L’arder de la notturna face / Burning of the midnight lamp

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(trad. a cura di Mastro Giulio di Burning of the midnight lamp di Jimi Hendrix – cliccare sul titolo per il testo originale)

Promesse di marinaio (o di curatore): ancora un’opera di Jacopin D’Endrigo, e stavolta non proviamo nemmeno a dir che sarà l’ultima, benché né in archivio né in programma ve ne siamo altre.

Lirica di notturna desolazione, debolmente rischiarata da un tenace ancorché flebile lumino di speranza, dalle vivide immagini evocate dalla memoria del solitario protagonista, e da un bell’accusativo alla greca in apertura di seconda strofa.

L’ARDER DE LA NOTTURNA FACE.

Defunto ormai il mattino,
s’estinse il dì altrettanto;
solingo son, tapino,
solo il selèneo manto
velluteo viensi a me.
La solitudo odierna
sufficemi affinché
l’alma sé brami inferna.
Solingo ognor la vampa
attizzo de la lampa.

Sul mur le larme sparso [1]
pinta l’imago tua
sorride, ma inver scarso
è quanto ho in cuor di bua;
è di polve il tenace
piover ch’al guardo vela
‘l monil che ‘n terra giace
e mira l’uscio e gela.
Nel derelitto dramma
nodrisco [2] ancor la fiamma.

Ivi or seggo mirando
l’usato focolare,
mentre e’ va apparecchiando [3]
lo lampo familiare
ne l’alma; e il tempo avaccio [4]
dirà il circo nel pozzo
de’ desir, e altro braccio
per me va al mercar sozzo
e a mia sonar campana;
me senti, amor, che invoco?
Farò mia mente insana
solo, press’a lo foco
di cui, in notturna pace
ancor fo arder la face.

[1] Accusativo alla greca: “Sul muro cosparso di lacrime” [2] Nutro. [3] Impersonale: “si prepara”. [4] Presto.

Informazioni su Mastro Giulio

Nacqui, conobbi la letteratura, conobbi il rock'nroll, li fusi.
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