Le ciliegie parlano / Heloneida Studart, Passaporto per il mio corpo

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Carmélio lavora per la polizia in qualità di torturatore: è un uomo apparentemente senza pietà, che insieme al maggiore Fernando perpetua i suoi crimini cercando di far pace coi suoi fantasmi personali. Orfano di madre, infatti, il protagonista di Passaporto per il mio corpo ha appena perso un amore e uno degli affetti più importanti: il gatto Velluto.
La situazione si complica quando a Carmélio viene affidato il compito di uccidere un artista, che è sfortunatamente anche il fidanzato di Dorinha, una donna che lo colpisce da subito, che gli fa perdere la testa. Carmélio vive nel tormento: porta a termine il proprio sanguinario compito, ma il senso di colpa nei confronti di quella donna che in un qualche modo gli ricorda la madre mai conosciuta e che non ha mai smesso di cercare, lo spinge ad un pellegrinaggio in Brasile. In compagnia di lei e di altri bizzarri personaggi, tutti in cerca di redenzione per la propria anima, Carmélio tenta di riconciliarsi col proprio passato e in un certo senso anche col suo futuro.
Heloneida Studart, che avevo amato follemente in La libertà è un passero blu, mette a servizio del suo romanzo la sua scrittura accattivante e infallibile. Questo esercizio in particolare, in cui la sua voce è modellata all’interno di un personaggio maschile, appare come un esperimento audace e riuscito quasi al massimo. Se il libro non risulta fulmineo e sublime come il primo che avevo letto, conserva certo in sé tutti gli elementi che un amante della scrittura ricerca in un romanzo.
Quattro ciliegie cilieginacilieginacilieginaciliegina.

Le ciliegie parlano
è un progetto di Giorgia e Gaia
dedicato a Italo Calvino
e a Francesco De Gregori.

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