Il pane e la sassata

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«Ci sta il pane e la sassata» è un modo di dire toscano, per lo meno d’area tirrenica, che indica la possibilità che a una richiesta, in origine di cibo, si possa ricevere in risposta quanto dimandato oppure si possa venir scacciati in malo modo da qualche cauterio. E da questo modo di dire nasce il titolo dapartico conferito (come i titoli dei paragrafetti, sempre di mano dapartica) a una lettera appello che rimbalza qui, con ritardo di una settimana e spicci, scritta dal teatrante (autore e attore) Andrea Gambuzza, uno talmente bravo che compare qui nonostante sia di Livorno.
Il testo è stato pubblicato su un quotidiano locale («La nazione»), e riguarderebbe una questione locale: non fosse che anche troppo questa situazione è paradigmatica di mezza Italia, e questo solo perché nel resto della nazione va quasi sempre peggio. Poche le lodevoli eccezioni, che esistono; ma poche dovrebbero essere le biasimevoli eccezioni come quella qui descritta, e non viceversa.
Siam fatti della stessa materia di cui son fatti i sogni, diceva più o meno il Bardo; ma certa politica è fatta della stessa materia di cui son fatti gli auguri che tutti i teatranti conoscono, ahinoi.

Dibattersi

Mi chiamo Andrea Gambuzza e sono un professionista dello spettacolo, nato e residente a Livorno.
Come altri colleghi operatori, ho partecipato lo scorso venerdì 26 luglio al dibattito tenutosi alla Festa Democratica, riguardante il travagliato settore della cultura, al quale erano presenti alcuni esponenti di rilievo nell’ambito culturale regionale e locale.
Dopo una prima panoramica sull’indotto culturale nazionale, il discorso giocoforza si è portato sulla situazione che vede protagonista il nostro controverso comune. Michele Cheli, portavoce di quel movimento «Arte Esistenza» che è riuscito a coinvolgere una cospicua parte della cittadinanza nella della tre giorni di manifestazioni spontanee organizzate sulle questioni inerenti l’arte, i suoi luoghi e le sue infrastrutture in ambito comunale, ha esposto punto per punto una serie di dati  inoppugnabili e di interrogativi, chiedendone di conto alle istituzioni presenti.
Per tutta risposta, dapprima il Presidente del Conservatorio, il Prof. Giulio Cesare Ricci, rimette al suo posto il giovane con un’arringa che si potrebbe sintetizzare con: «Intanto dimostra che sai fare qualcosa, poi ti potrai permettere di criticare la politica!»; in seguito, il sindaco Cosimi azzera la istanze sollevate, raccontando agli astanti la sua versione dei fatti, ovverosia che la giunta ha sempre lavorato al meglio e le uniche colpe di disfunzione del sistema culturale cittadino sono da attribuire alle scelte sciagurate operate dal parlamento ed alla ritrosia dei privati nell’accollarsi investimenti e rischi d’impresa in ambito culturale.
Mi domando a questo punto: viste le modalità muscolari che hanno dimostrato di voler assumere, nel contesto sopra descritto, le nostre istituzioni nel rispondere ai disagi manifestati dalla collettività, quali sono, se ci sono, gli strumenti democratici che abbiamo noi cittadini per far sentire la nostra voce e veder cambiata, possibilmente in meglio, la qualità dell’operato dei nostri amministratori?

Fiondarsi

Chiedo pubblicamente al Partito Democratico, che ha ospitato l’incontro e che regge da anni le fila della nostra città, se possa essere accettabile o meno una fine così sterile, per un dibattito a mio avviso invece così indispensabile.
Si sono accusati i privati di non fare abbastanza, dimenticando forse gli interventi organizzati in totale autonomia da parte di artisti come Pesce Fresco e Valerio Michelucci (vedi La Bomba di piazza Cavallotti), oppure realtà quali il Centro Culturale Vertigo, Il Grattacielo, il Cinema Kino D’Essai, il Cral ENI e mi scuso per quelli che possa aver escluso, che conducono quotidianamente una battaglia per la propria sopravvivenza.
I segni di degrado culturale in cui versa la nostra città sono sotto gli occhi di tutti: che l’amministrazione non faccia in modo efficace il proprio dovere, non è un’opinione avventata e giovanilistica, è un dato di fatto.
Chiedo al Partito Democratico, nella persona del segretario De Filicaia, della responsabile della cultura Sarah Bovani e a tutti coloro che vorranno contribuire al dibattito, di dare un segno di vitalità e di responsabilità, di dimostrare se ancora è in grado di portare a termine la sua funzione democratica svolgendo quindi il ruolo di catalizzatore e, perché no, di garante, tra i cittadini e l’azione politica.
La sensazione è quella di essere soli, con una fionda in mano, a fronteggiare un titano. Ci accontenteremo di dare ogni tanto, al Golia di turno, una liberatoria pedata nello stinco.

Andrea Gambuzza

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