Lancillotto salva Ginevra dal rogo

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Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra, particolare da un’opera di Aubrey Beardsley).

Carla Muschio
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La storia

Ginevra ha per amante Lancillotto, il miglior cavaliere della corte di re Artù, suo marito. Il legame è naturalmente segreto, ma a corte tutti sanno e mormorano, tranne il re. Ora Lancillotto è stato assente a lungo, lontano dalla sua amata. Per qualche tempo è vissuto nudo e folle nella foresta, in preda alla follia causata dalla separazione, poi, tornato in sé, ha corso varie avventure, tra cui la più importante è stata la ricerca del sacro Graal, insieme ad altri cavalieri. Un eremita gli ha spiegato che non è stato lui a raggiungere la sacra coppa per via della sua impurità: nel suo cuore infatti l’amore per Ginevra non è affatto spento.
Egli fa ritorno alla corte di re Artù con lo scopo di conservarsi casto, pur nella vicinanza della regina. Non sempre ci riesce. In compenso i suoi propositi di virtù infuriano Ginevra, che lo invita ad allontanarsi dalla corte. Lancillotto, disperato, confida la sua pena a Bors. Questi gli suggerisce di rifugiarsi in un’abbazia poco lontana, così da essere presto a tornare a corte non appena l’ira di Ginevra si sarà placata. Le donne sono fatte così. Lancillotto accetta il consiglio.
Ginevra, non meno sofferente del suo amante, vuole simulare spensieratezza. Così indice un banchetto a Londra per ventiquattro cavalieri. Uno degli invitati è Galvano, notoriamente ghiotto di frutta. Pinel, suo nemico, avvelena le mele servite al banchetto con l’intento di uccidere lui. Invece la prima mela è mangiata dall’innocente Patrise, che muore sul colpo. Suo cugino, Mador, accusa la regina del delitto e vuole giustizia. Re Artù non può negargliela, così fissa una data, dopo due settimane, in cui la regina sarà messa al rogo, a meno che non intervenga un cavaliere a difendere la sua innocenza contro le armi di Mador.
Artù esprime a Ginevra il suo rammarico per la lontananza di Lancillotto, che sarebbe di certo suo difensore. Nessuno dei cavalieri della Tavola Rotonda si offre di difendere la regina. Ginevra prega Bors di essere suo campione ed egli dice che la difenderà, ritraendosi solo se giungerà un cavaliere più forte di lui a sostituirlo.
Il giorno del giudizio la pira è preparata, la tremante Ginevra è posta lì accanto per seguire il combattimento. Mador scende in campo. Bors è pronto ad affrontarlo, ma ecco arrivare un altro cavaliere che prende il suo posto e sconfigge lo sfidante. Il cavaliere è vincitore, la regina è salva. Si toglie l’elmo e rivela il suo viso: è Lancillotto.

La variante

Giovanna si è sposata giovane con Aristide, il direttore del più grande ospedale della sua città. Il marito è molto impegnato nel lavoro e trascura la moglie, che soffre per la sua distanza e indifferenza. Giovanna rifiorisce quando diventa amante di Ludovico, un neurochirurgo suo coetaneo che lavora alle dipendenze di Aristide. Gli amanti sono cauti nei loro incontri, eppure dopo pochi mesi tutto l’ospedale mormora di loro. Aristide sembra essere rimasto l’unico a non accorgersi di nulla.
Un giorno che Ludovico ha cancellato un appuntamento, Giovanna gli fa una scenata: faccio la figura della peccatrice davanti a tutto l’ospedale, dice, per poi sospirare sempre senza vederti. Se il tuo amore è tutto qui, puoi anche andartene, non perderò molto.
Ludovico, pur con la morte nel cuore, la prende in parola. Con la sua fama, non gli è difficile trovare lavoro in un altro ospedale e si trasferisce in un’altra città, senza dare a Giovanna il suo indirizzo.
Dopo la sua partenza Giovanna incomincia a soffrire di forti mal di testa. Vengono fatte delle indagini: pare esserci una massa tumorale nel cervello. Si cerca un bravo chirurgo che metta mano alla moglie del capo, ma nessuno vuole accettare la responsabilità e il rischio del fallimento. Aristide dice alla moglie: «Peccato che Ludovico se ne sia andato, lui sarebbe riuscito a salvarti».

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