Il picnic

Picnic-in-Provence-by-Jenny-Muncaster

Lettore, leggi il testo sotto. Poi tocca a te. Sei invitato ad andare oltre il testo leggendolo come un’allegoria. Non c’e’ un’unica soluzione. Vanno bene tutte le chiavi, pur che aprano verso significati nuovi. Inviami la tua risposta entro lunedì prossimo. Le letture più belle saranno pubblicate nella vetrina. Alla fine dell’anno 2013 si vincono altri tre libri (i primi tre son già stati spediti), assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.
(Limmagine sopra è un dipinto di Jenny Muncaster, intitolato
Picnic in Provenza).

Carla Muschio
Scrivimi e visita il mio sito

Marina era una ragazza originale. Per il suo compleanno, che era in un bel giorno di maggio, invitò gli amici a un picnic nel parco. Ciascuno doveva portare qualcosa. Marina portò solo una grande tovaglia, tovaglioli e una gigantesca torta con le candeline, un regalo dei suoi genitori. I ragazzi erano una ventina. Senza che si fossero messi d’accordo, la distribuzione casuale della fantasia li portò ad avere un po’ di tutto. Tramezzini, panini, un’insalata di riso, biscotti fatti in casa, salame (mancava il coltello, ma poi venne procurato), un’insalata di wurstel, una torta rustica agli spinaci, cioccolato. Un’amica aveva portato dei lecca lecca artistici per il dopopranzo, che vennero molto sfruttati nelle foto.
Luciana da una settimana era a dieta, come lo sono molte adolescenti. Da quando aveva deciso di perdere due chili prima dell’estate, stava attenta a tutto. Era stata lei a fare e portare al picnic la torta rustica «dietetica», per essere sicura di avere qualcosa di leggero da mangiare. Infatti, quando tutti i cibi furono ben disposti sulla tovaglia, Luciana incominciò col prendere una fetta della sua torta, anche per vedere se era riuscita bene.
Nel vociare allegro del pasto sull’erba i ragazzi facevano onore alla ricca offerta gastronomica con l’appetito della gioventù. Solo Luciana esitava. Tutto ciò che vedeva sulla tovaglia le appariva come una trasgressione alla sua dieta. Prese un’altra fetta della sua torta, poi una terza. Mario, che era invaghito di Luciana e la teneva d’occhio, le disse:
– Luciana, sai cosa si dice in Calabria di quelli come te? ‘O ciuccio lo porta, ‘o ciuccio se lo magna.

Taggato . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *