Intervista: Marù & le Barbe magre

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Sono cinque, che però è numero variabilmente addizionabile, sono bravi, son simpatici (ma non simpa, per buonasorte), son musicanti e non di Brema. Siori e siorre… Marù e le Barbe magre!!!!
(Fanfare, e via con l’intervista. Cliccando sull’altra linguetta potete vedere / ascoltare un paio di loro pezzi, volendo come sottofondo musicale all’intervista, oppure no, o che so io – è una citazione di Cantagallo, dal Robin Hood della Disney, per chi non).
(Cliccare sulle linguette per proseguire nella lettura)

L’intervista: Chi e cosa

Ciao, chi siete?
Tutti: Ma ciao a te, siamo Marù e le Barbe magre: Barbaghigo, Barbèrio, Barbagiglio e Barbarino.

Iniziate a domandarvi: perché «Marù e le Barbe magre»?
Marù: Mi è sempre piaciuto immaginare di avere una barba. Sarà poco femminile, non sarà di certo un sogno grandioso e di certo non ho mai cercato di farla germogliare veramente. E proprio quando stavo per perdere ogni speranza di averne una (anche solo in affitto), eccone quattro. Il nome è giunto spontaneo durante una delle primissime prove, precisamente la prima con Rino, e mi ha subito fatto sentire come Alice nel Paese delle meraviglie.
Barbarino: Ho sempre voluto un nome forte, tipo The Stranglers oppure un nome che faccia capire come suoni, come Queens of the Stone Age o bizzarro come  Neutral Milk Hotel. Alla fine siamo onesti, un nome è solo un nome, ma credo che sia il nome giusto perchè coniuga identità, immagine, progetto, e l’essere fondamentalmente degli adorabili cazzoni. Senti come suona bene, va come ti rimane in testa: funziona!

Altri nomi possibili quali sono stati?
Barbaghigo: Avevo cercato qualche gioco di parole con la parola Uke ma quando Barbarino e Marù hanno tirato fuori questo nome ho capito subito che avevamo il nome definitivo.
Barbèrio: «Gli Scimpanzé», se non sbaglio.

Che strumenti suonate?
Barbe magre: siamo tutti polistrumentisti senza pretese. Il nostro arsenale è più ricco di quello della Inquisizione Spagnola dei Python, e comprende: Chitarra, Piano, Basso, Cajon, Kazoo, Glockenspiel, Didgeridoo, Theremin, Fisarmonica da bambini, Banjo, Percussioni varie, Violino, Bastone della Pioggia, Raudi&Miccette, ma soprattutto Ukuleli.
Marù: Suoniamo un po’ di tutto e spesso improvvisiamo anche del virtuosismo su strumenti che, in realtà, non sappiamo suonare (vedi quella volta che ho suonato il violino). Da piccolissima ho imparato a strimpellare la chitarra. Il mio insegnante è stato mio padre, lo stesso che ancora oggi cerca di convincermi a studiare musica, ma non ne ho mai voluto sapere. Adesso mi piace dire che suono un po’ di tutto. Tranne il violino. Il violino no, eh.

(continua)

L’intervista: Perché e un altro cosa

Quel che fate, perché lo fate?
Marù: Abbiamo davvero bisogno di un motivo per fare musica?
Barbagiglio: Naturalmente per soldi, ma stiamo anche scoprendo un certo gusto nel farlo.
Barbèrio: E’ stato inevitabile. L’ha voluto il destino. Il mio personale scopo è quello divertirmi e magari strappare un sorriso a chi ci ascolta e guarda.
Barbaghigo: Perché ci son poche cose più appaganti che cantare e suonare in compagnia.
Barbarino: Perchè è la natura umana, è tutto completamente inutile come un sacco di altre cose belle.

