In the Aeroplane over the Sea / Neutral Milk Hotel

In the Aeroplane over the sea, capolavoro (sul serio!) dei Neutral Milk Hotel, potrebbe essere uno dei migliori dischi degli anni ‘90. Uscito nel 1998, si può ricondurre al genere Indie Rock con influenze Folk e psichedeliche e Lo-fi, ovvero bassa qualità di registrazione, quasi da demo.
Partorito dal genio di Jeff Magnum (che ancora fa concerti da solista e collaborazioni), l’album è una specie di concept su Anna Frank, scaturito da una fusione dei ricordi d’infanzia del compositore e una lettura del famoso Diario della piccola rifugiatasi in Olanda con la famiglia per sfuggire alle persecuzioni naziste. Lasciamo questo aspetto ai lettori anglofoni, che ne possono leggere qui, ed esaminiamo l’album da un punto di vista soprattutto musicale.
Il disco comincia con la canzone doppia (o forse addirittura tripla) The King of Carrot Flowers. La prima parte è un brano di giusto due minuti con un testo apparentemente demenziale ed un’entrata in atmosfera perfetta combinata alle chitarre classiche, e già si cominciano a sentire gli strumenti che rendono ‘differente’ il sound dei Neutral Milk Hotel: organi, banjo, seghe musicali, trombe, tromboni, corni, zanzitofoni, sassofoni, cornamuse irlandesi e chi più ne ha più ne metta. Le parti 2 e 3 compongono una seconda canzone direttamente connessa alla prima, come del resto tutte le canzoni del disco, nella tradizione del concept resa celebre dai Pink Floyd, e iniziano con un I love you, Jesus Christ (da non vedere come una dichiarazione d’amore a Gesù Cristo, ma come una dichiarazione d’amore a qualcuno – Anna Frank? Una ragazza della giovinezza del compositore? – seguita da un’esclamazione che cita il Messia cristiano). Qui ancora di più si sentono le particolarità lo-fi, i riff classicamente indie, le linee vocali dispersive, le sonorità rese particolari dagli arrangiamenti degli strumenti bizzarri. Segue la titletrack, forse il brano migliore del disco: testo esistenzialista e pessimista, melodie trascinanti e paradisiache compongono uno dei brani più caratteristici del gruppo ed in generale del lato più ‘light’ della musica rock, in alcuni punti commovente o straziante, sempre strabiliante, potentissimo nella sua maniera unica di destrutturare un sogno melodioso. Two Headed Boy è più classica, composta solo da voce + chitarra classica, con un testo anch’esso apparentemente bizzarro, con punti vocali e armonici molto alti. Essa si collega alla strumentale The Fool, suonata da batteria, trombe e tromboni, ritmo di marcia funerea da brividi. Segue Holland, 1945, l’unica canzone in cui il riferimento ad Anna Frank è esplicito, una virata nel rock più duro e commerciale ma assai gradevole, ballabile, potrebbe anche piacere alle nuove generazioni: ebbe successo come singolo. Communist Daughter è molto più triste e corta, sempre accompagnata da tastiere o effetti sonori che rendono l’atmosfera, per poi sfociare in un assolo di tromba, ma un altro paio di maniche è la seguente Oh Comely, da molti considerata il capolavoro del disco, una ballata acustica in crescendo, profondamente angosciosa quasi nel rapporto voce-chitarra, che a punti esplode in melodie che sembra di sentire dal vivo; un brano che quasi estranea dalla realtà. Ghost invece è molto vicina in sonorità alla sesta traccia  ma mette di più in risalto i fiati e la batteria in confronto alla chitarra, che comunque soprattutto verso la fine si sente bene. Segue una canzone priva di titolo (Untitled?) con bellissimi assoli di fiati sopra una melodia chitarristica. Il disco si conclude con Two Headed Boy pt. II, piena di accenni alla prima parte, sia nel testo, sia nelle melodie, ma è il brano più debole del disco e, purtroppo, lo chiude, impedendogli di essere perfetto.

Voto: 9/10

VIDEO: JEFF MAGNUM, IN THE AEROPLANE OVER THE SEA

  

 

VIDEO: TWO HEADED BOY / THE FOOL

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