Le ciliegie parlano / Aimee Bender, Creature ostinate

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In seguito, quando sarebbe diventato un navigatore provetto sulle onde dell’acqua dei loro corpi, avrebbe scoperto che quelle spalle larghe erano la cosa a cui pensava con più libidine e con più tenerezza. Quelle spalle larghe sarebbero state la cosa che avrebbe riconosciuto in mezzo a una folla se tutti avessero avuto dei sacchetti di carta in testa. Quelle spalle larghe le avrebbe sapute riconoscere da una parte all’altra di un oceano.

Ho idea che ultimamente nel genere racconto – che ho sempre faticato ad amare – viga una regola che induce l’autore a considerarsi quasi in dovere di scrivere quei racconti sempre e comunque sul filo del fantastico o fantascientifico.
Ho amato visceralmente la Aimee Bender di Un segno invisibile e mio, dove con estrema delicatezza e potenza era stata capace di illustrare, invece, una realtà spietata. E quella crudele e poetica di L’inconfondibile tristezza della torta al limone. In Creature ostinate – raccolta di racconti in cui sfilano personaggi reali e surreali – ho ritrovato solo una parte del talento che le riconosco.

Forse, in un certo senso, se una persona piange addosso a noi diventa nostra, almeno un pezzo, per sempre.

Gli incipit sono bellissimi e pieni di premesse e promesse, ma è in qualche modo nella «lunga» distanza che si (dis)perdono. Solo ogni tanto brillano stralci preziosi, ma non tanto da rendere giustizia a questi racconti, com’era successo per Grida il mio nome.
Tre ciliegie cilieginacilieginaciliegina.

Le ciliegie parlano
è un progetto di Giorgia e Gaia
dedicato a Italo Calvino
e a Francesco De Gregori.

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