La cultura come entomologia: l’Italia/Lazio a Francoforte

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Queste fotografie (l’effetto leggermente tuttosmarmellato, come si direbbe in Boris, è dovuto alle qualità del fotografo, che mentre scattava erano in bagno) provengono dal padiglione della Regione Lazio, Italia, alla Fiera del libro di Francoforte in questi giorni di ottobre 2016 (si chiude il 24).
I libri sistemati in librerie-loculo, e quindi invisibili, sotto una lista di nomi di case editrici (manco un logo, dimodoché la non riconoscibilità fosse certa), erano preannunciati da una parete in cui i volumi erano rivettati a pagine aperte, crocifissi al muro senza redenzione (era impossibile leggerli, solo sfogliarli parzialmente, a volte), un po’ come faceva Vlad Tepes con i soldati nemici lungo la via alle sue terre.
Il libro cartaceo è avvisato: il suo destino è morte, gli officianti del rito funebre sono quelli che portano in giro chi i libri di carta di li fa (la Regione Lazio ha pagato per essere presente), e i sacerdoti rivendicano con orgoglio la fine del vecchio (fisico) e l’arrivo del nuovo (digitale) come manco la Apple quando tolse i dischetti dai suoi Mac.
Però io due paroline a commento le avrei messe, perché altrimenti sembra l’ennesima cosa sbagliata fatta dai ministeri o suoi sottoprodotti, questa volta col pensiero di fare una roba che spacca (e in effetti colpisce), senza pensare al messaggio che si trasmette (e si trasmette l’idea di cultura che si ha).
Per restare in Boris, e chiudo: a Reggione Lazio,

madonnachetristezza

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