Letteratura isterica: Stoya

stoya

Hysterical literature è un progetto del 2012 di Clayton Cubitt, fotografo e cineasta di stanza a New York, che attraverso 8 video (per ora; ma mi sa che s’è fermato) vuole, cito, «esplorare il femminismo, il dualismo mente/corpo, la distrazione nella ritrattistica e il contrasto tra cultura e sessualità. (E’ anche divertente da vedere)».
Ed è anche una vibrante (haha) pubblicità per una marca specifica di vibratori, e quindi tutto va preso con beneficio d’inventario, dalle dichiarazioni alla veridicità della cosa.
L’idea è semplice: sopra il tavolo una donna legge, sotto il tavolo un vibratore vibra. Speriamo venga bene. Hé.
Il nome del progetto deriva, credo, dal motivo per cui sono nati i vibratori: curare l’isteria femminile.
(Cliccate sulle linguette per proseguire)

Stoya legge e vibra

Che ne pensa Stoya

Così Stoya, stella del firmamento porno Usa e prima interprete della serie, ha raccontato la sua esperienza (traggo tutto dal sito di Letteratura isterica, collegato a inizio articolo):

E’ di un video che sto parlando: a te decidere se prima leggere o guardare.
Non ho mai capito i vibratori. Sono stata registrata molte volte mentre dico che non me ne piace nessuno, eccetto il Nea di Lelo, che apprezzo ma solo esteticamente. Penso sia il ronzio a darmi fastidio. Ho posato per un sacco di servizi fotografici con questi giocattoli, ma li ho sempre visti come un misero sostituto per una persona e non han mai dato un orgasmo. Meno di un mese fa ero alla fiera Exxxotica con alcune delle interpreti femminili di maggior successo del settore di film per adulti, e qualcuno tra il pubblico ha chiesto quale fosse il nostro vibratore preferito. Tutte han gridato “Hitachi” all’unisono, eccetto me. La stessa sera ho ricevuto una posta elettronica da Clayton, che mi chiedeva di partecipare al suo nuovo progetto.
L’idea è questa: filma donne sedute a un tavolo, donne che leggono. Ma cosa accade sotto il tavolo? […] Credo che nel sesso la parte interessante risieda nelle sensazioni che ti arrivano da quel che non si vede. La penetrazione, dopo tutto, è l’esplorazione di qualcosa di oscuro e umido, simile a una caverna.Ho scelto una sezione delle Variazioni necrofile di Supervert, un autore (un’autrice?) che mi affascina. Ho scelto le Variazioni perchè è un po’ che sono immersa in una non morbosa ossessione triangolare, i cui lati sono il modo in cui un orgasmo influenza la chimica del cervello, le ragioni dietro il nomignolo francese di la petite mort (la piccola morte) attribuito all’orgasmo e il motivo per cui la mia mente va in uno stato di bianco totale al culmine di una esperienza sessuale.
In quel momento c’è qualcosa, la morte e il sesso, forse il cambiamento o la crescita […]. Alle volte mi pare di sfiorare questo concetto con la punta delle dita, ma non riesco ad afferrarlo e a indagarlo per bene. Tutto quel che posso fare per cercare di capire è sguazzare in qualsiasi cosa possa contenere un indizio in merito fino a che tutti i pezzi non vanno al loro posto (o fino a che non sia distratta dal luccichio di qualcosa… ma dev’essere veramente luccicante per distrarmi). Sentivo che questo libro era quello giusto.
Mi è stato detto di vestirmi come per un appuntamento non con un ragazzo bensì con un uomo. Indosso un abito della collezione Anglomania di Vivienne Westwood, il cui taglio limita il margine di manovra delle mie braccia, ma d’altronde se uscissi con un uomo non dovrei aver bisogno di far grandi gesti per aprire le porte né dovrei aver voglia di parlare al cellulare. Son truccata in maniera molto semplice, tacchi alti m prtici, mutandine sofisticate e costose. In più, la fessura è ben lubrificata. Da un punto di vista sessuale mi piacciono molto le cose che non posso prevedere e quelle che sono nuove per me. Questo tentativo di leggere ad alta voce mantenendo la compostezza pur essendo sessualmente stimolata è per me qualcosa di nuovo. La videocamera aggiunge quel pizzico di esibizionismo che ho sempre apprezzato – anche se trovo più interessante l’Hitachi, con cui la mia vagina è in procinto di fare amicizia per la prima volta.
[…] Vengono sistemate le luci e ognuno prende posizione. La mia biancheria intima giace sul pavimento, fuori dall’occhio della telecamera. Non appena inizio a leggere, la mia incredulità è sospesa, e dimentico cosa sta per accadere. Poi, al primo tocco sulla mia coscia, ogni goccia di sangue disponibile corre alla mia vulva. Continuo a enunciare correttamente parola per parola il testo, concentrandomi su di esso. Sudo. Dovesse andare avanti a lungo, mi ritroverei i capelli appiccicati alla testa per il sudore, come se avessi lavorato a lungo o mi fossi impegnata in qualche penetrante e acrobatica scopata con un uomo.
Inciampo su una parola, e la mia concentrazione si rompe quando torno a focalizzarmi sul testo. Né l’Hitachi né la donna che lo brandisce sotto il tavolo saran negletti, ma nell’interesse dell’arte (e perché tutto ciò è così meravigliosamente sporco che non voglio che smetta) continuo più a lungo possibile.
La sezione del mondo che sto abitando rallenta, zumma dentro. Come un elastico teso improvvisamente mi contraggo, e sono amorevolmente spinta da un orgasmo.
Ridacchio, le mani sul tavolo. Una volta recuperati brandelli della mia mente a sufficienza, riprendo a leggere e consegno la riga di chiusura.

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