Mi pare manchi un batterista. Sbaglio? Se non sbaglio, lo avrete?
Barbagiglio: Ma è certamente un errore il tuo! Se guardi bene non puoi non notarlo… vedi? E’ proprio qui!
Barbèrio: Abbiamo un polistrumentista percussionista e si chiama Barbaghigo.
Barbaghigo: direi che il bello di noi M&BM è proprio quello di essere una band «tascabile», di essere pronti per suonare in una piazza di paese come in un teatro, di essere pronti per prendere un treno con il nostro strumento e suonare in giro per il mondo.
Barbarino: E poi basta con questi gruppi tradizionali, con questi batteristi che fanno casino mentre accordi e occupano tutto il baule dell’auto! Da bassista sento che senza una sezione ritmica fissa siamo costretti ad un arrangiamento versatile e alla pari.
Marù: Abbiamo un ottimo percussionista che basta e avanza. Non mi piace l’idea di una batteria nel gruppo. In conclusione, io un batterista non lo voglio.

(continua)

L’intervista: in generi

Pensate di rifare in semiacustica anche roba tipo Daft punk e Lady Gaga? O qualche pezzaccio anni Ottanta-Novanta? Lo dico perché ‘ste commistioni a me piacciono (la versione di Tori Amos di Smells like a teen spirit o di Rawhide per mano dei Blues Brothers son tanta roba).
Barbèrio: Tendenzialmente sì, ma manteniamo il massimo riserbo per non spoilerare nulla ai nostri numerosi fan.
Barbaghigo:  Sì, è un genere di commistione che amo tantissimo. Con Barbèrio ho già fatto diverse sperimentazioni di questo tipo e non vedo perché non ripetere tutto ciò con i M&BM. Se continui a seguire il nostro canale son certo che ne apprezzerai gli sviluppi.
Barbagiglio: Per Lady Gaga avremmo bisogno di un vestito di carne, ma Marù è vegetariana.
Barberino: Facciamo un maglioncino di barbe per Marù-Gaga?
Io personalmente sono contro la cover precisa precisa. Mi fa tanta tristezza, tanto saggio delle medie.  Penso che le cover siano un bellissimo modo per imparare ad arrangiarsi, uno strumento fondamentale per trovare i propri limiti, osare, e trovare il suono della band. Mi piacerebbe dare l’imprinting su di una canzone che qualcuno scopre tramite noi, vuoi mettere la soddisfazione quando ascolta l’originale e pensa che la cover sia quella?

Farete anche pezzi di gruppi famosi?
Barbèrio: Sì, purché i gruppi siano famosi per aver scritto canzoni da paura.
Barbagiglio: Mi stai dicendo che i Magnetic fields non sono famosi? Corri a confessarti!!
Barberino: A me hanno rotto la minchia le solite November rain – Wonderwall – Knockin on Heaven’s door – Smoke on the water. Fortunatamente gli altri hanno una cultura musicale mostruosa, e tirano fuori delle perle allucinanti.

Roba italiana?
Barbaghigo: Perché no? Certo, i brani originali che proporremo saranno solamente in italiano. Cover in inglese, originali in Italiano.

Generi musicali preferiti?
Marù: Finchè è ancora musica, va bene qualunque cosa. Non ho un genere preferito, alterno periodi. Questo mese indie e rock ‘n roll, ma il mese prossimo potrei anche ascoltare canti gregoriani. Oppure no.
Barbèrio: Preferiti direi rock, folk e indie, ma ascolto tendenzialmente di tutto.
Barbaghigo: indie-rock, folk, rock in stile anni ’60-’70, ma in genere amo tutta la musica fatta con un certo gusto.
Barbagiglio: Rocchenroll!
Barbarino: i miei riferimenti e affetti fondamentali sono i Led Zeppelin, i NOFX e i Weather report, in Italia i CCCP, Battiato e Guccini. Di recente mi hanno fatto sculettare i Ministri e soprattutto Lo Stato sociale, che purtroppo quest’anno si meritava il Nobel e invece. Tra i gruppetti indie mi piacciono i Demoni e l’Officina della camomilla.

(Fanfare. Fine dell’intervista).
Il loro canale Youtube è qui, da cui sono estrapolati un paio di video visibili con un’agile cliccata su continua e poi sulla linguetta «Video».

(continua)

Video

MARU’ E LE BARBE MAGRE / ALL MY LITTLE WORDS (MAGNETIC FIELDS COVER)

MARU’ E LE BARBE MAGRE / COMETS (FANFARLO COVER)

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