Lettere da uno sconosciuto

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Si consuma indisturbato dalle perturbazioni quotidiane l’amore dei lettori, come la ceralacca sigilla le lettere degli amanti segreti. Percorrono distanze illuminate dai pensieri, alla velocità del battito; in un pulpito del polso una parola è scritta. Dura trent’anni, intatto e reale, l’amore tra una scrittrice di Brooklyn e un libraio antiquario di Londra.

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84 Charing Cross Road è una storia vera, come usano recitare i titoli sbruffoni dei film che cercano pubblico da conquistare con la lenza dell’«Ehi amico, stai guardando una storia accaduta realmente; potrebbe capitare anche a te». Lei è Helene Henff, scrive da New York, corrisponde con una libreria antiquaria di Londra dove le lettere – appassionate, colte, affini – sono ricevute e sbrigate da Frank Doel, il padrone della libreria, per l’appunto sita all’indirizzo del titolo. Nel 1987 uscì il film omonimo che aveva per protagonisti Anthony Hopkins e Anne Bancroft (la Mrs. Robinson del Laureato).

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Il tempo passa – dal 1949 al 1969 – e nei tableau vivant della Storia entrano in scena e recitano i comprimari di lusso di questa coppia inaspettata (anzitutto, inaspettata a se stessa): la Londra del dopoguerra, quella dei Beatles, la febbrile Brooklyn degli intellettuali postbellici, nichilisti e fiduciosi, devoti e debosciati, che scrivono, come fa Helene, drammi teatrali e libri per bambini, tutto così, senza contraddizioni.

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In questa stravagante storia d’amore i personaggi non s’incontrano mai. Se lieto fine c’è, è da trovarsi altrove. Helene visitò effettivamente la libreria londinese, ma solo nel 1970, quando Doel era già scomparso prematuramente. Eppure non aleggia nessun senso mortifero intorno a questa vicenda. C’è semmai un senso di dolce malinconia, una sazietà lieve. C’è l’autunnale respiro della Terra.
Questa è la natura speciale di un librettino di poche pagine, ovvero la sua capacità di restituire, oltre lo scorrimento di date in apertura delle epistole, la sensazione del tempo che passa. Non altri compiti sono richiesti alla letteratura. E così nel libro si può parlare di una cosa, l’amore per la lettura, per parlare di un’altra: l’affinità elettiva di due anime che le distanze longitudinali separano, ma che trovano uno spazio di riconoscimento, accettazione e, dunque, amore sconfinato, proprio in quell’incorporea sfera che è la passione per la lettura.
E anche noi, da queste parti, viviamo spesso in quella terra senza terra.

Filippo Polenchi
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