La porta che si apre solo dall’interno

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Lettore, leggi il testo sotto. Poi tocca a te. Sei invitato ad andare oltre il testo leggendolo come un’allegoria. Non c’e’ un’unica soluzione. Vanno bene tutte le chiavi, pur che aprano verso significati nuovi. Inviami la tua risposta entro lunedi’ prossimo. Le letture piu’ belle saranno pubblicate nella vetrina. Alla fine dell’anno 2013 si vincono altri tre libri, assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito (i primi tre sono in viaggio).

Percorrevo un sentiero nel bosco e giunsi a una radura ridente. In cima a un piccolo dosso sorgeva una casetta che dava segno di una vita serena: fioriere alle finestre, un intonaco fresco e intagli di fiori e uccelli lungo la cornice del tetto. Avevo sete e mi venne la tentazione di rivolgermi agli abitanti di casa. Giunto alla porta notai con stupore che questa era una bella tavola di legno priva di maniglie serrature. Bussai.
Si affacciò a una finestra una ragazza di forse vent’anni, fresca e curata. Mi chiese cosa volessi e con un sorriso mi fece entrare. Anche dentro la casa era confortevole. Quando mi fui saziato d’acqua mi guardai intorno: tutto parlava di una vita comoda, pulita, facile.
La ragazza si era seduta davanti  a me senza parlare. Io volevo e non osavo saziare, dopo la sete, la curiosità. Infine le chiesi:
– Ma tu, vivi sola?
E lei:
– No, che dici, come potrei? Ho un compagno con cui sono felice.
– E perché la porta fuori non ha la maniglia?
– Per non fare entrare chi non vogliamo.
– Ma voi come fate?
– Io sto sempre qui e quando viene il padrone di casa, gli apro.

Carla Muschio
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2 risposte a La porta che si apre solo dall’interno

  1. Gió Piccolo dice:

    Alla fine di un percorso tortuoso e pieno di deviazioni volontarie e forzate, mi ritrovo improvvisamente davanti a uno specchio. Uno specchio con una cornice rassicurante fiori blu, forse fiordalisi. Nulla é più innocente, più puro di un fiore. Cosí, incoraggiata dalla mia ricerca di innocenza, mi perdono. Mi affaccio al bordo dello specchio e osservo la vita da quella parte. Tra me e il mondo, una lastra lucida che riflette. Ma non sono sola, vivo col padrone dello specchio: il mio ego un po’ deforme. Insieme (?) decidiamo chi far entrare nello specchio e accarezziamo il tempo che trascorre, come un pigro gatto sulle ginocchia.

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