Le ciliegie parlano / Salvatore Mannuzzu, La ragazza perduta

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Siate curiosi e accettate i consigli. Ogni tanto mi viene questo pensiero, e anche un altro, e cioè che sarebbe bello se tutti i (bei) libri che leggiamo non fossero così difficili da cedere e da lasciare. Secondo me La ragazza perduta di Salvatore Mannuzzu (il consiglio che ho ricevuto) è questo: un libro che va letto e regalato, fatto passare di mano in mano, come le cose preziose, come il vento, il vento che tira via i panni sulla spiaggia di questa copertina. Il respiro è quello bianco di Einaudi, della stessa edizione del bon bon di Francesco Piccolo (sì, stiamo parlando di Momenti di trascurabile felicità), di quella che secondo me strizza l’occhio a Paolo Nori quando dice che i libri devono essere magri (ma non per questo leggeri). In effetti La ragazza perduta e una mini bomba ad orologeria, che conserva qualcosa di antico e affascinante, perfino ottocentesco, nella sua discorsività altamente e squisitamente letteraria, e allo stesso tempo però estremamente godibile  e molto «pieno». E’ un romanzo anche molto sincero: spietato, sì, per certi versi, e molto lirico, e allo stesso tempo fagocitante, mi si passi il termine, come qualcosa che ti prende alla caviglia e ti tira giù.
Tutto inizia con una telefonata, fatta da una ragazza sconosciuta ad un magistrato che si trova lontano da casa per lavoro: è l’inizio della storia e anche il suo fuoco, trascinante e incomprensibile, come quello dell’attrazione e dell’irrazionalità dell’amore. A sua volta questa piccola grande storia è racchiusa tra le mani di un vecchio signore che vuole regalare alla sua donna un racconto per ritrovare l’affinità di coppia. Dentro La ragazza perduta ci sono scarpette e mimose e corvi che parlano sulle note di Ravel, e un finale agrodolce e insperato. Correte a comprarlo, e poi regalatelo a qualcuno.
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Questi erano i miei pensieri anche quando venni restituito alla camera che avevo presso il maresciallo Prunas; se pensieri possono chiamarsi: mentre li portavo in me come cose, cariche di tristezza e di infelicità; ma di cose di cui non mi potevo disfare, insieme alla sabbia che avevo tolto dalle scarpe, e che della tristezza e dell’infelicità, della perdita consumata, era parsa segno irrimediabile; o insieme al ramo di mimosa, dai fiori già leggeri e vividi, rimasto sul mio tavolo senza che trovassi il coraggio di assegnargli un destino. Come cose, oggetti d’angoscia, offese che dolevano nel corpo, mandando echi imprevedibili.

Le ciliegie parlano
è un progetto di Giorgia e Gaia
dedicato a Italo Calvino
e a Francesco De Gregori.

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