Ivano e la dama del Cavaliere Nero

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Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra, un’opera di Aubrey Beardsley).

Carla Muschio
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[la storia]

Una sera d’inverno alla corte di re Artù il giovane cavaliere Kynon raccontò una sua avventura. Alla sommità di un dirupo aveva trovato una radura, al centro della quale si trovava un albero, sotto l’albero una fontana e accanto alla fontana una lastra di marmo con una ciotola d’argento attaccata ad essa con una catena. Quando Kynon aveva gettato dell’acqua sulla lastra, si era levata una spaventosa tempesta che aveva privato l’albero di tutte le foglie. Quando esso era rimasto del tutto spoglio, tuttavia, la natura aveva preso a rifiorire rigogliosa: l’albero aveva riacquistato la sua chioma e si era riempito di uccelli dal canto melodioso. Mentre Kynon osservava ammirato, era giunto un cavaliere tutto vestito di nero, montato su un cavallo dello stesso colore, che aveva rimproverato Kynon per aver scatenato la tempesta e aveva ingaggiato una lotta.
Il Cavaliere Nero aveva avuto la meglio e Kynon era dovuto fuggire.
Il giovane Ivano, che ascoltava la storia, venne preso dal desiderio di affrontare il misterioso Cavaliere Nero. Seguì la strada che Kynon gli aveva indicato e raggiunse la radura. Tutto si svolse come era accaduto a Kynon, ma alla fine dello scontro tra Ivano e il Cavaliere Nero fu il primo a vincere. Il secondo, ferito a morte, fuggì verso il suo castello e l’eroe lo inseguì.
Ivano restò fuori perché al suo arrivo calò una saracinesca che spezzò in due il suo cavallo. Una damigella, tuttavia, lo aiutò a entrare e gli diede un anello che lo rendeva invisibile, così da essere al sicuro dalla vendetta dei castellani.
Nella notte il Cavaliere Nero morì e l’indomani si svolsero i riti funebri. Ivano, che osservava non visto, si invaghì della bella vedova del Cavaliere Nero, detta la Dama della Fontana, e pregò la damigella di aiutarlo a conquistarla.
Dapprima la dama non voleva sentir parlare di altri amori, ma la damigella le fece notare che aveva bisogno di un uomo forte accanto a sé per mantenere il suo dominio e difendere la fontana. La damigella si offrì di andare a cercare lei stessa un tale uomo alla corte di re Artù. La Dama della Fontana acconsentì.
Trascorso qualche tempo Ivano, che era sempre rimasto, invisibile, nel castello, venne presentato alla dama. Sorse in lei il sospetto che fosse proprio lui l’assassino di sua marito, ma che fare? Il Cavaliere Nero ormai era morto e Ivano le piaceva. Si celebrarono le nozze.

 

La variante

L’anziano professor De Pomponis, un universitario di vasto potere, presentò all’Accademia delle Scienze del suo paese una richiesta di finanziamento per una ricerca di microbiologia. Quando venne resa pubblica la delibera sull’attribuzione dei fondi, De Pomponis andò su tutte le furie: il suo nome non c’era. Nel suo campo era stato invece finanziato un progetto capeggiato da un brillante giovane appartenente proprio al suo istituto. Questo gli aumentò la rabbia e l’invidia. Anzi, la sconfitta fu così amara che finalmente si decise ad andare in pensione.

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