La terrazza

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Lettore, leggi il testo sotto. Poi tocca a te. Sei invitato ad andare oltre il testo leggendolo come un’allegoria. Non c’e’ un’unica soluzione. Vanno bene tutte le chiavi, pur che aprano verso significati nuovi. Inviami la tua risposta entro lunedì prossimo. Le letture più belle saranno pubblicate nella vetrina. Alla fine dell’anno 2013 si vincono altri tre libri (i primi tre son già stati spediti), assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.

Carla Muschio
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Silvia aveva una terrazza grande come una stanza della sua casa. La terrazza stessa era in effetti un’altra stanza della sua casa, con un bel tavolo, le sedie, l’ombrellone. Vi passava tanto tempo nella bella stagione a leggere, mangiare, conversare, ricevere amici. Ci si stava così bene anche perché la terrazza era ricca di piante e fiori, da perderci gli occhi. Negli anni le piante erano aumentate insieme alla sua passione per il giardinaggio. Quando il suo fidanzato la osservò una sera mentre passava con l’innaffiatoio di pianta in pianta, dando a ciascuna l’acqua che le pareva necessaria, e poi la vide ripassare qui togliendo delle foglie morte, lì sistemando un ramo di rampicante, disse:
– Assomigli a un medico che fa il giro dei pazienti in corsia.
Era un paragone azzeccato che fece sorridere Silvia, la quale replicò:
– Hai ragione, e non solo. Ci sono anche le operazioni: potare, rinvasare. Qualche volta il paziente muore. Però ci sono anche  le nascite, da seme o da talea. Lo sai che ormai se devo fare un regalo posso sempre attingere alla mia terrazza? O una pianta o un mazzo di fiori, c’è sempre qualcosa.
Federico, il fidanzato, andò vicino ai vasi grossi contro la parete della casa.
– E questi, chissà da quanto tempo ce li hai. Che meraviglia!
Indicava un gelsomino tutto fiorito e un cespuglio di rose rampicanti.
– Sì, è da qualche anno che sono qui. Ma è perché li curo che sono così belli, sai. Chi non ha un giardino non immagina quanto ci sia da fare.

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