Il papa

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Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire).

Carla Muschio
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Lancillotto e Ginevra sono amanti da sempre e tutti a corte, compreso re Artù, lo sanno o lo intuiscono. Nel fondo del loro cuore tutti ammirano il loro amore, ecco perché non li intralciano. Invece i cavalieri Agravain e Mordred odiano Lancillotto e tramano per la sua distruzione. Una sera in cui Artù è appena partito per la caccia essi spiano Lancillotto mentre entra nella camera della regina. Poco dopo, accompagnati da altri cavalieri, bussano alla porta intimandogli di aprire: essi sanno che lui è lì. Gli amanti si abbracciano teneramente, temendo che questo sia il loro ultimo convegno, poi Lancillotto apre la porta. Fa entrare un solo cavaliere e la richiude. Con la sua forza, gli strappa le armi, poi riapre la porta e, con la spada conquistata, sbaraglia gli assalitori. Agravain muore, Mordred è ferito.
Lancillotto propone a Ginevra di rifugiarsi con lui nel suo castello di Joyous Guard per sfuggire al re e vivere in libertà il loro amore, ma lei non accetta. Rimane ad attendere il giudizio di Artù che, ragguagliato da Mordred, la condanna al rogo. Lancillotto si è tenuto nascosto nelle vicinanze del luogo dell’esecuzione. Quando la povera Ginevra sta per essere messa sulla pira, egli giunge con sorpresa di tutti, ferisce e uccide molti cavalieri, fa montare in sella la sua amata e corre con lei al suo castello. Artù, che ama profondamente la regina, è felice di saperla salva, ma non sa fermare il corso degli eventi. Sollecitato dai cavalieri ostili a Lancillotto, va ad assediare il suo castello. Ogni giorno si combatte e ci sono perdite da ambedue le parti, senza che una delle due abbia la meglio sull’altra. In uno dei giorni dell’assedio Lancillotto e Artù si parlano, da lontano. Il primo ribadisce l’innocenza sua e della regina, il secondo lamenta la perdita della moglie, dell’amico e della vita di tanti nobili cavalieri. Eppure l’assedio continua.
Quando la notizia di questi eventi raggiunge il Papa a Roma, questi decide di intervenire con il peso della sua autorità ponendo fine alla violenza con un messaggio di misericordia, scritto in una bolla e affidato a un vescovo. Il vescovo parlamenta con le due parti e ne ottiene il consenso: Lancillotto restituirà Ginevra ad Artù, che si impegna a dimenticare ogni amarezza passata amandola di fresco amore. Anche l’amicizia tra Artù e Lancillotto è ripristinata.
Con solenne corteo Ginevra ritorna dal marito e grande è la commozione di tutti.

La variante

Arturo è un conservatore dei Musei Vaticani, addetto all’arte greca antica. È un laico, sposato a Valentina, donna di invidiabile bellezza e fascino. Al museo i pettegoli dicono che Valentina da tempo ha un legame amoroso con Monsignor Lanci, un altro dipendente del museo, conservatore delle tele del Cinquecento italiano. Non tutti vedono male questo legame, peraltro non dimostrato, dato che gli amanti sono assai cauti nei loro incontri. Il marito poi, Arturo, sembra sordo a ogni voce che vorrebbe indurre in lui il sospetto. Ora Monsignor Lanci sta preparando una mostra, “Il simbolo della conchiglia dall’antichità all’era cristiana”. Si riunisce un comitato e Lanci presenta l’elenco delle opere che vorrebbe inserire nella mostra, che comprende alcuni pezzi di arte antica.
L’indomani Arturo sta esaminando questo elenco quando gli si avvicina un suo collaboratore, che gli parla chiaro.

– Da noi in Sicilia uno come te lo chiamano cornuto, lo sai? Come puoi collaborare con Lanci, quando tutti sanno che ha una tresca con tua moglie?

Arturo cade dalle nuvole, o simula di cadere dalle nuvole. Però ormai gli è entrata la pulce nell’orecchio.
A casa la sera fa un gesto ardito che mai gli era venuto in mente in vita sua. Valentina sta parlando al telefono fisso, sul tavolo è rimasto il suo cellulare. Arriva un messaggio e Arturo lo legge. Dice: “Stella stellina la notte s’avvicina”. Un messaggio innocente, ma è il mittente a preoccupare Arturo: si tratta di Monsignor Lanci.

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