Il trono di spade: un commento stagione per stagione / Introduzione

ungiocoditroni1

Ho sempre voluto un bene immenso all’HBO. I Soprano è probabilmente la serie tv più compatta e geniale che sia mai stata scritta e messa in scena, The wire (che ho iniziato relativamente da poco) è una serie poliziesca molto originale rivelatasi presto più stratificata e complessa di quanto non possa sembrare all’inizio, Six feet under mi ha fatto piangere più di ogni altra serie, Boardwalk empire è un progetto in costume profondamente intelligente e girato con uno stile impeccabile e di recente anche True detectiveè stata una piacevolissima sorpresa.
Ho invece raramente avuto un buon rapporto con il fantasy. È ovvio che la Terra di Mezzo di Tolkien rivista da Peter Jackson si basa su di un immaginario talmente ampio, colorato e rivoluzionario per la storia degli effetti speciali, dei campioni di incassi e anche solo dell’immaginazione dei giovani (e dei «nerd») da non poter essere definito in nessuna maniera se non ammirevole, ma a parte esso e forse il terzo film della saga di Harry Potter, oltre che, magari, numerose parodie del genere, mi è sempre stato difficile trovare il fascino in un mondo completamente fittizio e spesso senza i riferimenti politici che può avere invece in maniera magari più palese un’opera a sfondo fantascientifico.
Il fatto che esistesse Il trono di spade mi ha perciò sin dall’inizio messo di fronte ad un immenso dubbio, e la sua esistenza mi sembrava quasi un paradosso enorme, quasi come se Eminem facesse un disco in cui non nomina mai sua figlia. Un genere con cui ho dei problemi contro una casa di produzione televisiva che raramente sbaglia un colpo, dunque: di fronte a tale dilemma, ho deciso di procrastinare la visione della serie il più possibile, nonostante ne abbia saputo l’esistenza sin da quando è cominciata la prima stagione. Giusto di recente, ho deciso di dare una possibilità alla serie tratta dalle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin, ed in 8 giorni ho concluso una maratona abbastanza impegnativa di quattro stagioni, composte ognuna da dieci episodi di durata variabile dai 50 minuti all’ora abbondante. Il verdetto è sicuramente positivo, ma ritengo necessario andare in profondità.
(Tutto questo preambolo per dire: anche se non amate il fantasy, vedetevi Il trono di spade. Vedetelo ma…)

ungiocoditroni2

Parto da una nozione abbastanza semplice ed assolutamente personale: Il trono di spade è una serie che forse viene presa troppo sul serio dai suoi spettatori più appassionati. Voglio arrivare con calma al perché penso sia necessario porre con queste parole tale questione, che spiegherò completamente nella conclusione (quarta puntata di questa recensione), e quindi introduco nella maniera più riassuntiva e completa possibile la serie a chi non ne conosce la storia.
Le Cronache del ghiaccio e del fuoco sono una serie, iniziata nel 1996 e ancora non conclusasi, di romanzi scritti dallo scrittore statunitense quasi settantenne George R. R. Martin, che con la sua voce pacioccona, la voluminosa barba e la stazza è diventato a suo modo un simbolo della serie anche più delle facce degli attori che ne interpretano i protagonisti. La saga, alla sua conclusione, sarà composta da sette romanzi, dei quali i primi cinque sono già usciti e sono popolari in tutto il mondo. Tantissimi personaggi, un mondo immenso con una mitologia tutta sua, una grande complessità di base nell’originalità con cui vengono trattate le tematiche principali: insomma, la saga era pronta per un adattamento video. Una saga di film probabilmente sarebbe stata troppo ardua da comporre, considerando come ci sia stato il bisogno di eliminare molte cose anche solo dai romanzi della Rowling per i sette film di Harry Potter, considerando che i libri della narratrice inglese in media non durano lontanamente quanto i libri di Martin (l’ultimo della saga ad essere uscito, A dance with dragons, conta 1040 pagine): si spiega quindi la decisione di David Benioff, lo scrittore di La 25° Ora (2002) e della sceneggiatura dell’eponimo film di Spike Lee uscito lo stesso anno, e Daniel B. Weiss di scriverne un adattamento televisivo sotto la protezione dell’HBO, il canale americano che sta in assoluto meno attento alle censure e agli eccessi in violenza e sesso, così da poter dare più libertà possibile agli sceneggiatori nel seguire la prosa esplicita di Martin.
Il primo episodio è andato in onda il 17 aprile 2011. Esso e l’episodio successivo sono stati diretti da Tim Van Patten, mentore di alcune serie HBO e regista di alcuni tra gli episodi migliori di I Soprano, The wire e Boardwalk empire e da lì in poi c’è stato un susseguire di registi più o meno noti, tra i quali Neil Marshall, la mente dietro l’ottimo horror The descent (2005), come regista di due episodi completamente dedicati a battaglie tra due fazioni, dimenticando le decine di sottotrame attorno ad esse – due tra gli episodi migliori di tutto Il trono di spade, aggiungo. Il successo è stato immediato ed è in continuo crescendo: Il trono di spade è la serie tv fantasy di maggior successo della storia, la serie tv più scaricata illegalmente online di sempre ed ogni stagione ha un numero di ascolti più alto della precedente. La serie ha molteplici fan sia tra chi conosce la saga sia tra chi invece non ne ha mai letto una parola come il sottoscritto.

