Le ciliegie parlano / Bohumil Hrabal, Una solitudine troppo rumorosa

hrabal_solitudine«E io alle falde della montagna mi raggomitolo come Adamo nel cespuglio, con un libro in mano apro gli occhi su un mondo diverso da quello dove appunto stavo, perché io quando incomincio a leggere sto proprio altrove, sto nel testo, io mi meraviglio e devo colpevolmente ammettere di essere davvero stato in un sogno, in un mondo più bello, di essere stato nel cuore stesso della verità. Ogni giorno io sbigottisco dieci volte, come ho potuto allontanarmi così da me stesso». 

Una solitudine troppo rumorosa di Bohumil Hrabal è un’operetta intensa e visionaria sul valore dei libri e sul loro destino. A farsi carico della loro strenua difesa è un «operaio del sottosuolo» che, da trentacinque anni, attraverso una pressa meccanica, dovrebbe destinarne tonnellate al macero ma finisce col salvarne di nascosto una quantità incredibile e di fondere la sua esistenza con la loro stessa essenza, disseminando pensieri, idee, frasi e citazioni in tutto ciò che lo circonda.
Un libro non facile, certo: la mancanza totale di dialoghi e di una trama ben definita rende la lettura sì scorrevole, ma a tratti poco comprensibile; è innegabile, però, il fascino che il protagonista infonde nel lettore, un’aura di tenerezza e follia che lo rende nostalgico ed eroico, salvifico e distruttivo al tempo stesso, «investito di schegge» (come l’ha definito lo stesso autore), tormentato e vagante in una cupa e nebbiosa Praga.
Bellissima, infine, è la scrittura di Hrabal, fluente e mistica, ricca di rimandi, intimamente ribelle. Un’ottima scoperta.
Quattro ciliegie cilieginacilieginacilieginaciliegina.

Le ciliegie parlano
è un progetto di Giorgia e Gaia
dedicato a Italo Calvino
e a Francesco De Gregori.

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