Il sene e l’enfante / Il vecchio e il bambino

N132

(Traduzione curata da Mastro Giulio di Il vecchio e il bambino di Francesco Guccini – cliccare sul titolo per il testo originale)

Ecco un’altra traduzione di carme d’italica penna, ad opera del felsineo cantor che ci parla delle età che finiscono, di tempi che non tornano e di passaggio tra generazioni in un clima da post-catastrofe.
IL SENE E L’ENFANTE.

Un sène[1] strinse la man a un enfante
e ‘nsembre[2] verso al vespro se ne giron;
scarlatte polvi agitava Zefìro
e Febo d’insincero era brillante.

Quel pian parea confin non contenere
se non ove la vista giugner puote;
le lande d’humana presenza vòte
torri d’intorno avean di fumo nere.

Mentre andavan e ‘l dì riponea ‘l manto,
parlava e lacrimava il sene ‘nsieme.
L’alma distante e i rai[3] molli di pianto,
rammentava altri dì, d’antica speme.

Ché Crono senescenza usa oltraggiare
e annebbia ‘l discerner vero e visione:
grava lo carco d’anni sul cuitare[4],
tra ‘l vero e ‘l falso scema distinzione.

Lento era ‘l dir del sène e lunge ‘l guardo:
“Or fingi nel pensier messi ubertose[5]
che quivi ricovrian col pom gagliardo
e ‘l fior, colori e voci melodiose.

E in esto pian, fin ove vola ‘l guardo,
sovrano era ‘l silvano verdeggiare,
donava Giove pluvia, e Febo tardo
era giammai le etadi ad indicare”.

Rapito era l’enfante, e avea velato
l’ocello su le cose che finora
giammai vedute avea, poi trasognato
“Oh dilettose storie” disse, “ancora!”.
*******

[1] Uomo anziano. [2] Insieme. [3] Occhi. [4] Ragionare. [5] Ricche, abbondanti.

Informazioni su Mastro Giulio

Nacqui, conobbi la letteratura, conobbi il rock'nroll, li fusi.
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