L’arenaria

arenaria

Lettore, leggi il testo sotto. Poi tocca a te. Sei invitato ad andare oltre il testo leggendolo come un’allegoria. Non c’e’ un’unica soluzione. Vanno bene tutte le chiavi, pur che aprano verso significati nuovi. Inviami la tua risposta entro lunedi’ prossimo. Le letture piu’ belle saranno pubblicate nella vetrina. Alla fine dell’anno 2013 si vincono altri tre libri (i primi tre son già stati spediti), assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.

Carla Muschio
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La cosiddetta «pietra serena» tanto amata dagli architetti del Rinascimento fiorentino è un tipo di arenaria. Come dice la parola, l’arenaria è sabbia fattasi roccia. Quella presente nell’Appennino toscano si è formata nel periodo dell’Oligocene superiore-Miocene inferiore, giunta in correnti di torbida dall’arco alpino e dalla stessa catena appenninica in sollevamento. Oltre alla sabbia, di grane diverse, l’arenaria può contenere altri materiali quali cristalli di quarzo, feldspati, lamelle argentee di muscovite, risultanti dal disfacimento di varie rocce. Il materiale fine che si trova tra i granuli e li tiene insieme si chiama matrice. La matrice è prevalentemente un’argilla ricristallizzata (epimatrice), ma a cementare i granuli di sabbia fino a farne una pietra possono contribuire anche il carbonato di calcio, sia sotto forma di calcite che di aragonite, e altri materiali quali silice e ossido di ferro: i minerali contenuti nelle acque circolanti tra i pori interstiziali.
Non tutti i tipi di arenaria hanno la stessa solidità e durata. Ci sono macine di mulino e di frantoio costruite in questo materiale che si sono rivelate estremamente dure e resistenti. La stessa solidità caratterizza molte costruzioni architettoniche, che stanno resistendo ai secoli. A volte però può andar male all’architetto o allo scultore e l’arenaria da lui usata nel tempo subisce un degrado con caduta di croste parallele alle superfici, polverizzazioni, fessurazioni.

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