapevole delle parabole e dei ricorsi storici- col riassuntivo termine di ‘mɛrdɛ.
Ora il punto è questo, in Italia c’è il suffragio universale dal 1946 e votano tutti, anche le ‘mɛrdɛ, la ‘mɛrda ha un peso specifico nel sistema del consenso, in particolar modo ora che il sistema stesso ha di fatto espulso dal suo funzionamento in quest’ultimo trentennio qualsiasi componente ideologica, dopo quella di classe e di appartenenza sociale, livellando tutto solo sull’interesse.
L’interesse è quella cosa che crea un profitto, è la parte che si mette in tasca il bottegaio che vi ha venduto il salame a due euro mentre lui lo ha pagato duemila lire e mentre ve lo consegna si lamenta con voi che l’euro ci sta portando alla miseria.
E fin qui tutto rientra nel normale corso dell’italico chiagn’& fotte, ma se il salame scarseggia per la crisi® il profitto lo si fa vendendo la ‘mɛrda e tutto il sistema di vendita si orienta per farvela piacere, dal marketing alla pubblicità, dalle promozioni al tre per due, alla comparazione noi meglio di voi. Ed ecco quindi L’Uomo in ammollo su tutti gli spot del regno dei media nazionali che vi dice come farebbe lui il bucato più bianco, sta vendendo la buona cara vecchia ‘Mɛrda. Chi assieme a lui la promuove parla solo di quella e omette tutto un mondo che esiste e che non mangia ‘mɛrda né intenderà mai farlo.
Iil discorso pertanto qui è percettivo: come non è affatto vero che siamo invasi dai rom è altrettanto vero che una bella quota d’italiani -che conosce bene il linguaggio e i modi di questa gente- vive con l’umanità composita di questo nostro mondo moderno e sa benissimo distinguere tra realtà e finzione televisiva, tra collaborazione e profitto, tra curiosità e paura, tra l’imprenditore che ospita le roulotte dei rom nella piazzale della sua fabbrica perché lui è nato povero e Salvini, tra l’astioso sfigato stanziale sul banco del bar che odia il mondo e chi il mondo lo gira e lo conosce, tra chi sa benissimo com’è composta la ‘mɛrda e di quanto è meglio il salame, e vi assicuro che non sono affatto una minoranza. Certo, non sono rappresentati e non hanno spazio sui media , ma basta spegnere la televisione e farsi un bel panino al salame e consapevolezza per rendersi conto che la realtà è tutt’altra cosa rispetto alla ‘mɛrdosa diffidenza e paura che viene inoculata quotidianamente dai subumani sacerdoti del culto della ‘mɛrda.

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 …AND SOME FOOLISH STUFF

Tutto questo pippone per dire che ci sono razzisti e non razzisti anche in Italia? Poi sta cosa che il paragone sul KKK si adatti solo al Nord-Italia forse è un po’ da discutere, no? Non mi pare che in Meridione ci sia tutta questa integrazione, che mancherebbe invece al Settentrione causa condizioni sociali agiate e mancanza di consapevolezza.
Non a caso se al Nord in molti votano Lega al Sud votano comunque a destra, mediamente.
Credo che da nord a sud ci siano comunque livelli di consapevolezza e condizioni sociali variabii da persona a persona.
Inoltre «girando per il mondo» si viene a contatto con molte realtà valide e migliori rispetto alla ‘mɛrda descritta dai media, verissimo, ma si viene  a contatto con altrettante realtà anche più di ‘mɛrda. Come, ad esempio, i capanni dove vengono rinchiusi i migranti durante la stagione dei pomodori. Un’immagine molto evocativa, direi, che rimanda un po’ agli stanzoni dove si tenevano gli schiavi nelle piantagioni di tabacco e cotone nel Sud degli Stati Uniti.
Direi che questi assolutismi teorici sono solo di segno opposto a quelli di un Salvini qualsiasi.
Perchè è vero che c’è l’industriale che ospita la roulotte per generosità ma c’è anche quello che la ospita dietro la minaccia di ritrovarsene un campo intero se rifiuta il parcheggio a quell’unica (e non è una cosa appresa dai media o da qualcuno al bar). E’ vero che ci sono rom che si integrano ed è altrettanto vero che ce ne sono altri che col qatz che si integrano.
Durante la famigerata «emergenza nomadi» di circa 20 anni fa (era morto il re dei rom al San Paolo di Milano, se non ricordo male), in concomitanza con il passaggio di una carovana, nella nostra zona aumentarono in maniera preoccupante i furti in appartamento. Io stesso ebbi la casa svaligiata.
E’ altresì vero che da  noi abbiamo un campo stabile da oltre 25 anni e lo sa solo chi ci lavora di fianco, ad esempio, perchè chi lo occupa è più che integrato. Però non puoi negare il disagio di quelle persone che si ritrovano le case svaligiate in concomitanza con il passaggio di una carovana nella zona.
La generalizzazione è un’arma a doppio taglio.
Dire che i migranti sono tutti dei poveri disperati che si vogliono integrare è un errore al pari dell’affermare che tutti i migranti sono dei terroristi islamici. Così come dire che tutti i nomadi sono deliquenti o angioletti.
Si tratta sempre e comunque di generalizzazioni.
Ad un certo punto credo che ci sia la necessità di spogliarsi dei pregiudizi ideologici e cominciare a parlare dei fatti. I fatti, a mio avviso, sono i seguenti:
– le ‘mɛrdɛ, così come le persone normali, esistono a tutte le latitudini e longitudini: non sono prerogativa di questa o quella razza, di questa o quella cultura;
– le persone normali sentono la necessità e hanno il diritto di essere difese dalle ‘mɛrdɛ, qualsiasi razza o cultura essi appartengano, che sia tempo di crisi o di vacche grasse.
Se riuscissimo interiorizzare questi concetti basilari non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro.
Adesso una domanda per tutti: a parte gli aspetti folkloristici (quindi musica, cucina, vestiario) chi sa qualcosa delle regole sociali della tradizione rom? O della tradizione albanese? O della tradizione masai? O della tradizione tutsi? O della tradizione hutu? O della tradizione bengalese?

EDIT:
Provate a chiedere ad un serbo cosa gli hanno insegnato degli Italiani, a scuola; potreste rimanere sorpresi.
(via 3nding)

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