La Russa? Comico come d’Annunzio

La Russa come D’Annunzio. Lo ha sostenuto lo stesso ministro della difesa dopo aver volantinato dall’elicottero sul villaggio di Bala Murghab, nel nordovest dell’Afghanistan. Evidentemente il ministro non conosce bene la differenza tra bellico, ovvero quello che ha attinenza con la guerra, e sbellicarsi, ovvero ridere a crepapelle. Perchè solo il giorno prima, il temerario ministro, aveva visto bene di fuggire davanti al direttore di Europa, Stefano Menichini, durante un dibattito televisivo a Linea Notte del Tg3. Ora Ignazio La Russa si trincera dietro all’autoironia, sostiene che il paragone con D’Annunzio e con il raid del Vate su Vienna era improponibile, ma su questi argomenti il ministro potrebbe colmare alcune lacune di memoria.
Perchè D’Annunzio fu abile soprattutto a rendere mitologica ogni sua impresa. Come noto, infatti, perse la vista da un occhio in seguito ad un “divino” ammaraggio nelle acque di Grado nel gennaio del 1916. Ma pochi ricordano che non guidava il Vate, che era un banale volo di ricognizione e che la ferita fu dovuta ad una forte capocciata del poeta contro la mitragliatrice dell’aereo. Che dire poi del “volo dell’arcangelo”? Celebrato con una scritta sulle mura di un ingresso del Vittoriale. Anche qui molta enfasi per una vicenda fantozziana.
Banalmente, in una calda serata dell’agosto del 1922, al primo piano del Vittoriale, ai tempi Villa Cargnacco, Luisa Baccara, amante «ufficiale» di d’Annunzio, stava suonando il pianoforte. Il Vate, però, non stava seguendo l’esecuzione, ma le grazie di Jolanda, detta Jojò, sorella minore di Luisa. Jojò si schermiva, evitava, sfuggiva tra i damaschi neri e argento della sala. Il vate come noto, non era altissimo, cercò quindi di chiudere la preda in un angolo, fino a salire sullo stretto davanzale della finestra per poterla meglio «agganciare». Fu un errore, la «preda» si divincolò e il Vate perse l’equilibrio, finendo di sotto. La scritta sul portale del Vittoriale che celebra l'”avvenimento” è questa: “Ego sum Gabriel volucer dismissus ab alto” (“Gabriele il volatore è caduto dall’alto”). Il ministro della difesa scelga meglio i suoi paragoni e magari consigli al suo premier di stare lontano dai davanzali…

L’immagine è presa da qui.

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