Kynodontas – La caverna di Platone

Dente di cane

Il 24 gennaio 2012 ci ha lasciato Theodoros Angelopoulos, uno dei più grandi registi europei, nato nel 1935, greco. Sin dagli anni ’70 (il lunghissimo ma straordinario “La recita” è probabilmente la sua opera migliore) ha dimostrato di essere un grande regista e soprattutto ha reso noto sè stesso come il principale regista greco (e uno dei pochi seguiti all’estero). Tre anni prima della sua morte, nel 2009, nella sua stessa patria, è uscito il secondo lungometraggio di Giorgos Lanthimos: che possa questi essere l’ideale erede di regista greco più dotato? “Kynodontas”, tradotto in inglese come “Dogtooth”, ne potrebbe essere la prova.
Premio “Un Certain Regard” al Festival di Cannes. Nomination all’Oscar per il miglior film straniero, statuetta che avrebbe dovuto vincere. La trama: due genitori vogliono tenere i propri tre figli, due ragazze e un ragazzo, reclusi in casa, lontani dal ‘pericolo del mondo esterno’ e dalla sua cultura. Segregati, non hanno contatti con il mondo nè con gli oggetti. Se hanno un po’ di curiosità riguardo al significato di una parola, i genitori spiegano loro che la parola è una maniera come un’altra per descrivere un certo tipo di oggetto completamente innocuo ed elementare. I tre non hanno nomi, hanno paura degli animali, non hanno il coraggio di uscire fuori casa, e comunque non possono. Solo il padre, per lavoro, a volte esce con la macchina. Ma ad un certo punto c’è bisogno che gli impulsi sessuali del figlio vengano soddisfatti. Il padre ingaggia Cristina, una sua dipendente, per aiutarlo, ma costei è un elemento esterno che non ha completamente compreso la serietà problematica della faccenda. Deve tenerla segreta, ma ha una certa paura reverenziale. Fa il suo lavoro, ma fa entrare la cultura nella casa e fa conoscere a una delle due figlie, molto ingenua, l’omosessualità. Le conseguenze sono disastrose.

Platone, innanzitutto

Finale aperto, al 90% disperato. “Kynodontas”, innanzitutto, è Platone. Il mito della caverna si era già visto al cinema sotto la forma da blockbuster di “Matrix”, intriso di una superficialità e di un’aura, appunto, da film che vuole essere volutamente ‘cult’ (e lo è diventato), al punto di essere diventato un’opera spesso considerata troppo per la sua faccia digitale e poco per quella filosofica. Purtroppo. Ma, ovviamente, in “Kynodontas” è diverso. Sorvolando l’unico difetto del film, ovvero il fatto che non si spiega per quale motivo (ce ne deve essere uno) i genitori decidono di tenere i figli in quel modo, si può ben dire che: gli oggetti sono rappresentati nel film sotto la forma della cultura; i ‘prigionieri’ sono i figli ai quali tutto è concesso sotto forma di finzione; un elemento esterno, assente nel mito originale, è rappresentato dai genitori, manipolatori delle ‘ombre’ che rappresentano la finzione; la figlia maggiore, alla fine, diventa “il prigioniero che viene liberato”, ma i risultati sono tematicamente simili ma concretamente diversi; Cristina è l’elemento esterno che, però, non agisce con indifferenza e anzi si fa prendere dal peccato, sfalda la caverna, è presa dal suo impulso sessuale e agisce senza riuscire a rendere compatta un’analisi delle conseguenze, risultando quindi il personaggio che più si distacca dal mito platonico.

Bianchi ossessivi

Per una totale analisi del film, bisogna immergersi completamente all’interno della pellicola, entrando nella compattezza inquietante e dolcemente grottesca dei bianchi ossessivi. È pesante, sì, è lento, pure, ma grazie ad una delle sceneggiature europee più originali e ben costruite degli ultimi 15 anni (e non si sta esagerando!) riesce ad essere al contempo disperato e divertente, grottesco senza essere ridicolo, decisamente angoscioso nella sua violenza contenuta nella non violenza. Chiaramente non è un film per tutti: in Inghilterra è stato vietato ai minori di 18 anni, in Italia non è nemmeno approdato nelle sale come non è nemmeno stato doppiato e non è reperibile in dvd se non su amazon.uk. È un film che è difficile da digerire: la violenza sottintesa è fredda, i rapporti sessuali sono viscidi e repellenti (e ve ne sono anche di incestuosi!), l’incoerenza del tipo di genere umano rappresentato causa nello spettatore, quello che apprezza e comprende, una sorta di repulsione spaventata. Mette la pelle d’oca, inoltre, se uno pensa di poter far parte di un mondo simile a quello rappresentato senza rendersene conto. Un po’ lo stesso gioco di “The Truman Show” di Peter Weir, solo reso in maniera molto più pesante.
Tecnicamente parlando, poco da dire: la fotografia converge su cromatismi chiari, oltre al già citato bianco, anche il verde dell’erba, l’azzurro della piscina o addirittura il rosso del sangue, non fanno che aumentare la sensazione di fredda tristezza, senza sfociare nell’eccesso; la regia gioca a riprendere le scene a partire da inquadrature spesso oblique che mostrano poco, rendendo la situazione dello spettatore quasi perversa (“non potrei vedere di più?”: magari, se si vedesse di più, si rimarrebbe profondamente disgustati); la colonna sonora è praticamente assente, tranne che nella scena, la mia preferita, in cui il figlio suona un pezzo di chitarra normale e ripetitivo e la figlia maggiore si scatena, ribelle, causando reazioni strane; la sceneggiatura è superiore a ogni lode; gli attori sono sensazionali e, soprattutto Aggeliki Papoulia, che è appunto l’attrice che interpreta la figlia maggiore, e Anna Kalaitzidou, ovvero Cristina, catturano con inquietante e volontariamente ridicolo candore le figure dei propri personaggi, personaggi che appunto risultano solo membri di un gioco infinito e fintamente nascosto di padrone e animale domestico, in cui il primo prevale sul secondo per potenza fisica e verbale, e il secondo prevale sul primo per coerenza, per intelligenza, per comprensione della situazione e per ‘senso etico comune’.
E questa è solo una delle possibili letture che si possono dare al film: c’è chi l’ha vista come un’allegoria della religione. Forse, proprio per questo, “Kynodontas” sfiora il capolavoro e rimane eternamente impresso.

7isLS

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