ungiocoditroni3

Una delle cose più importanti del Trono di spade è sicuramente il fatto, da non trascurare, che la saga non si è ancora conclusa e George R. R. Martin, che ha scritto la sceneggiatura di un episodio per ogni stagione, sta attualmente lavorando al suo sesto libro. È un caso più unico che raro, questo, in cui, a quel che ho capito, la saga televisiva e la saga cartacea si influenzano in continuazione: Benioff, Weiss & co. non possono scrivere niente senza l’approvazione di Martin, ovviamente, essendo questi ancora in vita, ma a volte si fanno influenzare così tanto da mettere suggerimenti o spiegazioni di eventi che nella saga dei romanzi non erano ancora stati scritti o da far morire personaggi che nelle Cronache sono ufficialmente ancora in vita. Questa situazione forse non è spiegabile se non come un’evoluzione delle necessità multimediali nel presente di fronte all’opera di finzione: appena esce un film di successo, presto escono anche videogiochi e compagnia bella, oppure Doctor Who e altre serie escono insieme agli audiolibri o ai libretti dei fan ad essi riferiti, in continuazione, o ancora escono degli anime e allo stesso tempo dei manga che raccontano la stessa storia – o eventi sconnessi con gli stessi personaggi (penso, per esempio, a Kill La Kill).
E qua ci ritroviamo davanti ad una serie tv capace di influenzare il contenuto della serie di romanzi da cui è tratta, cominciata quindici anni prima della serie tv, e questo probabilmente solo perché George R. R. Martin partecipa all’adattamento televisivo dei propri romanzi, non solo come sceneggiatore ma anche come co-produttore esecutivo. La fama della serie tv aiuta anche il successo della serie di romanzi e viceversa. E perché ciò non è successo anche con Harry Potter, altro caso di adattamento video di una saga durante la continuazione della saga stessa, con l’autrice ancora in vita? Forse semplicemente perché la saga della Rowling è cominciata in anni diversi, prima degli anni ’10, nei quali la necessità di un rapporto multimediale tra lo spettatore/lettore e il prodotto d’intrattenimento si sente sempre più minaccioso.

ungiocoditroni4

Detto ciò, mi avventuro (avventurerò, nelle prossime puntate) in una recensione mediamente dettagliata che vada in profondità nelle stagioni (che non sono tratte precisamente ognuna da un libro, anzi la terza e la quarta girano attorno al terzo romanzo e tutte le stagioni contengono anche elementi narrativi di altri romanzi della saga oltre a quelli «ufficiali» da cui sono tratte) e negli episodi singoli, magari senza esagerare. Attenzione alle anticipazioni guastatrici, che cercherò di tenere al minimo. Ho guardato Il trono di spade in inglese quindi userò la terminologia e la mitologia della serie riferendomi ai suoi elementi con i nomi nella lingua originale o con la loro traduzione letterale.
A mercoldì (aggiornamento: qui).

7isLS

Taggato . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *