La Pasqua / Easter

pasquapatti

(trad. curata da Mastro Giulio di Easter di Patti Smith – cliccare sul titolo per il testo originale)

Fuori tempo, il carme che a poetessa Patrizia Del Fabbro (per altri Patrizia Rossi) dedicò non tanto alla Pasqua in sé, quanto ad un giorno significativo di illuminazione nella vita del poeta gallo, in particolare arduino, noto come Arturo Rambaudi, i cui fratelli e sorelle vengono nominati nel testo.

 

PASQUA.

 

Era lo santo dì ch’onne devoto
festeggia Pasqua di Resurrezione;
tu et io si passeggiava in lieve moto
menando col passo conversazione.

Mia picciola Isabèl prendi mia mano:
l’ora sonò, e tutt’intorno è fulgore,
è canoscenza tutto, et il mio còre,
mia picciola Isabèl, et il mio crano[1].

Vitalia e Federigo, ‘l Redentore
intra vossìa alberga, et il cammino
diritto mena noi al sol insino;
frate e sirocchia[2], rintoccaron l’ore.

Mia picciola Isabèl, tutto è fulgore,
è canoscenza tutto, e in esto istante
al mondo noi moriam, ciononostante
al mondo noi sorgiam in este ore.

I’ prima vera e Terra Santa e ‘l seme
de lo misterio son, ch’etterno dura;
il pruno, il velo i’ son, di grazia ‘l sème[3],
l’imago impudica, colui che fura[4]

il sonno, il messo d’avvisione[5] e ‘l prenze
di pace; brando, vulno, taccia[6] e scorno
trasfigurate di Cain semenze[7];
io lacero, io termino e ritorno.

Ancor, lo sale e ‘l riso amaro i’ sono,
l’etere in grembo di fulgor lucente;
son l’astro vespertin, globo veggente
che le larme del Salvatore in dono

or reca e versa, fino a farsi secco
e a morir nella medesma nottata
in che io sorgo, Isabella; ma ecco
che insembre c’innalziam sorgendo, o amata.

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[1] Testa. [2] Sorella [3] Segno, in questo caso “aspetto”. [4] Ruba. [5] Sogno. [6] In questo caso “macchia”. [7] Stirpi, in questo caso “figlio”.

Informazioni su Mastro Giulio

Nacqui, conobbi la letteratura, conobbi il rock'nroll, li fusi.
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