Il pacchetto

Lettore, leggi il testo sotto. Ora tocca a te. Sei invitato ad andare oltre il testo leggendolo come un’allegoria. Non c’e’ un’unica soluzione. Vanno bene tutte le chiavi, pur che aprano verso significati nuovi. Inviami la tua risposta entro lunedi’ prossimo. Le letture piu’ belle saranno pubblicate nella vetrina. Alla fine dell’anno si vincono tre libri, assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.

IL PACCHETTO

Anna era andata a fare la spesa al supermercato. A casa prima di uscire aveva preparato la lista, ma una volta lì aveva comperato qualcosa in più. I negozi che ti fanno girare per tutte le corsie per trovare quello che ti serve lo sanno bene. A freddo non ti viene in mente che sta finendo il detersivo per la lavatrice, ma quando te lo vedi lì davanti te ne ricordi e lo comperi. Poi c’erano state le arance, che erano in offerta speciale in sacchetti da tre chili tre euro: irresistibili. Arrivata alla cassa si rese conto che oltre la barriera non c’era ad aspettarla il carrello che usava per trasportare fino a casa la spesa grossa. Ma certo, non l’aveva preso perché si proponeva di comperare poca roba. Ora però, col fustino e le arance, sarebbe stato utile. Meno male che aveva le borse. Almeno quelle erano in abbondanza. Teneva molto Anna a non usare i sacchetti dei negozi ma le sue borse di tela, una più bella dell’altra, ciascuna di loro il ricordo di una storia, una persona o un luogo. Le teneva ben piegate dentro la più bella e grande tra loro, così bella che merita una descrizione. Gliel’avevano inviata addirittura dall’India come regalo di compleanno, per pacco postale. Era di solida juta a larghe strisce color corda, senape e arancio pallido, molto capace perché si apriva a parallelepipedo con un fondo ampio. I bordi erano decorati con un ricamo giallo e arancio e nei manici quegli stessi fili gialli e arancio si intrecciavano su ciascun lato in un cordoncino. I due cordoncini, che tendendosi chiudevano la bocca della borsa, erano uniti in tre punti da un intreccio decorativo, sempre negli stessi colori. Forse solo in India sanno dedicare tanto amore anche a un’umile borsa della spesa. Uscendo di casa, Anna aveva preso la borsa indiana con tutto il suo contenuto ed ora le svariate altre borse, ben piegate al suo interno, risultavano utili. Distribuì gli acquisti per peso e fragilità e uscì dal supermercato.
Gli acquisti pesavano. Meno male che la borsa indiana si poteva mettere sulla spalla, così le restava libera una mano per stringere la cinghietta del fustino.
Anna fece cento metri, poi appoggiò le borse a terra per riposarsi. Guardando oziosamente i passanti vide venirle incontro Maurizio. Era un conoscente più che un amico. Erano stati compagni anni prima in un corso serale di inglese. Un paio di volte erano usciti insieme agli altri compagni, si erano scambiati i numeri di telefono, ma poi la conoscenza non era mai sbocciata in un’amicizia.
Anna fece un cenno col braccio, Maurizio la vide e si fermò. Dissero due parole, poi Anna propose:
“Dai, non stiamo qui al freddo. Vieni a casa che ti faccio un caffè.”
Anna si rimise sulla spalla sinistra la borsa indiana. Sollevò il fustino con la mano destra facendo una smorfia di fatica. Maurizio si sentì spinto ad alleviarla del peso.
“Lascia, faccio io.”
Ora era lui ad essere carico. Anna, con in spalla solo la sua borsetta da una parte e la borsa indiana con le uova e l’insalata dal’altra, aveva dimenticato ogni peso. Infatti le venne in mente che non sarebbe stato male comperare del pane.
“Maurizio, ti dispiace se entro un minuto dal panettiere? A casa non ho niente di dolce.”
Maurizio stava incominciano a sentire la fatica dei pesi che trasportava e non vedeva l’ora di arrivare a casa di Anna, ma non seppe dire di no.
Anna comperò un quarto di torta da mangiare con Maurizio e un chilo di pane, già che c’era. Maurizio aspettava mitemente fuori.
“Maurizio, mi terresti il pane? Nella borsa non ci sta e ho bisogno di una mano per la torta.”
Fu aperta un’altra borsa di tela e l’amico si caricò anche del pane.
Per fortuna dopo poco arrivarono a casa di Anna. Maurizio non vedeva l’ora di raggiungere la cucina e alleggerirsi di tutte le borse. Oltretutto, da qualche minuto era sulle spine perché doveva soffiarsi il naso e non osava esporre il suo problema, far fermare Anna, appoggiare le borse e liberarsi del disagio.
Meno male che almeno l’amica preparò un caffè buono e la torta, era alla crema.

Carla Muschio
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